8 aprile 2011

Motivazione: una maggiore ricompensa non la fa aumentare


Siamo tutti cresciuti con l’idea che il duro lavoro deve essere ricompensato perchè la persona si senta motivata e si impegni ancor di più. Forse questo è uno dei principi fondamentali comuni a tutti i capi del personale, ma esistono occasioni nelle quali le ricompense hanno l’effetto contrario.

Le ricompense svolgono un ruolo gratificante e motivante in quasi tutte le circostanze ma in alcuni momenti provocano comportamenti diametralmente opposti, diamo uno sguardo a questo esperimento realizzato dalle Università di Stanford e Michigan.

I ricercatori erano interessati nel provare quella che è conosciuta come l’ipotesi della sovragiustificazione (over-justification). Così, reclutarono 51 bambini di età compresa tra i 3 ed i 4 anni. I loro genitori suolevano utilizzare con una certa frequenza il sistema della ricompensa come fattore motivante essenziale.

I bambini vennero assegnati a caso a uno dei tre gruppi:

1. Ricompensa attesa. Ai bambini venne detto che avrebbero ottenuto un certificato se prendevano parte all’esperimento.

2. Ricompensa inaspettata. Ai bambini venne consegnato un certificato dopo l’esperimento ma no gli fu anticipato che lo avrebbero ricevuto.

3. Nessuna ricompensa. I bambini non si attendevano nessuna ricompensa e di fatto non venne loro consegnato nulla alla fine dell’esperimento.

Ogni bambino venne portato in stanze separate dove poteva intrattenersi disegnando per un tempo di sei minuti. In seguito a ognuno di loro, secondo il gruppo di appartenenza, venne data la ricompensa o meno.

Nei giorni seguenti i bambini continuarono ad essere osservati per poter valutare il loro desiderio di continuare a disegnare, anche se non esisteva nessuna ricompensa.

Sorprendentemente i bambini ai quali venne anticipata l’esistenza di una ricompensa alla fine dello sforzo, diminuirono notevolmente il loro interesse per il disegno mentre che i bambini ai quali venne data una ricompensa inaspettata, aumentarono il loro desiderio di disegnare; anche se è necessario sottolineare che non esistettero difefferenze tra il gruppo che ricevette una ricompensa inaspettata e il gruppo che non ricevette nessuna ricompensa.

Naturalmente, questo fenomeno non è stato osservato solo nei bambini piccoli ma si estende anche ad altri gruppi. Le persone con le quali venne utilizzato un sistema di ricompensa mostrarono miglioramenti immediati nel trattamento ma passati tre mesi peggiorarono rispetto a quelli che non ricevevano nessuna ricompensa. Addirittura, quelli che ricevevano il “premio”, tendevano a mentire di più in merito ai loro progressi.

Alcuni psicologi sono giunti alla conclusione che le ricompense tangibili (materiali) hanno un’effetto molto negativo sulla motivazione intrinseca per ogni attività.

La spiegazione a questo fenomeno è semplice, esistono due possibili cause:

- La persona non era intrinsecamente motivata, per cui i risultati delle sue attività erano dovuti alla motivazine esterna che gli provocava la possibilità di accedere alla ricompensa, così che, quando il premio perdette il suo potere motivante del comportamento, la motivazione e l’effcenza diminuirono.

- La persona variò il suo grado di motivazione per l’attività. Inizialmente i bambini erano intrinsecamente motivati per il disegno ma la possibilità di accedere a una ricompensa agisce come motivante più importante che soppianta la motivazione anteriore. Così, quando non esiste una ricompensa o la ricompensa è la stessa, l’attività cessa di essere gratificante per la persona e diminuisce la sua efficacia.

Questa è la conferma dell’ipotesi della sovragiustificazione che afferma che quando vediamo una persona realizzare una determinata attività tendiamo ad immaginare che questa le risulti piacevole, che è intrinsecamente motivata; tuttavia, non è sempre così. Quando alle persone viene offerta la possibilità di accedere a un premio materiale perchè realizzi un determinato compito, la motivazione intrinseca per l’attività diminuisce perchè si centra nella ricompensa stessa e non nel provare piacere per ciò che si sta facendo.

Fonti:
Curry, S.; Wagner, E. H. & Grothaus, L. C. (1990) Intrinsic and extrinsic motivation for smoking cessation. Journal of Consulting and Clinical Psychology; 58(3):310-316.
Deci, E. L.; Koestner, R. & Ryan, R. M. (1999) A meta-analytic review of experiments examining the effects of extrinsic rewards on intrinsic motivation. Psychological Bulletin; 125(6): 692-700.

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Jennifer Delgado Suárez

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