28 novembre 2011

Tatuaggi e piercing: segnali di autolesionismo?

I tatuaggi e i piercing corporali sono una moda che si estende ogni giorno sempre di più, soprattutto tra i più giovani. Le motivazioni che conducono a realizzarsi questi cambiamenti corporali sono molto varie, tuttavia, alcuni affermano che il dolore che si prova durante le sessioni in cui viene applicato un piercing o un tatuaggio procuri un certo sollievo ai problemi emotivi, mentre altri affermano di provare semplicemente piacere nel contatto del metallo con la pelle.

Secondo Stirn e Hinz, psicologi delle università di Francoforte e Lipsia, in alcuni casi questa moda può essere messa in relazione con un desiderio occulto di autolesionismo. Questa teoria sarebbe suffragata dal fatto che ultimamente i tatuaggi per scarificazione e il branding, antiche pratiche già in uso ai tempi dei Maya e in altre culture antiche, stanno riconquistando popolarità.

Per chi non sa ancora di cosa si tratti, il tatuaggio per scarificazione è una delle tecniche più antiche e consta nel praticare delle incisioni nella pelle che seguono un preciso disegno e che, una volta rimarginate, lascino una cicatrice dalla forma del disegno desiderato. Il tatuaggio di tipo branding offre gli stessi risultati ma con un metodo diverso; la cicatrice si ottiene applicando sulla pelle uno stampo metallico precedentemente arroventato.

Entrambi i procedimenti sono lenti e dolorosi dato che si tratta di ottenere una cicatrice in rilievo così che sia possibile vedere bene il disegno desiderato. Perchè si scelgono questi procedimenti?

Per provare la possibile relazione tra queste pratiche e il desiderio di autolesionarsi, i ricercatori hanno coinvolto 432 persone, alle quali è stato proposto di completare un questionario nel quale dovevano rispondere a domande relative alle motivazioni che li spingevano a praticarsi un tatuaggio o un piercing, e in merito alle modalità sul come avrebbero eventualmente realizzato l’uno o l’altro. Il 27% degli intervistati ammisero che durante la loro infanzia si erano praticati delle lesioni autoinflitte.

Curiosamente, nello stesso tempo segnalarono anche di avere vissuto un maggior numero di eventi negativi nella loro vita e di avere sempre avuto una pessima relazione con i loro corpi; si sottolinea che il 34% degli intervistati si erano praticati un tatuaggio di carattere negativo in corrispondenza di una parte vitale del corpo. In questo modo, giunsero a riconoscere che avevano modificato i loro corpi per sfuggire alle esperienze negative o più semplicemente per provare del dolore fisico; addirittura giunsero ad affermare che il desiderio di autolesionarsi era cessato quando iniziarono a tatuarsi il corpo. Va segnalato che il 16% delle persone che si erano apportati delle modificazioni corporali avevano anche avuto in seguito dei problemi medici causati da queste.

Per i ricercatori la relazione è ben chiara: molte persone con problemi psicologici scelgono di praticarsi delle modificazioni corporali nel tentativo di disfarsi dei loro problemi emotivi, anche se naturalmente, si precisa che tatuaggi e piercing di per se no rappresentano un segnale lineare della presenza di un disturbo psicologico.

Nell’articolo: “Autolesionismo: Tentativo di eliminare l’angustia”, avevo già anticipato che un giovane ogni sei negli Stati Uniti, si autolesiona con l’obiettivo di trovare sollievo per l’ansia o la depressione. In questo modo il dolore agirebbe come una specie di droga che aiuta a dimenticare i problemi emotivi.

Riassumendo potremmo dire che ciò che era nato come una moda ora rappresenta una via di fuga perfetta per tutti coloro che tentano di nascondere le loro difficoltà.


Fonte:
Stirn, A. & Hinz, A. (2008) Tatoos, body piercings and self-injury: Is there a connection? Investigations on a core group of participants practicing modification. Psychoterapy Research; 18(3): 326-333.

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Jennifer Delgado Suárez

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