30 novembre 2011

La Maledizione di Cronos

Quando otteniamo qualcosa che è significativo e importante per noi sviluppiamo allo stesso tempo la paura di perderlo. Evidentemente possiamo perdere ciò che abbiamo ottenuto in qualsiasi momento, così che dietro ad ogni successo ci attendono la felicità ma anche una piccola dose di paura per la possibile perdita.

In ambito lavorativo succede lo stesso, una volta che abbiamo raggiunto un certo status o posizione veniamo assaliti dal timore di perderli e venire sostituiti. Credo che questi timori entro certi limiti siano del tutto normali, ma è certo che nella fase di crisi economica che stiamo attraversando queste paure possono assumere delle proporzioni enormi, tanto è che si dice che la Maledizione di Cronos, come è conosciuta questa sindrome, colpisce almeno il 50% dei lavoratori subordinati con il conseguente effetto negativo a livello di efficienza.

Per poter comprendere la sindrome si deve innanzitutto dare una occhiata alla leggenda che si nasconde dietro la stessa. Cronos, nella mitologia greca, era il figlio minore di Urano e Gea, e come sempre accade agli ultimi arrivati passò buona parte della sua vita all’ombra delle gesta dei suoi fratelli maggiori. Non soddisfatto dal suo status ha sempre cercato il protagonismo ed ha fatto di tutto per ottenerlo, tanto da attacare lo stesso padre fisicamente e rinchiudere i fratelli, i famosi Ciclopi, in modo tale che non potessero competere con lui.

Tuttavia, il padre gli lasciò in eredità una maledizione; uno dei suoi figli lo avrebbe detronizzato, esattamente come aveva fatto lui con suo padre. Cronos visse tutta la sua vita in preda al terrore di essere destituito, fino al punto che divorava i sui figli appena nati per evitare che la profezia si adempiesse. Molti studiosi della mitologia greca affermano che gli dei non sarebbero altro se non l’espressione dei desideri delle passioni e delle paure umane. Così, la Sindrome di Cronos avrebbe una storia molto più antica di quanto si pensi.

Come è facile supporre la Sindrome di Cronos si riferisce al timore patologico di venire sostituiti. Questo produce la necessità di mantenersi sicuri all’interno dell’ambiente circostante così da non poter essere raggiunti da qualcuno che possa attentare alla nostra sicurezza e rompere l’equilibrio raggiunto.

Attualmente questa sindrome si considera un disturbo cronico del mondo manageriale che non fa distinzioni tra dimensioni aziendali o nazionalità. Naturalmente, dato che colpisce le persone che hanno raggiunto uno status dirigenziale, i sui effetti immediati per l’impresa sono una elevata resistenza al cambiamento e il blocco dello sviluppo di nuovi talenti. In parole semplici, il supervisore, o capo, ostacola in modo più o meno cosciente le azioni e le iniziative dei suoi subordinati per il timore di venire sostituito, impedendo così le possibilità di crescita di questi ultimi.

Qualcuno si è azzardato addirittura a fare riferimento ad alcune caratteristiche epidemiologiche:

1. Colpisce solitamente le persone che hanno un incarico di relativa importanza all’interno delle imprese.

2. Si osserva solitamente in persone che hanno una scarsa preparazione accademica e che hanno una certa anzianità all’interno dell’impresa.

3. Le persone colpite da questa sindrome mostrano solitamente un elevato livello di insicurezza così come una forte carenza delle adeguate competenze.

Le loro caratteristiche distintive sarebbero:

- Timore di delegare o propensione a delegare solo questioni meno importanti.

- Desiderio sfrenato di ottenere il controllo, anche su quegli aspetti che non competono loro, spingendosi ad invadere la vita personale dei loro subordinati.

- Ricerca continua della sottomissione dei loro subalterni attraverso l’utilizzo delle più diverse strategie.

- Resistenza a trasmettere la propria conoscenza in ambito lavorativo.

Di fronte all’atteggiamento del Capo-Cronos, generalmente il subalterno ha la tendenza a reagire in due differenti forme diverse: 1. Esprimendo la propria disapprovazione anche quando questo potrebbe portare alla perdita del posto di lavoro o, 2. Limitandosi a comunicare o reagire il minimo necessario.

Per l’azienda le conseguenze sono nefaste. Molto spesso questo atteggiamento porta all’immobilismo e contribuisce a creare un pessimo ambiente di lavoro nel quale diminuisce l’efficienza, le nuove idee non sono benvenute a meno che non provengano dallo stesso Capo-Cronos. Il conseguente sfinimento dei subordinati genera forti sentimenti di frustrazione e di impotenza e la perdita progressiva dell’interesse per il lavoro.

Ovviamente, va sottolineato che anche se nessuno di noi è esente dal provare questo timore di perdere il posto ottenuto, se sviluppiamo una visione del mondo nellla quale siamo consapevoli che tutto è in continua evoluzione e accettiamo la leadership condivisa nella quale le idee degli altri sono tanto importanti quanto le nostre, sicuramente saremo prevenuti dall’insorgere di questi comportamenti patologici.

Fonti:
Guzmán, D. (2009) Síndromes administrativos. Opinión; 2(45): 1-15.
Vera, J. A. (2008) El lado oscuro del cerebro. Revista de Sociedad, Cultura y Desarrollo Sustentable; 4(1): 187-191.

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Jennifer Delgado Suárez

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