23 febbraio 2012

Obesità: il sonno può aiutare a combatterla

L’obesità è stata catalogata come l’epidemia del ventunesimo secolo e oggi come oggi colpisce oltre un miliardo di persone in tutto il mondo. I problemi che porta con se non si riflettono solo nell’aspetto estetico ma anche sulla salute generale, facilitando l’apparizione di diverse malattie come il diabete o l’infarto cardiovascolare.

Normalmente i medici raccomandano come trattamento principale contro l’obesità, di mantenere una dieta equilibrata e fare esercizio fisico ma, recentemente, nuovi studi apportano nuove informazioni suggerendo che anche il sonno adeguato e regolare potrebbe aiutare a mantenere il peso corporale.

I risultati della ricerca pubblicati dalla rivista Sleep, raccolgono il lavoro di alcuni scienziati della Columbia University, nel quale è stata analizzata la relazione tra il sonno e l’indice di massa corporea di 9.558 persone. I risultati suggeriscono che quanto meno le persone dormono (una media di 5 ore per notte) tanto più queste sono di un 60% più obese rispetto alle persone che dormono almeno 7 ore a notte.

Seguendo la stessa linea di pensiero in merito alla relazione tra obesità e sonno, un’altro studio realizzato nel Regno Unito, questa volta coinvolgendo dei bambini, ha evidenziato che i piccoli che dormivano meno del necessario dai tre anni in su, avevano maggiori possibilità di soffrire di sovrappeso una volta raggiunti i sette anni.

Sempre in proposito, la professoressa Van Cauter dell’Università di Chicago, ha realizzato uno studio simile con il quale ha valutato i livelli ormonali di leptina di un gruppo di giovani (la leptina è l’ormone relazionato con la sensazione di sazietà) e i livelli di grelina (legata alla sensazione dell’appetito). A 12 giovani maschi venne ridotto l’orario di sonno a solo 4 ore per due giorni consecutivi comparandoli con un’altro gruppo di giovani che dormirono 9 ore per notte. Come risultato, si ottenne un aumento dei livelli di leptina del 18% e di quelli della grelina del 28% nei giovani che erano stati privati del sonno; in questo modo si erano mostrati più affamati evidenziando una preferenza per i carboidrati e il rifiuto per la frutta e la verdura.

Pertendo da questi studi molti ricercatori hanno concluso che la relazione tra il sonno e l’obesità sia dovuto a una sovrapposizione dei sistemi cerebrali che regolano l’appetito e il sonno, nello specifico nell’ipotalamo e nella produzione del neurotrasmettitore prexina.

A corroborare questa ipotesi viene uno studio realizzato da ricercatori dell’Università di Yale, che ha mostrato come i neuroni prexinici posseggano una bassa soglia di attivazione, così che la mancanza di cibo durante la notte attiva la formazione di nuove sinapsi che li stimola nel tentativo di cercare cibo. D’altra parte, da uno studio realizzato da Burdakov presso la Faculty of Life Sciences di Manchester, si è potuto rilevare la funzione della prexina nella regolazione del sonno, soprattutto nel sonno pomeridiano, dove si dimostra che il glucosio blocca i neuroni che producono prexina e spiegando così perchè abbiamo sonno dopo avere mangiato.

In questo modo, anche se è molto recente e con pochi seguaci, questa teoria trasforma il sonno abituale in un ulteriore indicatore nel controllo del peso coporeo.


Fonti:
Gangwisch, J.E. et Al. (2005) Inadequate sleep as a risk factor for obesity: Analyses of the NHANES I. Sleep; 28: 1217-1220.
Burdakov, D. et. Al. (2005) Physiological Changes in Glucose Differentially Modulate the Excitability of Hypothalamic Melanin-Concentrating Hormone and Orexin Neurons In Situ. The Journal of Neuroscience; 25(9): 2429 –2433.
Spiegel K, et. Al. (2004) Sleep curtailment results in decreased leptin levels, elevated ghrelin levels and increased hunger and appetite. Annals Int Med; 141(11):846-50.

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Jennifer Delgado Suárez

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