3 novembre 2011

Amnesia anterograda: una spiegazione neurologica

L’amnesia anterograda è un deficit selettivo della memoria che dipende generalmente da un danno cerebrale a causa del quale la persona ha serie difficoltà ad immagazzinare nuove informazioni, mentre che i ricordi precedenti al danno restano intatti.

Questa disfunzione implica un danno grave alla memoria breve, e questo può fare sì che dopo la minima distrazione una persona si dimentichi tutta la conversazione che stava sostenendo.

Tuttavia, la parte più curiosa è che alcune persone che soffrono di questo tipo di amnesia possono acquisire nuove abilità o abitudini, addirittura possono imparare nuovi giochi o a scrivere al contrario. Il danno influisce solo sull’immagazzinamento di fatti ed eventi.

Il danno cerebrale generalmente è situato nell’ippocampo e in alcune aree del lobo temporale medio associate allo stesso. Perchè nell’ippocampo? La risposta è molto semplice, questa zona funge da passaggio nella quale i fatti vengono immagazzinati in modo temporaneo fino a quando non vengono trasmessi, generalmente, al lobo frontale. L’ippocampo sarebbe qualcosa di simile ad un archivio per la memoria breve, se questo archivio non permette di conservare l’informazione, allora sarà impossibile registrare i ricordi. I danni dell’ippocampo e delle zone vicine sono spesso la conseguanza di un accidente cerebrovascolare, un aneurisma, epilessia, encefalite, ipossia o avvelenamento da monossido di carbonio, ma vengono osservati anche nelle fasi iniziali di malattie degenerative come l’Alzheimer.

Ad ogni modo, l’amnesia anteorgrada si può presentare anche come conseguenza di un danno al diencefalo. Ma vale la pena di sottolineare che attualmente non si dispone di informazioni sufficienti che ne spieghino la base. La Sindrome di Korsakoff è una delle patologie che includono l’amnesia anterograda e presenta dei danni in questa struttura cerebrale.

Probabilmente il caso più grave di amnesia anterograda più conosciuto a livello mondiale è quello di Clive Wearing, un musicista britannico che ha sviluppato questo disturbo nella sua forma più severa a partire da una encefalite. La sua memoria soleva durare tra i 7 e i trenta secondi. A volte, ricordava pochi dettagli della sua vita precedente e tutti di carattere molto generale, anche se non dimenticò mai l’amore che provava per sua moglie. Una delle abilità che mantenne intatta fu la capacità di suonare il piano; ad ogni modo, una volta che terminava di suonare si dimenticava immediatamente di averlo fatto. In questo caso le aree coinvolte erano l’ippocampo, il lobo temporale e il frontale e per questo motivo aveva delle difficoltà a controllare anche le sue emozioni. Ma essendosi mantenuto intatto il suo cervelletto, poteva ricordare come si suona il piano. Dal momento che la sua memoria era così breve, i normali appunti scritti che si suole consigliare di tenere alle persone che soffrono di questo disturbo, per Clive erano praticamente inutili dato che, appena terminato di scriverli, li dimenticava completamente.

Fonti:
Goodwin, J. (2006) Forget me not. Reader’s Digest; 123-131.
Aggleton, J. P. & Saunders, R. C. (1997) The Relationships Between Temporal Lobe and Diencephalic Structures Im plicated in Anterograde Amnesia. Memory; 5 (1 /2 ): 49-71.

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Jennifer Delgado Suárez

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