12 marzo 2011

La felicità: il suo livello ottimale


La felicità si associa normalmente con un gran numero di situazioni positive che si sperimentano per tutta la durata della vita. Le persone più felici riescono ad ottenere i migliori posti di lavoro, fanno più soldi, sono più propensi a sposarsi...ma cosa più importante; si sentono soddisfatti da questi risultati. O almeno così si pensava fino a poco tempo fa negli ambienti della Psicologia.

Sappiamo bene che molte persone in tutto il mondo considerano la felicità come un bene di maggior valore anche rispetto all’intelligenza, al successo e ai possedimenti materiali. Ma... è possibile essere così tanto felici? Esistono molti manuali di self-help e associazioni, il cui obiettivo è quello di vendere tanta felicità perchè considerano che la felicità nel breve periodo sia il percorso più sicuro per aver una vita soddisfacente. Tuttavia, qual’è il limite?

Forse una persona estremamente felice è anche una persona meno motivata a migliorare nel suo lavoro o nel curare la propria salute.

Un gruppo di psicologi delle Università della Virginia, Illinois e Michigan ha concluso il primo studio che si conosca in merito a quello che sarebbe il livello ottimale di felicità. La ricerca a cui mi riferisco si portò a termine tra gli anni 1981 e 2000 e vi presero parte un totale di 100 mila persone di 96 paesi diversi. Una delle domande a cui dovevano rispondere gli intervistati era: considerando tutti i fattori, quanto è soddisfacente la tua vita in questi giorni? Questa è la domanda classica per determinare il grado di felicità delle persone in una scala numerica da 1 a 10.

Comunque, si adottò anche un’altro modo per determinare i livelli di felicità, quello che si conosce come moment-to-moment basis, per esempio: i nostri livelli di soddisfazione e di felicità possono essere elevati ma in qualsiasi momento possono essere influenzati negativamente per qualsiasi situazione come per esempio la morte della nostro compagno a quattro zampe.

Nel primo caso una persona potrebbe situarsi in basso nel livello di felicità perchè si vede colpita da questa situazione casuale, nel secondo caso si cerca la felicità nell’arco del tempo, se vogliamo così chiamarla.

Così, il gruppo di studiosi si concentrò nelle variazioni della felicità nell’arco del tempo. Allora...come si relazionano le soddisfazioni quotidiane con il benessere emotivo?

Sorprendentemente le persone più felici non erano quelle che realizzavano una maggiore solidità economica. Come dire, si stabilirono dei livelli di felicità, le persone che occupavano il top della lista non erano coloro che avevano maggior successo, mentre che le persone che si trovavano ad un livello più basso mostravano risultati molto soddisfacenti a livello professionale ed economico. In pieno contrasto con coloro che puntavano in basso nella scala della felicità.

Tuttavia, le cose assunsero aspetti diversi quando si riferivano alle relazioni di coppia. Le persone più felici mantenevano relazioni sentimentali stabili e soddisfacenti mentre che le persone che puntavano in basso non presentavano gli stessi livelli di soddisfazione e tentomeno si sentivano motivate a cambiare questo stato.

Così, gli investigatori concludono che, mentre che in tema di educazione e di lavoro non è necessario sviluppare una felicità massima per ottenere i nostri obiettivi più ambiziosi, in fatto di relazioni sentimentali mentre più felici siamo maggiore sarà la stabilità emotiva che troveremo nelle relazioni di coppia.

Il tema in sè non è del tutto nuovo, già Gilbert aveva sostenuto in precedenza che le persone avessero una tendenza a presentare un moderato livello di felicità. Tuttavia, l’idea non è del tutto errata, accadrebbe lo stesso che accade nel caso in cui si fa riferimento ad un livello ottimo di motivazione o a un livello ottimo di stress che sono imprescindibili se si desidera portare a termine qualsiasi compito.

Così, quando la persona è convinta di aver raggiunto il culmine della felicità, non dedicherebbe lo stesso sforzo nel superarsi professionalmente sebbene questo la aiuterebbe a mantenere relazioni interpersonali molto soddisfacenti.

Fonte:
Oishi, S.; Diener, E. & Lucas, R.E. (2007) The Optimum Level of Well-Being: Can People Be Too Happy? Perspectives on Psychological Science, 2(4), 346-360.

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Jennifer Delgado Suárez

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