8 febbraio 2012

Memoria eidetica: mito o realtà?

Forse tutti abbiamo sentito storie sorprendenti in merito alla memoria eidetica, ma la memoria eidetica esiste davvero? Può davvero una persona ricordare nei minimi dettagli una determinata situazione un paesaggio o un oggetto? Anche se molti specialisti affermano che la memoria eidetica sia solo un mito, esistono alcuni ricercatori che hanno preso l’impegno di dimostrare che questa capacità è rara ma reale.

Nel 1964 Ralph Haber, ha condotto uno studio in una scuola elementare e ha identificato come approssimativamente il 4% dei bambini al di sotto dei 5 anni, possedeva una sorta di memoria eidetica. Tuttavia, l’obiettività con la quale questo ricercatore ha valutato i piccoli, viene messa in discussione.

In seguito nel 1970, Charles Stromeyer, uno scienziato dell’Università di Harvard, ha pubblicato un articolo sulla rivista Nature, nel quale nominava una studentessa che possedeva una capacità fuori dal comune. Questa giovane era in grado di osservare schemi di punti casuali che includevano fino ad un massimo di 10.000 punti, e ricordarli. Ma la parte più sorprendente è che il giorno dopo era in grado di osservare altri schemi di punti totalmente nuovi e casuali e ricostruire entrambe le immagini fondendole e formando così una figura tridimensionale.

Anche se questa sembrava essere la prova definitiva dell’esistenza della memoria eidetica, alcuni dati seguenti contribuirono a screditare questa capacità. Nel 1979 il ricercatore John Merritt pubblicò vari annunci nei quotidiani nazionali alla ricerca di persone che avessero una memoria così straordinaria da paragonarsi a quella del caso Stromeyer, ma non si presentò nessuno che fosse in grado di realizzare anche solo qualcosa di lontanamente simile. In seguito, accadde che lo stesso Stromeyer si sposò con la sua studentessa, impedendo al resto della comunità scientifica di replicare gli stessi esperimenti che aveva fatto lui. A questo punto, molte persone sospettarono che quello che veniva considerato come l’esempio irrefutabile dell’esistenza della memoria eidetica, potesse essere stato solo un trucco organizzato furbescamente.

Tuttavia, questo non è l’unico caso conosciuto di memoria eidetica.Il caso di un giovane autistico conosciuto come “la macchina fotografica” per la sua capacità di ricordare i dettagli di paesaggi e in seguito dipingerli, è già stato descritto nell’articolo: “memoria eidetica: un caso straordinario”.

Un’altro caso di memoria straordinaria è quello di Kim Peek, il personaggio che ha ispirato il famoso film “Rain Man” con Dustin Hoffman, il quale poteva memorizzare ogni pagina di circa 9.000 libri e, inoltre, leggere ogni pagina con una velocità tra gli 8 e i 12 secondi, dato che ognuno dei suoi occhi si muoveva in modo indipendente su ogni pagina.

Ma...va sottolineato che non è la stessa cosa possedere una buona memoria che avere una memoria eidetica. La memoria eidetica è simile ad un’immagine nitida che manteniamo dopo alcuni minuti che abbiamo visto il contesto o l’oggetto e, in seguito ci permette chiudendo gli occhi di recuperare l’immagine per intero come se fosse di fronte ai nostri occhi di nuovo. La buona memoria, soprattutto per i numeri e il testo, normalmente non include questa capacità.

Alcuni specialisti offrono una prospettiva elegante: la memoria deve essere compresa come uno spettro, alla fine del quale, da un lato si trova l’amnesia e dall’altro la memoria eidetica. Come è facile immaginare, la maggioranza di noi si trova in un punto intermedio e solo una piccola parte di noi sviluppa una memoria prodigiosa per i numeri, le immagini, i nomi, i volti e la musica.

Searleman, un professore della St. Lawrence University, afferma inoltre che i ricordi delle persone con memoria eidetica non sono sempre perfetti al 100%, dato che molto spesso si aggiungono dettagli o si variano alcuni punti della scena o dell’oggetto, aumentandoli o riducendoli di dimensioni. Searleman sostiene inoltre che questo tipo di memoria è più comune nei bambini e negli anziani (fatto accettato dalla comunità scientifica) perchè i giovani e gli adulti tendono a verbalizzare in ogni momento, per questo motivo la possibilità che si formi il ricordo viene ostacolata dal linguaggio.

Ad ogni modo, questo stesso psicologo, afferma che la memoria fotografica (quella che ricorda tutta la situazione nei minimi dettagli per un lungo periodo di tempo), non esiste dato che la memoria di per se è un processo di ricostruzione e non di semplice immagazzinamento.

Con lo sviluppo della tecnologia, nuove ricerche sostentate dalla neuroimmagine, hanno tentato di fare luce sul fenomeno della memoria eidetica. Lopez-Aranda afferma che l’azione di una proteina regolatrice: RGS-14, può modificare la memoria a breve per trasformarla in memoria di lungo periodo. Come è possibile supporre, questi risultati hanno suscitato l’interesse del mondo della comunicazione, ma non sono stati ben accolti dalla comunità scientifica che tuttora attende ulteriori prove.

Oggi come oggi, il dibattito in merito alla memoria eidetica continua. Qualcuno, non mi ricordo neppure chi e dove, ha sintetizzato poeticamente in questo modo la ricerca che la scienza fa nelle profondità della memoria umana: “La memoria fotografica forse resterà per sempre l’unicorno della Psicologia mentre la memoria eidetica è un pony alla ricerca delle sue ali”.

Fonti:
Lopez-Aranda, M. et. Al. (2009) Role of Layer 6 of V2 Visual Cortex in Object-Recognition Memory. Science; 325(3): 87-89.
La Brecque, M. (1972). Photographic Memory. Leonardo, 5: 347-349.

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Jennifer Delgado Suárez

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