16 novembre 2011

Le parafilie: disturbi reali o imposizioni culturali?

Moltissime della attuali pratiche o preferenze sessuali vengono considerate come “parafilie” (si è giunti a identificarne fino a 84 viarianti, ma credo ne esistano molte di più), alcune appartengono ad un passato antico ma sono sopravvissute fino ad oggi, altre sono esclusive della nostra cultura occidentale.

Vorrei iniziare con un breve ma esauriente viaggio nel tempo: nella Grecia classica la parafilia (a quei tempi denominata perversione) comprendeva tre grandi aree: 1. La sociale, relativamente alla trasgressione rispetto a ciò che veniva considerato legale, 2. La religiosa, relativamente a ciò che veniva considerato sacrilego, 3. La medica, cioè l’espressione di una malattia. Come è facile supporre, un’area non doveva necessariamente coincidere con un’altra, cioè; ciò che veniva considerato sacrilego non necessariamente era penalizzato dalla legge o considerato patologico. Con il passare del tempo il sacro terminò con il far parte della morale e di ciò che veniva permesso legalmente, mentre la perversione venne relegata totalmente alla medicina e alla psichiatria. In altre parole: la parafilia adottò un senso unico per il quale la persona che la vive viene considerata come: malata, trasgressore delle leggi e manifestante comportamenti moralmente scorretti.

Tuttavia, oltre a ciò che è corretto o incorretto, dobbiamo ricordare che questi concetti sono molto relativi alla cultura, soprattutto quando si parla di sessualità. Per esempio, il bacio non è una pratica comune a tutte le culture così come i preliminari che non sono accettati da tutti, così che l’atto sessuale si restringe unicamente alla penetrazione. In questo caso, se facessimo parte di una di queste culture e daccordo con la statistica e la curva della normalità, se ci piacesse baciare ed essere baciati potremmo soffrire di una parafilia.

Continuando con gli esempi, si potrebbe menzionare il fatto che in alcuni stati nordamericani la legge proibisce esplicitamente il sesso orale o anale. Naturalmente, oggi come oggi non è così comune venire denunciati per uno di questi reati in uno di questi stati, ma se qualcuno lo volesse potrebbe denunciare chiunque risaputo dedicarsi a una di queste pratiche. Allora, chi ama il sesso orale sarebbe colpito da una parafilia secondo la legge di questi luoghi?

In altre culture è normale praticare al partner una certa dose di dolore durante il rapporto sessuale.

A questo punto possiamo comprendere che ogni cultura determina per sè ciò che è normale e ciò che si considera perversione o patologia. Le parafilie non sfuggono a queste rigide norme culturali. Ma...cosa è che determina in una cultura ciò che è normale o meno a livello di sessualità?

Pomeroy ci propone cinque criteri fondamentali con i quali normalmente si valuta se una condotta sessuale sia patologica o meno:

- Statistico: si fa riferimento semplicemente alla curva della normalità; se oltre la metà della popolazione esibisce un certo comportamento, allora questo sarà considerato normale.

- Filogenetico: si riferisce alla corrispondenza tra il comportamento umano e quello dei mammiferi. Si tratta di un tentativo di ascoltare ciò che la natura ha stabilito come normale o tollerato, partendo dalle comparazioni tra i comportamenti sessuali degli umani e i comportamenti dei mammiferi più vicini nel percorso evolutivo.

- Morale: si incarna nei valori, abitudini e credenze condivise in un particolare momento storico, che determinano cosa viene accettato da un certo gruppo di persone.

- Legale: l’insieme delle leggi che determinano i diritti delle persone e le difendono da possibili attacchi o comportamenti inadeguati da parte degli altri.

- Sociale: si riferisce ai comportamenti dominanti in una determinata società che non danneggiano i membri della stessa e sono considerati come adeguati.

Avviciniamoci a questa idea con due esempi molto grossolani: la masturbazione viene considerata da alcune persone come una pratica moralmente inadeguata ma a livello sociale, filogenetico, statistico e legale è totalmente normale e per questo motivo, la masturbazione non viene considerata come una parafilia. Ad ogni modo, se parliamo di necrofilia, questa invece sarà una pratica sanzionata a tutti i livelli e per questo motivo viene considerata anormale, patologica e punibile.

La complessità e la fragilità del concetto di parafilia si può verificare nello stesso DSM IV quando si afferma che: “La caratteristica essenziale della parafilia è la presenza di ripetute ed intense fantasie sessuali di tipo eccitatorio, impulsi o comportamenti sessuali che generalmente includano: 1) oggetti non umani; 2) sofferenza o umiliazione di sè stessi o del partner; o 3) bambini o altre persone che non siano consenzienti, e che si presentino per un periodo di almeno sei mesi”. Ma viene sottolineato anche che questi impulsi, comportamenti e fantasie devono “provocare malessere clinico significativo o deterioramento della vita sociale, lavorativa o in altre aree importanti dell’attività dell’individuo”.

Se consideriamo che oggi come oggi in alcune culture praticare sesso con animali è qualcosa di abbastanza normale, e che nelle antiche civiltà il sesso con individui giovani (oggi considerati minorenni) era cosa normale, allora potremo considerare che le parafilie sono una creazione della cultura che varia così di epoca in epoca e di cultura in cultura a seconda che gli ambienti siano più o meno repressivi rispetto alla sessualità umana.

Fonte:
Bhugra, D. et. Al. (2010) Paraphilias across cultures: contexts and controversies. Journal of Sex Research; 47(2): 242-256.

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Jennifer Delgado Suárez

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