27 marzo 2011

Pensare troppo non è positivo: le distorsioni cognitive


Alcune idee mi sono rimaste nel calamaio dopo aver scritto l’articolo “Pensare troppo: pensare o non pensare?” Soprattutto quelle relative con: cosa si pensa? Cosa tendiamo a pensare quando abbiamo queste idee ricorrenti e anticipate in merito ad una determinata situazione? Allora mi rendo conto che è necessario fare una breve lista delle principali distorsioni cognitive.

Andiamo per parti: le distorsioni cognitive sono quelle forme errate di processare e comprendere l’informazione che proviene dall’ambiente e che generalmente dà luogo a stati emotivi spiacevoli. Come potrete immaginare esiste una serie infinita di modi per distorcere la realtà. Qui vi riassumo alcuni dei più comuni:

1. Interferenze arbitrarie: trarre delle conclusioni in merito ad una situazione che non sono sostenute da fatti; così si può trovare:

- Previsione di intenzioni negative negli altri o interpretazione dei pensieri dell’altro. Anche conosciuta come lettura della mente, si riferisce al tentativo di decifrare le intenzioni delle altre persone senza avere dati sufficienti per questo. Per esempio: “Queste persone mi stanno fissando perchè credono che sono stupido e incapace, di sicuro desidererebbero che io non fossi qui”.

- Profezia autorealizzata. La persona sta sull’attenti, sviluppa determinate conclusioni erronee in merito a ciò che succederà in una determinata situazione e questa profezia termina con il realizzarsi. L’esempio più classico è la persona che ha paura di parlare in pubblico e prima del suo discorso ha già stabilito che sarà un fallimento e che le sue idee non verranno comprese. Così, si autogenera tanta ansia che il risultato è catastrofico e si assume una conclusione errata: “Non tornerò a parlare in pubblico perchè non possiedo le abilità comunicative minime per farlo”.

2. Astrazione selettiva: si riferisce alla persona che seleziona alcuni dettagli negativi della realtà e ignora tutto il resto. Così, la visione della vita acquista toni grigi anche se realmente esiste solo una piccola nuvoletta in cielo. Per esempio: “Non sono riuscito a trovare i biglietti per la partita. La mia vita è un disastro, non ho fortuna”.

3. Sovrageneralizzazione o generalizzazione frettolosa: la persona trae conclusioni in merito al valore di qualcosa partendo da un solo incidente e posteriormente tenta di applicare questa conclusione a tutto il resto. Pr esempio: “Questa ragazza non è voluta uscire con me. Nessuna donna mi vorrà mai”, “Mi è andata malissimo con il mio ragazzo, non esistono uomini per cui valga la pena...”.

4. Ragionamento emotivo: la persona conferisce un significato emotivo esagerato a tutte le situazioni. In altre parole, tutto viene assunto come un attacco o un problema altamente personale. Per esempio: “Il mio capo mi ha affidato questo compito perchè non mi vuole bene. Gli sono antipatico e sgradevole”.

5. Il pensiero del “tutto o niente”: forse questa è una delle distorsioni cognitive più frequenti, considerare come un fallimento tutto ciò che non rientri nelle nostre aspettative. Normalmente si ritrova nel costante uso delle parole: sempre, mai, tutto...Per esempio: “Ho perso un’esame. Non riuscirò mai a terminare la carriera universitaria”.

6. Classificazione o etichettatura: si attribuisce un’etichetta rigida a tutto ciò che ci circonda e anche a noi stessi. Per esempio: “Sono un fallito”, “lui è un insensibile”... e in seguito questo diverrà il nostro stile per relazionarci con il mondo.

7. I “dovrei”: si riferiscono alle idee preconcette in merito a come dovrebbero comportarsi gli altri e noi stessi. Dal momento che abbiamo prestabilito i comportamenti possibili, terminiamo per chiuderci in abitudini molto rigide e in forme strette di comprendere il mondo. Per esempio: “Io devo andare tutte le domeniche in chiesa perchè così fa un buon cristiano”, “Io sono sempre disposto ad aiutare gli altri per cui gli altri devono corrispondermi incondizionatamente”.

8. Sottovalutazione di ciò che è positivo: si toglie importanza ai lati positivi e ai successi, che siano individuali o delle persone che ci stanno intorno dato che si considerano come “normali”. Per esempio: “Ho ottenuto il massimo nel progetto ma questo lo avrebbe ottenuto chiunque”, “Mi hanno invitato a cenare, ma erano obbligati a farlo”.

9. Personalizzazione: la persona assume che la “colpa” della maggioranza dei problemi sta in se stesso o negli altri quando realmente le cause sono molto dissimili. Per esempio: “Non ho ottenuto il posto di lavoro perchè sono un incompetente totale”.

10. Visione catastrofista: dopo un errore o un piccolo sbaglio la persona inizia a ripensare alle conseguenze nefaste e altamente dolorose delle sue azioni. Insomma, si tratta di vedere un terremoto dove c’è stato solo un tremolio.

Come vi sarete sicuramente resi conto, alcune distorsioni risultano abbastanza simili a altre, normalmente le distorsioni cognitive sono interrelazionate nella mente della persona che tenta di darle un senso al mondo circostante. Così, se siamo catastrofisti, è molto probabile che manifestiamo il pensiero del “tutto o niente” e che pratichiamo l’astrazione selettiva.

Ma restare al livello della conoscenza dichiarativa non è positivo, così, quello che si impone dopo aver letto l’articolo è un momento di riflessione nel quale siamo capaci di determinare quali di queste distorsioni intervengono nella nostra visione del mondo e come ostacolano la maniera di relazionarci.

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Invert

Jennifer Delgado Suárez

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