7 aprile 2011

“Lie to me”: la comunicazione non verbale


A proposito della serie televisiva che viene trasmessa attualmente: Lie to me, avete presente quella il cui protagonista possiede la capacità di interpretare le microespressioni del volto e del corpo al fine di individuare se la persona dice la verità o mente? Beh, alcuni amici mi hanno chiesto se anche io sono in grado di scoprire quando uno mente solo osservando i sui gesti e le microespressioni del suo volto... ma... gli psicologi sono davvero in grado di smascherare tutti i gesti della comunicazione non verbale?

Dietro ad una domanda come questa si nasconde generalmente il desiderio di ottenere una risposta del tipo, sì o no. Tuttavia, la comunicazione non verbale non è nè semplice ma neppure tanto complicata per cui vi offro alcuni suggerimenti o spunti per poter gestire con una certa disinvoltura la comunicazione non verbale.

1. I significati prestabiliti non sono sufficienti. Anche se i gesti d’ira, inganno, falso sorriso, rifiuto... sono quasi universali, la comunicazione non verbale non può essere compresa al di fuori della situazione (ambiente sociale) nella quale le persone interagiscono. Cosa significa? Che anche se impariamo a memoria quali sono i muscoli che si utilizzano e come, per esprimere i nostri sentimenti, questo non ci servirà a nulla se non siamo in grado di darvi un senso e interpretarli nel contesto in cui si mostrano. Ogni gesto in se stesso è come un pezzo di un mosaico che non ha senso se non si congiunge con gli altri pezzi. Allora, mano all’opera:

2. Intercalatevi nel contesto. Se desiderate interpretare la comunicazione non verbale un fattore essenziale da tenere presente è l’analisi del contesto che include: che tipo di relazione esiste da tempo tra le persone, la durata, il luogo nel quale si sviluppa la conversazione... Per esempio: le espressioni di affetto tra innamorati variano d’intensità a seconda del luogo nel quale si incontrano: un teatro, un parco o una spiaggia; così, per valutare l’intensità della relazione dovremo riferirci a cosa è “socialmente permesso” nel locale in cui si incontrano. Il modo di salutarsi indica quanto intima è la relazione, così, un’abbraccio è una delle massime espressioni di affetto quando si utilizza il corpo intero; se avviene in un luogo pubblico e con un leggero avvicinamento dei torsi indica soddisfazione tra due persone che si conoscono appena. In questo modo, per giungere a conclusioni sulla comunicazione non verbale dovremo essere conoscitori dell’etichetta sociale e considerare in questa luce tutta la gestualità che si manifesta al suo intorno.

3. Analizzate la sequenza dei gesti. Dovremo analizzare l’ordine nel quale si esprimono i gesti. Quando un gesto di dubbio viene seguito da un gesto di approvazione indica che il nostro interlocutore è convinto di ciò che stiamo dicendo. Quando un gesto di approvazione è seguito da un gesto di dubbio indica che il nostro interlocutore ha riflettuto sull’informazione che gli stiamo trasmettendo è non è convinto della stessa. Così, la sequenza dei gesti ci mostra i diversi stati attraverso i quali sta passando il nostro interlocutore e ci permette di ridirezionare gli argomenti e soppesarne la forza.

4. Attenti al sincronismo. È molto più facile controllare il nostro discorso piuttosto che la nostra gestualità, per questo motivo molte volte le persone mostrano un discorso verbale che non corrisponde alle loro espressioni non verbali. Tale è il caso di una persona che ci dice che ci accetta nel suo gruppo di lavoro e che avremo un’amico nel quale confidare ma resta dietro la sua scrivania, con le braccia incrociate sul petto e una postura leggermente inclinata all’indietro. Evidentemente la sua attitudine non mostra molto calore o accettazione. Un’altro esempio si può trovare nelle persone che tentano di essere aperte e guadagnarsi la nostra fiducia ma il sorriso appare solo alla fine della conversazione. Quando stiamo vivendo un’emozione questa si manifesta costantemente nella nostra gestualità, in questo modo se il sorriso appare solo alla fine del discorso esistono buone probabilità che la persona stia fingendo e utilizzi un sorriso costruito come risorsa per dare credibilità alle sue parole. Lo stesso accade con i pugni sulle superfici (tavolo, pareti) dopo di un’apparente esplosione d’ira, sono solo una risorsa aggiuntiva per terrorizzare l’interlocutore facendogli credere che la tempesta emotiva ha maggiori proporzioni.

5. Conoscere la storia personale. Anche se in molte occasioni è difficile poter giungere a conoscere la storia delle persone per comprendere la loro comunicazione extraverbale, ci sono momenti in cui determinati gesti non sono una risposta alla situazione attuale ma piuttosto ad un fatto accaduto in passato che si è ricordato momentaneamente. In questo modo, se sappiamo che il nostro amico, o il capufficio ha iniziato un giorno difficile, non possiamo sperare che la sua gestualità sia totalmente positiva e aperta ma questo non significa che gli risultiamo antipatici.

Queste sono solo alcune regole generali che tutti gli psicologi utilizzano, tuttavia, desidero aggiungere una idea che considero ancora più importante: “non fatevi dei pregiudizi”. Non possiamo aspettarci che le persone ci accettino immediatamente nè tantomeno che concordino totalmente con le nostre idee per cui, gestire i segreti della comunicazione non verbale è uno strumento per facilitare la comunicazione e giungere ad accordi vantaggiosi per entrambi, non deve convertirsi in un mezzo per innalzare barriere contro le persone ma piuttosto per imaparare ad abbattere le barriere.

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“Lie to me”: la comunicazione non verbale
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Oleh
Invert

Jennifer Delgado Suárez

Psicologa di professione e per passione, mi dedico a dar forma e contenuto alle parole. Scopri i miei libri

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