15 febbraio 2012

Il gene della paura

La paura è una delle emozioni che provoca enormi effetti fisiologici sulle persone; associata a sensazioni di disgusto e all’angustia, è un’emozione che può mettere in allerta ma anche paralizzare di fronte ad una situazione inoffensiva. Possiamo provare paura di fronte a un animale, su di un aereo, o più semplicemente possiamo sperimentare la paura del cambiamento. Le origini della paura sono diverse tanto quanto sono diverse le persone.

Fino a poco tempo fa si credeva che la paura fosse un’emozione unicamente psicologica e che si poteva combattere nei casi estremi con particolari terapie psicologiche. Tuttavia, recenti studi realizzati da scienziati dell’Università della Columbia e di Harvard, ci suggeriscono che esisterebbe un gene che causa la paura.

La scoperta fu ufficializzata dalla rivista Cell, nella quale questi ricercatori menzionarono l’esistenza di una via cerebrale biochimica che gestisce le impressioni nella memoria, di esperienze relazionate con situazioni che causano paura. Secondo questo studio, il gene codificherebbe una proteina che inibisce l’azione del circuito dell’apprendimento della paura nel cervello.

Per corroborare questa teoria, i ricercatori hanno applicato una tecnica che gli ha permesso di isolare e comparare geni di cellule individuali denominate: “Esami genetici di ricerca differenziale in biblioteche di DNA cellulare”. Con questa tecnica si sono utilizzate cellule di roditori e si sono comparate la loro attività genetica con l’attività delle cellule del nucleo laterale. In questa comparazione sono sorti due geni candidati all’apprendimento della paura.

Studi seguenti hanno determinato che il gene Grp (Peptide liberatore di gastrina), con una inusuale distribuzione cerebrale, agisce come neurotrasmettitore, raggiungendo alte concentrazioni nel nucleo laterale e in altre regioni cerebrali che si relazionano con i canali uditivi e l’amigdala. In questo modo, il team di studiosi ha potuto dimostrare che questo gene si esprime attraverso i neuroni eccitatori principali e che il recettore è ugualmente espresso dagli interneuroni inibitori.

Per giungere a queste conclusioni, il team di ricercatori ha preparato dei roditori che non erano portatori del gene Grp, e altri roditori che lo avevano. L’allenamento è consistito nell’associare un suono neutrale iniziale con una dolorosa scarica elettrica. In questo modo, i roditori con il gene Grp, apprendevano rapidamente che il suono iniziale avrebbe preceduto la scarica elettrica; tuttavia, i roditori con il gene inibito, non dimostrarono nessuna sensibilità di fronte al dolore, e non mostrarono nessuna paura crescente istintiva di fronte al suono neutro.

I ricercatori a questo punto hanno conlcuso che almeno nei roditori, un gene sarebbe in grado di modulare la presenza della paura acquisita, della paura istintiva e della paura patologica. Gli studiosi affermano che questa scoperta potrebbe condurre alla scoperta di farmaci più efficaci nel trattamento della depressione, del panico, dei disturbi di ansia generalizzata e l’ansia cronica.

Naturalmente, a questo proposito resta ancora un lungo cammino da percorrere, e sebbene possiamo avere scoperto un gene alla base della paura, la capacità autoregolatrice umana resta comunque da non disdegnare. Per questa ragione osservo sempre con molta diffidenza gli studi realizzati su animali che poi si pretende estrapolare agli umani. Tuttavia, l’idea può risultare tentatrice: forse le persone conosciute per essere “paurose” sperimentano una forte manifestazione di questo gene mentre le persone che “azzardano” presentano un’inibizione del Grp...futuri studi faranno sicuramente luce su questo...

Fonte:
Shumyatsky, G.P. Et al. (2005) Stathmin, a gene enriched in the amygdala, controls both learned and innate fear.Cell, 123: 697-709.

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