28 maggio 2011

La criptoamnesia: ne soffrivano anche i famosi


Il plagio incosciente, la criptoamnesia o meglio conosciuta come: l’errore dell’Eureka; si riferisce alla generazione di una parola, idea, soluzione che già esiste da tempo credendo che sia totalmente originale. In parole povere: scoprire l’acqua calda. Nelle parole di Schacter la criptoamnesia sarebbe uno dei sette peccati capitali della memoria: il peccato dell’errata attribuzione.

Anche alcuni personaggi famosi caddero nella criptoamnesia. È il caso dello stesso Freud che confessò che la sua teoria della bisessualità gli fu proposta originariamente da un’amico quando casualmente i due stavano discutendo su questo tema. È curioso a questo proposito notare come Freud al principio rigettò queste idee considerandole senza senso, poi in seguito le incluse nei suoi libri dimenticando (o almeno così disse) che l’idea originale non fosse sua.

Lo stesso Skinner riconobbe che in alcune occasioni fu preso da criptoamnesia, anche se si rese conto dell’errore prima di pubblicare la sua “invenzione”.

Se diamo un’occhiata alle pagine di Wikipedia incontreremo vari esempi. È il caso dell’opera: Lolita; la quale è stranamente simile a un breve racconto di 13 pagine pubblicato anni prima dallo scrittore Tedesco Eschwege. Addirittura con lo stesso titolo! Anche se evidentemente l’opera posteriore di Almudena Grandes supera di gran lunga la storia originale.

Un’altro esempio abbastanza conosciuto è quello di Shakespeare e la sua descrizione di Cleopatra in barca, nella sua opera: Antonio e Cleaopatra, che pare presa letteralmente dalla vita originale di Marco Antonio scritta da Plutarco.

Nietzsche non fu da meno nella sua opera “Così parlò Zarathustra” nella quale copia inavvertitamente un passaggio scritto da Kerner cinquant’anni prima.

In genere accade abbastanza di frequente che scrittori e musicisti producano qualcosa che credono essere eccezionale, per rendersi poi conto in seguito che la loro creazione è un trucco della memoria. Probabilmente la melodia o le parole erano già parte dei loro ricordi.

Esistono due casi particolarmente curiosi citati nel libro di Jung: “L’uomo e i suoi simboli”: quello del chimico kekulè e dello scrittore Robert Luis Stevenson. Entrambi riconobbero di aver sperimentato una profonda rivelazione da parte dell’inconscio in uno stato molto simile alle esperienze mistiche.

Stevenson aveva cercato per anni una storia che fosse ricca di significato e che facesse riferimento alla dualità che convive in ogni essere umano. In seguito Dr. Jekyll e Mr. Hyde gli furono rivelati durante un sogno. Allo stesso modo, sempre Stevenson riconobbe vari anni dopo che alcuni episodi del suo libro “L’Isola del Tesoro” appartenevano all’opera “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe e ad alcuni racconti di Edgar Allan Poe.

Il caso di Kekulè è ancor più interessante dato che questo chimico sognò un serpente che si mordeva la coda. Lo scienziato interpretò questo sogno come la rappresentazione di una catena di anelli di carbone di benzene. Tra l’altro, il simbolo del serpente risale agli antichi manoscritti greci e veniva utilizzato per rappresentare le reazioni chimiche reversibili.

Caso, criptoamnesia, plagio?

Gli studi psicologici che tentano di capire questo fenomeno sono relativamente recenti, non hanno più di quindici anni, e per questo motivo vi sono molti scienziati che affermano che la criptoamnesia come fenomeno psicologico non esiste, ma piuttosto che si tratta di plagio bello e buono. Tuttavia, anche se alcuni casi si possono spiegare con la mancanza di onestà da parte di alcuni creatori che sperano che la loro menzogna non sia scoperta, sono sicura che una buona maggioranza possa essere attribuita ad un fallo della memoria.

Tuttavia, negli USA, la legge che entrò in vigore nel 2006 in merito al copyright, non riconosce la criptoamnesia come cosa diversa dal plagio. La storia della musica abbonda di casi simili, basti ricordare: Bright Tunes Music contro Harrisongs Music o il caso di Three Boys Music contro Micheal Bolton nel quale la corte condannò i supposti criptoamnesici come se avessero plagiato davvero alcune parti delle canzoni.

Il problema principale nel distinguere la criptoamnesia dal plagio sta nel fatto che tuttavia la Scienza Psicologica non possiede un meccanismo sufficientemente affidabile come per determinare con assoluta certezza dove comincia il plagio e termina l’errore di memoria. Di sicuro sarà un tema che occuperà gli psicologi in futuro. Intanto, sarà meglio che tutti noi si presti attenzione all’attribuzione dell’originalità.

Fonte:
Marsh, R. L.; Landau, J. D. & Hicks, J. L. (1997) Contributions of inadequate source monitoring to unconscious plagiarism during idea generation. Journal of Experimental Psychology; 23: 886–897

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Invert

Jennifer Delgado Suárez

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