27 settembre 2011

Anedonia: incapacità di sperimentare emozioni positive


Il termine anedonia venne coniato da Ribot nel 1897, e da allora corrispende a diverse definizioni: “blocco della capacità di ricompensa di fronte agli stimoli abitualmente rafforzanti” o quello che ci offre il DSM III: “perdita dell’interesse o del piacere in tutte o quasi tutte le attività”.

Attraverso la storia si possono differenziare diverse concettualizzazioni:

- Incapacità di sperimentare il piacre, forma di anestesia rispetto al piacere.

- Incapacità di essere consapevoli del piacere. In questo caso sarebbe l’emotività che accompagna lo stimolo piacevole ad essere alterata. Il piacere sarebbe occultato dato che la persona non riconosce la sensazione come tale.

- Incapacità di essere consapevoli di qualsiasi tipo di emozione, non solo quelle piacevoli.

- Le persone possono sperimentare il sentimento e l’emozione ma sono incapaci di esprimerlo. Come una sorta di appiattimento del piacere.

- La persona perde l’interesse per il piacere e questo conduce al torpore affettivo.

Come si può osservare, la comprensione del meccanismo di base dell’anedonia è diversa per ognuna di queste definizioni. Le ricerche più recenti ipotizzano che l’anedonia potrebbe essere dovuta ad una deficienza cerebrale relativa al sistema della ricompensa, evidenziando prevalentemente un danno nelle vie dopaminergiche.

Una delle possibili spiegazioni suggeriscono che l’anedonia sia generata nel seguente modo: le strutture cerebrali incaricate dei meccanismi di ricompensa e della sensazione di piacere, si alterano, questo si esprimerebbe attraverso cambiamenti nello schema dei segnali stimolanti. Questo modello si trova solitamente nelle persone con depressione, che riferiscono dell’incapacità di provare piacere definendola come una evidente insensibilità di fronte a ciò che abitualmente dava loro piacere. Naturalmente, la persona può essere consapevole di questo cambiamento o non essere in grado di riconoscerlo.

Nelle psicosi (sprattutto nella schizofrenia) la persona non si rende conto di questo cambiamento alle fonti del piacere, così che molti clinici considerano che l’anedonia caratteristica della depressione e quella presente nella schizofrenia non sarebbero lo stesso fenomeno; non solo a causa delle diversa intensità e frequenza, ma anche per la loro propria natura. Si dice allora che l’anedonia che appare nei pazienti depressi sarebbe una anedonia primaria o reale. Invece, nelle persone schizofreniche non esisterebbe una vera e propria incapacità di godere o sperimentare piacere come sensazione, sarebbe piuttosto una anedonia introversa o secondaria.

Personalmente, credo che al termine anedonia durante la storia medica (forse perchè si identifica con l’edonismo) si sia dato un significato di esclusione, inabilità o incapacità di sperimentare il piacere ma...cosa succederebbe se ci avvicinassimo all’anedonia come ad un continuum? Cosa succederebbe se considerassimo l’anedonia come uno spectrum di severità? Questa idea ci condurrebbe a considerare l’anedonia come l’incapacità o inabilità a sperimentare sentimenti positivi. La distinzione non è solo terminologica, ma ha anche implicazioni che vanno oltre ai vocaboli utilizzati, dato che ci permette di comprendere l’impatto che questo sintomo ha sulle persone.

Nei casi di anedonia più gravi la persona è incapace di sperimentare qualsiasi tipo di emozione positiva: piacere, soddisfazione, successo e benefici di alcun genere; le persone perdono la possibilità di dare un senso positivo alle cose e alle situazioni che vivono. Ad ogni modo, i casi meno gravi possono sperimentare piccole emozioni positive, sebbene non si possano definire piaceri nel senso più ampio della parola.

Facciamo un esempio molto semplice della vita quotidiana: stiamo tornando a casa dal lavoro, siamo stanchi, probabilmente sentiamo un po’ di dolore fisico e di stanchezza mentale, ma sappiamo che siamo stati in grado di gestire il nostro lavoro per tutto il giorno in modo efficace, ed addirittura siamo riusciti ad anticipare alcune attività, motivo per il quale domani non avremo una carico di lavoro molto elevato. Allora ci sentiamo confortati, soddisfatti; questa sensazione non si può considerare esattamente piacere ma è comunque una sensazione positiva, una piccola esperienza di ricompensa e soddisfazione. Naturalmente, vi sono anche quelli che mettono in discussione le implicazioni filosofiche del termine piacere, ma l’essenziale è che grazie a questo esempio comprendiamo che l’anedonia più grave, priva le persone anche di queste piccole soddisfazioni e non solo dell’allegria e del piacere più profondi. L’incapacità di sentirsi bene anche solo minimamente, per i successi ottenuti. Tuttavia, esistono altre persone che possono percepire queste piccole soddisfazioni. Infatti, un recente studio sviluppato dall’Università del Winsconsin-Madison, afferma che, nella stessa misura in cui la depressione avanza, si evidenziano cambiamenti a livello cerebrale relativi all’impossibilità di mantenere i livelli di eccitamento nelle zone relazionate alle emozioni positive e alla ricompensa. Questo indicherebbe che l’anedonia è un sintomo che si va aggravando poco a poco. Una informazione essenziale se desideriamo capire davvero cosa prova la persona. Come è possibile supporre, coloro ch sperimentano l’anedonia più grave, generalmente non possono fare nulla per sentirsi meglio, e questo li fa sprofondare nella disperazione. Nello stesso tempo, le persone intorno a loro non possono comprendere il loro problema e tantomeno la loro incapacità di sperimentare emozioni positive, motivo per il quale le loro relazioni interpersonali si vanno deteriorando gradualmente, fino a che la persona con anedonia termina per isolarsi e sperimentare un forte sentimento di alienazione.

Come si può vedere, non esiste attualmente un consenso nella comunità scientifica in merito al modo di concettualizzare e comprendere l’anedonia, e questo si ripercuote sulla cura (per ora eminentemente farmacologica).

Ad ogni modo, risulta comunque benefico seguire una dieta sana, fare regolarmente attività fisica, passare tempo con le persone amate e dormire in modo regolare. Anche se questo stile di vita è particolarmente difficile da mettere in pratica quando si soffre dell’anedonia nella sua forma più grave.

Fonti:
Charbonneau, M. (2009) Depression saps endurance of the brain's reward circuitry. In: University of Wisconsin News.
Olivares, J. M. (2007) Psicopatología de los estados de animo: Anhedonia. Informaciones Psiquiátricas; 189.
Olivares, J.M. & Berrios, G.E. (1998) Anhedonia: clinical and neurobiological aspects. International Journal Of Psychiatry In Clinical Practice; 2: 157-171.

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Jennifer Delgado Suárez

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