30 settembre 2011

La grotta dei ladroni: il peggio e il meglio degli esseri umani


L’esperimento della Grotta dei Ladroni è una delle ricerche classiche della Psicologia Sociale. Realizzato nel 1954 con adolescenti di 11 anni, fu condotta da Muzafer e Carolyn Sherif, professori dell’Università dell’Oklahoma, nel tentativo di comprendere l’origine dei pregiudizi nei gruppi sociali.

Questo curioso esperimento ebbe come palcoscenico uno spazio destinato ai Boy Scouts conosciuto con il nome di Robber’s Cave State Park, nello stato dell’Oklahoma.

Nello studio, Sherif, fu presentato ai 22 adolescenti maschi che avrebbero preso parte all’esperimento come il gestore del campo. Gli adolescenti vennero trasferiti al campo in due gruppi, ognuno composto da 11 ragazzi. Un gruppo non era a conoscenza dell’altro e dato che vennero assegnati a due aree diverse e lontane tra di loro, durante i primi giorni non si incontrarono neppure. In seguito ogni gruppo scelse un nome che lo identificasse: “The Eagles” e “The Rattlers”.

Ma...quali erano le ipotesi che motivavano gli sperimentatori?

1. Se le persone non hanno stabilito nessun tipo di relazione tra di loro, mostreranno una tendenza a lavorare insieme e stabilire mete comuni e si svilupperà una struttura di gruppo?

2. Se due gruppi si sono formati in condizioni di competitività e frustrazione di gruppo, svilupperanno attitudini ostili in relazione ai membri dell’altro gruppo?

I 22 adolescenti provenivano dalla classe media di religione protestante, avevano presentato uno sviluppo psicologico normale e si mostravano essere ragazzi che mettevano in pratica le regole sociali di comportamento. I partecipanti non si conobbero prima, in modo da evitare l’esistenza di piccoli sottogrupi precedenti l’esperienza.

Gli sperimentatori promuoverono le mete comuni per le quali si necessitava di una discussione cooperativa, la programmazione di attività e la conseguente attuazione delle stesse. Al termine dei primi cnque o sei giorn, all’interno di ogni gruppo si erano già sviluppate le rispettive gerarchie sociali, e i ragazzi si riconoscevano come parte integrante del gruppo.

Quando finalmente entrambi i gruppi si scoprirono, i ragazzi mostravano ua tendenza a rafforzare il loro senso di appartenenza al proprio gruppo e stabilire barriere tra il proprio e l’altro gruppo. Normalmente veniva chiesto ai ricercatori che organizzassero delle competizioni con il gruppo avversario. In questo modo, l’efficacia del gruppo aumentava nella stessa misura in cui cresceva l’astio per l’altro gruppo. I ragazzi si sentivano pressionati a unirsi per combattere un apparente nemico esterno.

A questo punto i ricercatori appianarono situazioni conflittive tra i due gruppi attraverso le competizioni. Fu detto che avrebbero dato un trofeo al gruppo vincente, e ad ogni competizione avrebbero accumulato punti che li avrebbero avvicinati alla vincita del trofeo. Nello stesso tempo venivano conferiti dei trofei individuali (oggetti che i ragazzi di quell’età desideravano in modo particolare), a quei partecipanti che si sarebbero distinti per la loro prestazione. A partire da questo momento iniziarono a mostrasi in modo evidente gli atteggiamenti di antipatia; i ragazzi di un gruppo non desideravano mangaiare con quelli dell’altro, si mostravano irrispetuosi verso la bandiera del gruppo opposto e facevano allusioni volgari al gruppo opposto in modo molto irriverente.

Giunge a questo punto il momento per gli sperimentatori di sviluppare la terza fase dell’esperimento, nella quale si pretendeva eliminare questi sentimenti che generavano avversione e competitività per integrare entrambi i gruppi. Ad ogni modo, le attività programmate insieme, come ad esempio vedere film o lanciare fuochi d’artificio il 4 di luglio, non ebbero effetto, anzi, al termine di queste attività si riscontravano scontri tra i membri dei due gruppi.

Allora i ricercatori concepirono delle attività che avevano degli obiettivi che trascendevano un gruppo in particolare; per esempio “il problema dell’acqua”. Questo problema metteva i ragazzi di fronte ad una situazione fittizia. Un bel giorno terminarono le riserve d’acqua e i ricercatori incolparono alcuni “vandali della zona”. Entrambi i gruppi iniziarono la ricerca di acqua fino a quando incontrarono un serbatoio al quale era necessario mettere un rubinetto. Evidentemente era necessario un lavoro congiunto dei due gruppi per realizzare l’obiettivo, e così si fece. L’eccitazione fu tale quando videro uscire l’acqua che i membri del primo gruppo non ebbero nulla da obiettare quando i ragazzi del secondo gruppo bevvero per primi.

Un’altro dei problemi fu la presentazione di un film che in questo momento era di moda per i ragazzi della loro età. Quasi tutti concordarono che desideravano vedere lo stesso film, allora, i ricercatori dissero loro che la proiezione costava 15 dollari. Una quantità di denaro che nessuno dei due gruppi avrebbe mai potuto racimolare separatamente. A questo punto, tutti i 22 ragazzi riunirono i propri risparmi per ottenere la quantità necessaria per vedere il film tutti insieme.

Dopo vari compiti di questo genere, i membri di ogni gruppo si unirono in attività comuni e rinunciarono al proprio spirito di competizione. Il successo fu tale che addirittura quando si trattò di tornare a casa, chiesero tutti insieme di salire sullo stesso autobus e quando si fermarono per una pausa di riposo, i membri del gruppo dei “Ratters” pagarono da bere a tutti con il denaro che avevano guadagnato nelle prove individuali.

Questi risultati furono ovviamente molto interessanti, forse un po’ preoccupanti per coloro che sono abituati a vedere la vita sempre in una prospettiva negativa, ma ispirano una certa speranza. Infatti, vediamo come le persone, sempre che abbiano degli obiettivi in comune, possono smettere di avere dei pregiudizi e sono disposti a lavorare insieme abbattendo le barriere.

Ad ogni modo, vorrei sottolineare l’effetto del “nemico comune”, un fenomeno che ha una lunga storia e che è servito allo scopo di manipolare le masse nel corso del tempo. Tutti sappiamo che, indipendentemente da tutti gli effetti positivi che possa avere il fatto di appartenere ad un gruppo; i gruppi, durante il processo della costruzione della loro identità, non fanno che delineare delle barriere tra loro e gli altri, alcune volte queste barriere sono più flessibili altre volte più rigide e discriminanti. Si tratta di un principio classico sul quale si sono basati i grandi manipolatori di masse del passato e del presente come Hitler e i vari politicanti pseudoleader politici di ieri e di oggi: ceare un nemico comune per fomentare il senso di appartenenza delle persone ad un gruppo. In questo modo le masse risultano più facilmente manipolabili e si piegano senza pensare alle decisioni di un leader.

Dal mio punto di vista, credo sia giunto davvero il momento di iniziare a vedere le cose in una diversa prospettiva.

Fonte:
Sherif, M.; Harvey, O. J.; White, B. J.; Hood, W. E. & Sherif, C. S. (1961) Intergroup conflict and cooperation: The Robbers Cave experiment. Norman: University of Oklahoma Book Exchange.

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Jennifer Delgado Suárez

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