29 agosto 2011

Folie á Deux: la follia condivisa


Il delirio condiviso è stato denominato in diversi modi nel corso della storia della psichiatria, anche se il termine più utilizzato e trasversale giutno fino ai nostri giorni è: “folie á deux”, introdotto da Laségue e Farlet; ma era già stato proposto precedentemente (nel 1899) da Hoffman. La prima descrizione clinica di cui si ha conoscenza risale addirittura al 1651. Nel DSMIV questo disturbo viene definito “disturbo psicotico condiviso” mentre nel CIE 10 come “disturbo delle idee deliranti indotte”.

Nella folie á deux si possono distinguere quattro gruppi o manifestazioni:

1. Follia simultanea: la psicosi appare nello stesso tempo in due persone egualmente predisposte ed è determinata da una causa comune.

2. Follia imposta: il malato “porta” al delirio la persona sana (che evidentemente ha una certa predisposizione). Questa manifestazione è la più comune nell’esperienza clinica, anche se fa sorgere la questione se questi psicotici siano deliranti o più semplicemente persone molto impressionabili.

3. Follia comunicata: l’induttore causa la malattia al compagno ma in seguito la psicosi di entrambi si evolve indipendentemente anche dopo la separazione fisica. Alcuni specialisti credono che questa sia la vera e propria follia indotta.

4. Follia indotta: la persona soffriva già in precedenza della psicosi ma nuove idee deliranti si vanno ad aggiungere al suo quadro clinico indotto dal malato.

È necessario sottolineare che in alcuni manuali si possono ritrovare queste due ultime forme in qualità di sottotipi o espressioni della follia imposta.

I fattori comuni per l’apparizione di questi casi sono:

- Relazioni stabili e di lunga durata, generalmente tra due persone, che inoltre hanno anche una scarsa vita sociale.

- Normalmente queste relazioni sono ambivalenti e di dipendenza.

- Assumere i sintomi dell’altra persona non è solo una forma di sottomissione ma anche un modo di avvicinarsi empaticamente alla percezione dell’altro.

La follia imposta (quella di cui si dispone maggiore informazione dato che si tratta della forma clinica più comune) si presenta soprattutto nelle persone appartenenti a gruppi socioeconomici meno favoriti, e particolarmente nelle donne, e come è facile supporre, il 90% dei casi partono da legami familiari (è molto comune tra sorelle che hanno convissuto a lungo o nelle coppie sposate). Tuttavia, esistono sempre eccezioni che confermano la regola, come quello presentato da alcuni medici dell’Istituto di Psichiatria di Kanke in India, nel quale il paziente iniziò a mostrare i primi sintomi solo due o tre mesi dopo avere iniziato a convivere con il partner.

Al contrario di ciò che ci indica il senso comune e le tecniche psicoterapeutiche che si applicano ancora oggi, separare le coppie non garantisce sempre la guarigione della persona colpita. Si può affermare che solo il 40% dei casi di separazione ha un effetto positivo, il resto delle persone sperimenta un peggioramento sostanziale della sintomatologia delirante. Malik assicura che la letteratura teorica in merito al disturbo è tuttora molto “ottimista”, ma che nella realtà, la persona indotta non sempre riesce a recupararsi dal disturbo.

Un’altro degli stereotipi relativi alla folie á deux è che la persona indotta normalmente possiede già un certo livello di ritardo mentale o presenta alcune limitazioni che la rendono dipendente dalla persona psicotica. Ad ogni modo, nei casi analizzati di recente, questo schema non è più così chiaro e addirittura la persona può soccombere alle idee deliranti del partner anche quando mantiene una vita sociale relativamente attiva. Questi nuovi casi clinici hanno condotto a riconsiderare le cause della folie á deux per ipotizzare che la persona sana preferisce (evidentemente questo processo avviene a livello inconscio) accettare le idee deliranti e senza senso del partner piuttosto che perdere una relazione che gli garantisce una certa soddisfazione emotiva. Naturalmente, questa accettazione implica una identificazione dal punto di vista emotivo e cognitivo, motivo per il quale la persona “sana” termina pensando è sentendo esattamente come il partner.

Fonti:
Jana, A. K. et. Al. (2009) Folie á Deux Between Two Unrelated Individuals. Türk Psikiyatri Dergisi; 20(3): 299-304.
Brotóns, L.; Tello, J. F. & Martínez, M. J. (2001) Folieu á deux: a propósito de un caso. Interpsiquis; 2.
Malik, M. A. (2000) Induced psychosis (folie à deux) associated with multiple sclerosis. Ir J Psych Med; 17(2): 73-77.

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Jennifer Delgado Suárez

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