11 aprile 2011

Nuovo test della verità: come ingannarlo?


Uno degli obiettivi essenziali di alcuni governi e dei vari sistema giudiziari, e aggiungiamo tanti psicologi, è quello di poter determinare sempre più con maggior precisione quando una persona mente. A questo scopo nel corso del tempo si sono sviluppate le più curiose e raccapriccianti invenzioni, numerosi artefatti ai quali si può dare il nome generico di: rilevatori di menzogne.

Ci siamo resi conto tutti che queste macchine non funzionano proprio bene, così che attualmente stanno emergendo nuove tendenze: i test della verità.

Questi test normalmente si basano nell’individuazione di piccoli segnali non verbali, uno dei più recenti si basa nel poter captare le microespressioni (quelle piccole espressioni che durano pochi secondi e che rivelerebbero il nostro reale stato emotivo e, quindi, svelerebbero le nostre menzogne).

Ad ogni modo, oggi noi affronteremo un principio totalmente diverso utilizzato per scoprire le menzogne.

Le attitudini implicite possono dire molto delle persone, per esempio, se una persona è molto assorta mentre guida, con una buona sicurezza potremmo dire che lo ha fatto per molto tempo. Usando il tempo di reazione come punto di partenza è nato il: IAT (Test di Attitudini Implicite).

Il tempo di reazione è un’idea abbastanza utilizzata nella psicologia, soprattutto perchè permette, con un certo grado di obiettività, di ottenere correlazioni quantificabili.

Ma...come funziona questo test?

Immaginiamo di voler sapere se qualcuno ci ha mentito in merito ad un furto. Basta mettere l’individuo in questione di fronte ad un computer e dirgli che vedrà apparire alcune frasi che si riferiscono alle sue caratteristiche personali. Lui dovrà selezionare l’opzione che lo descrive meglio nel minor tempo possibile.

Le prime frasi saranno di tipo neutrale: sono maschio, sono femmina...tra tutte queste frasi se ne introducono alcune che si riferiscono al fatto che si necessita appurare, come per esempio: “Ho rubato...”

Si suppone che queste persone reagiscano in modo più lento di fronte a queste frasi dato che debbono riflettere sulle conseguenze delle loro risposte. Gli innocenti potranno rispondere immediatamente dato che non hanno nessuna opzione alternativa di fronte alla quale divagare.

Ovviamente, le domande del test sono pensate per promuovere il senso di colpa e la riflessione che ritardano la risposta.

Alla fine il software calcola la media del tempo impiegato nel reagire e stabilisce la varianza (quanto varia mediamente ogni risposta individuale). Se quest’ultima risulta statisticamente significativa allora esistono buone possibilità che la persona abbia mentito.

Ma...funziona davvero questo test?

Questo è ciò che si è chiesto precisamente il gruppo di Verschuere.

L’esperimento venne realizzato con 80 studenti universitari che vennero suddivisi in due gruppi. Al primo gruppo venne chiesto che rubassero l’esame di fine anno. Il secondo gruppo fu informato di questo furto mediante il diario interno della facoltà.

Quando gli studenti affrontarono il test per la prima volta questo sembrò essere il 100% efficace ma in seguito i ricercatori addestrarono alcuni studenti del secondo gruppo perchè fossero più lenti nelle loro risposte agli stimoli neutrali. Questo, ovviamente, ha confuso totalmente i risultati del computer permettendo ai colpevoli di andarse liberamente.

Concludendo, questo test è efficace, ma come qualsiasi altra prova della verità è falsabile. Non esiste tuttavia nessun metodo che sia il 100% efficace nel determinare se una persona mente o meno.

Fonte:
Verschuere, B.; Prati, V. & De Houwer, J. Cheating (2009) The Lie Detector. Faking in the Autobiographical Implicit Association Test. Psychological Science; 20(4): 410-413.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicologa di professione e per passione, mi dedico a dar forma e contenuto alle parole. Scopri i miei libri

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