17 agosto 2011

Consumismo patologico: male sociale o disturbo raro?


La società occidentale è contraddistinta da un ritmi di produzione e consumo davvero folli. Forse molti non si rendono conto di questo perchè il consumismo si è trasformato in qualcosa di quotidiano, una realtà che sta li dal momento in cui veniamo al mondo. O forse la forma perfetta e famosa di descrivere in sintesi questo comportamento la trovò Joachim Spangenberg: “Nei paesi ricchi il consumismo consiste in: persone che spendono denaro che non hanno, per acquistare beni che non desiderano, allo scopo di fare colpo su persone che non amano”.

La produzione e le strategie pubblicitarie sono ogni giorno sempre più aggressive, e alcune caratteristiche della personalità possono essere determinanti nell’insorgere del disturbo da “shopping compulsivo” in alcuni; vere e proprie crisi incontrollate. Nell’articolo “Sindrome da Acquisti: consumismo e consumopatia” ho fatto riferimento a questo disturbo, ora vorrei tentare di descrivere le diverse forme di consumismo patologico:

- Consumopatia abusiva. Comprare continuamente prodotti nuovi è un sintomo secondario di altri disturbi psicologici come la depressione, l’ansia, la schizofrenia o la demenza. Nelle persone bipolari normalmente le crisi da acquisto compulsivo si manifestano nel periodo caratterizzato dall’agitazione.

Nella maggioranza di questi casi l’acquisto tenta di riempire un vuoto interiore o di proteggere dalla tristezza e dalla mancanza di significato. Si converte in un modo per mettersi in contatto con il mondo e vincere la solitudine. Nei casi di crisi da acquisto compulsivo negli schizofrenici, generalmente queste si basano in alcune idee deliranti per le quali gli oggetti che si acquistano rappresenterebbero un mezzo di autodifesa.

- Consumopatia morbosa o da dipendenza. A differenza della precedente, questa tipologia è la prima forma di consumo patologico e si manifesta come una esagerata propensione al consumo alimentata da un impulso incontrollabile.

Va chiarito che il comportamento compensatorio rapresenta una specie d’azione intrapresa pr affrontare le frustrazioni o i pensieri e le emozioni non desiderati, provocando un certo piacere. Al contrario, il comportamento compulsivo tenta di riempire un vuoto o di protegegrsi da paura e insicurezza attraverso una azione che si converte in una speicie di rito espiatorio.

Come si svolge il comportamento che porta ad acquistare compulsivamente?

Evidentemente, il comportamento che porta all'acquisto patologico differisce dalla spesa che realizziamo quotidianamente. Quando andiamo ad acquistare un prodotto, siamo guidati da qualche necessità, determinata dalle preferenze e dalle norme (soggettive o oggettive) che modulano il nostro potere acquisitivo.

Quando una persona presenta consumopatia, questi fattori si manifestano in modo diverso. Le necessità di acquisto si relazionano più con la costruzione di una identità, il potere, l’esito o l’accettazione degli altri piuttosto che con una vera e propria urgenza di possedere il prodotto a motivo delle sue funzionalità. Ogni prodotto è desiderato in relazione al modello sociale che si è costruito intorno ad esso (culturalmente), in relazione a ciò che rappresenta e all’importanza soggettiva che ogni persona gli conferisce nella costruzione del proprio “Io”. In parole povere, la persona non compra il prodotto perchè ne ha bisogno, ma piuttosto perchè ha bisogo di ciò che il prodotto rappresenta. A seguito di questa tendenza all'acquisto patologica, i fattori modulatori usuali come la solvenza economica o la vera inutilità del prodotto, non si manifestano come determinanti. La persona ha un controllo molto limitato sulla propria capacità decisionale in merito agli acquisti, e nel momento di acquistare non seguirà ragioni logiche o obiettive che le neghino la soddisfazione dell’impulso.

Comunemente queste persone hanno già decisio di comprare molto prima di arrivare in negozio, basandosi nei messaggi pubblicitari, i modelli televisivi idealizzati o a partire dagli acquisti realizzati dalle persone che gli stanno intorno. Comprando, la persona simbolizza una possibile soluzione ad i propri conflitti, in un tentativo di compensare le insicurezze e superare così i propri problemi di autostima ma in modo contraddittorio, “il rimedio è peggiore della malattia” motivo per il quale la persona termina rinchiusa in un circolo vizioso di errori che compromettono l’autocontrollo e che terminano per devastare la propria autostima. Un motivo di riflessione speciale, è rappresentato dal fatto che una volta che la persona è convinta della propria incapacità di autocontrollo, questa convinzione alimenta e rende più frequenti le crisi di acquisizione patologiche di fronte alle quali non antepone nessuna barriera.

In molte occasioni i problemi di acquisizione eccessiva iniziano a manifestarsi nell’adolescenza, presentando come base una educazione esageratamente permissiva o iperprotettiva. In altri casi, queste persone hanno convissuto con genitori che solevano manifestare affetto attraverso l’acquisto di regali materiali, motivo per il quale, in età adulta tentano di riempire un vuoto esistenziale con oggetti materiali.

Una delle terapie più efficaci per combattere l’acquisizione patologica è che la persona si ponga un limite mentale che intervenga a limitare la quantità di oggetti che può comprare o di denaro che può spendere nei suoi acquisti. Aumentando gradualmente questo limite la persona può percepire che prende progressivamente il controllo su di sè. Questo avrà un’effetto molto benefico sulla propria autorappresentazione e sulla propria autostima.

Tuttavia, e per rispondere alla domanda che da il titolo all’articolo, considero che i limiti tra il consumo patologico e il consumismo (caratteristica della società occidentale) è molto lieve. Ognuno dovrebbe sottoporsi ad uno scrutinio mentale chiedendosi: ho veramente bisogno di questo prodotto? Questo prodotto è realmente più funzionale di quello che già possiedo? Sono indispensabili queste nuove funzionalità? Credo che solo la riflessione e una attitudine critica possano salvarci dalle pressioni del quotidiano.

Fonti:
Pani, R. & Biolcati, R. (1998) Shopping compulsivo. Urbino: Quattroventi.
Christenson, G. A., Faber, R.J. & De Zwaan, M. (1994) Compulsive buying: descriptive characteristics and psichiatric commorbility. Journal of Clinical Psychiatry; 55: 5-11.

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Jennifer Delgado Suárez

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