9 maggio 2011

Credere o non credere: uno studio controverso


Siete naturalmente creduloni o avete piuttosto la tendenza ad essere critici? In articoli precedenti ho fatto riferimento al fatto che alcune persone hanno la tendenza in alcune circostanze a credere a spiegazioni paranormali, ma questa volta la domanda è: crediamo spontaneamnte in modo naturale a ciò che leggiamo nei giornali, a quello che trasmettono le agenzie d’informazione o a ciò che troviamo scritto nei vari blog in rete o siamo piuttosto critici in merito alle nuove informazioni che ci giungono? Crediamo e poi in seguito comprendiamo o meglio crediamo perchè abbiamo ben compreso la nuova informazione?

Queste domande si convertono nel centro di un dilemma che affonda le sue radici da almeno 400 anni fa. Descartes sosteneva che comprendere e credere sono due processi indipendenti: prima la persona considera l’informazione, l’analizza, e quindi decide che farne, a questo punto entrerebbero in ballo le credenze.

Senza dubbio la sua proposta, espressa in forma concisa, è attraente e sembra spiegare come funziona la nostra mente ma non è l’unico modo di spiegare come funzioniamo.

Un’altro filosofo, Spinoza, affermava che l’atto di comprendere implica il credere all’informazione. Fino a quando non avremo evidenza che dimostra il contrario crederemo all’informazione che ci viene presentata senza discutere. Un po’ come secondo la famosa massima che “si è innocenti fino a prova contraria”.

Allora...quale di queste due teorie si applica alla pratica?

Gilbert insieme ad un gruppo di psicologi la misero alla prova coinvolgendo 71 volontari. Ai partecipanti della prova vennero mostrate una serie di affermazioni in merito a due diversi furti, in seguito avrebbero dovuto condannare i ladri al carcere. Alcune delle informazioni erano state concepite per dare un’impronta particolramente negativa al furto, per esempio, venne detto che il ladro aveva un arma, mentre che altre informazioni tendevano a minimizzare la gravità dello stesso delitto sostenendo che il ladro aveva agito in quel modo perchè aveva dei figli da sfamare.

Ovviamente, solo una delle informazioni era vera mentre che il resto erano false. Ai partecipanti venne detto che le informazioni vere sarebbero state mostrate con il colore verde mentre che quelle false con il colore rosso. Dove stava il trabocchetto? La metà dei partecipanti vennero distratti di proposito mentre che l’altra metà ebbe tutto il tempo necessario per analizzare le affermazioni.

Se la teoria di Spinoza fosse certa quelle persone che vennero distratte mentre leggevano le informazioni false non avrebbero avuto sufficiente tempo per processare correttamente le stesse e quindi queste li avrebbero influenzati ad emettere una condanna.

D’altra parte se avesse ragione Descartes, la distrazione non rappresenterebbe una differenza significativa dato che le persone analizzerebbero dettagliatamente tutte le informazioni.

I risultati dimostrarono che le informazioni negative avevano un’impatto maggiore rispetto a quelle che tentavano di togliere importanza al fatto. Tuttavia...i partecipanti che erano stati distratti furono molto più duri nelle loro condanne, con una media di 6 anni di carcere questi ultimi applicarono una condanna di 11 anni, quasi il doppio! Questa differenza non venne osservata nel gruppo che non era stato distratto.

Cosa significa questo?

Che solo quando le persone hanno tempo a sufficienza per pensare agiscono di conseguenza, considerando il falso e il vero che possono contenere le affermazioni. Al contrario quando non vi è tempo per riflettere le persone credono semplicemente a tutto ciò che leggono.

Gli autori dell’esperimento affermano che Spinoza era nel vero: comprendere e credere non sono due processi che avvengono in modo separato. Solo frazioni di secondo dopo aver letto qualcosa lo crederemo a meno che non intervengano informazioni che dimostrino il contrario. Abbiamo la tendenza ad essere creduloni.

Questo studio concluse anche che noi tutti abbiamo la tendenza a credere che:

- I comportamenti delle persone riflettano la loro personalità mentre che in realtà mostrano solo una situazione precisa.

- Che le persone tendono ad assumere che gli altri dicano la verità anche quando questi mentono.

- Quando tentiamo di provare una teoria abbiamo la tendenza a cercare fatti che la confermano piuttosto che prestare attenzione ai fatti che la negano.

Quanto in sintonia con la realtà sono queste conclusioni?

Come per tutte le teorie, questo tentativo di dare una spiegazione riassume i modi di pensare e agire di una maggioranza e in questa prospettiva credo che si debbano considerare i risultati. La cosa più appropriata è che da ora non si vada per il mondo sfiduciati e credendo che tutto è incerto e falso. Al contrario, dovremmo assumere l’atteggiamento che tutto ciò che ci dicono l’impiegato dell’ufficio pubblico, i media, il collega...sia vero a meno che...non abbiamo qualche buon motivo per sospettare il contrario.

Fonte:
Gilbert, D.T.; Tafarodi, R.W. & Malone, P.S. (1993) You can’t believe everything you read. Journal of Personality and Social Psychology;65(2):221-233

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Jennifer Delgado Suárez

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