17 marzo 2011

Imparare a vedere: la percezione di ciò che è apparentemente invisibile


Credete di vedere tutto ciò che rientra nel vostro campo visivo? Normalmente sì. Ma ora, dopo che un nuovo studio realizzato dall’Istituto Max Planck in Germania, assicura che il cervello sceglie gli stimoli che si renderanno coscienti, non saremo più così sicuri.

Di solito crediamo che tutti gli stimoli che si incontrano nel nostro campo visivo sono percepiti senza difficoltà da un sistema ricettivo sano, ma tuttavia gli alberi della prima fila non ci permettono di apprezzare il resto del bosco. Fino ad ora in ambito scientifico nessuno si era posto la domanda: è possibile allenare la capacità di rendere coscienti gli oggetti?

Anche se si deve dire che il tema non è del tutto nuovo, fenomeni molto curiosi relativi al cervello e alla vista erano già stati riportati in precedenza, tale è il caso dell’attenzione intermittente e la cecità al movimento.

I ricercatori mostrarono due diverse forme a otto persone che partecipavano all’esperimento: un quadrato e un diamante, una di queste era mascherata. I partecipanti dovevano identificare le figure osservate, la prima delle figure era invisibile alle persone all’inizio della prova ma dopo cinque sessioni furono in grado di identificare il quadrato e il dimante.

I risultati mostrano che non esiste un limite ben determinato tra gli stimoli che possono essere percepiti e quelli che perdiamo definitivamente, forse le immagini che semplificano meglio sono proprio quelle dei due oggetti mascherati; una delle più classiche è l’immagine che si trova all’inizio dell’articolo.

Sappiamo già che, in alcuni casi, esistono immagini che non possiamo vedere perchè siamo socialmente condizionati per percepire un determinato contorno e dargli un senso ben specifico. Tale è il caso dell’immagine iniziale nella quale la maggioranza delle persone adulte vede una coppia di amanti. Tuttavia, i bambini più piccoli possono solo apprezzare i delfini. Devo riconoscere che mi sono dovuta sforzare un po’ per riconoscere i delfini, così, ve la rendo più facile nella prossima immagine.


Ad ogni modo, oltre al condizionamento sociale gli autori di questa ricerca assicurano che il nostro sistema percettivo ha una capacità ridotta nell’elaborare e rendere coscienti gli stimoli che ci giungono attraverso l’apparato visivo, e quindi, è abbastanza normale che molte delle immagini vengano non percepite e necessitiamo così di varie esposizioni per poterle captare e coscientizzare oltre al primo impatto. A favore di questa ipotesi gli psicologi argomentano che in molte occasioni neppure preparando in anticipo le persone in merito a ciò che vedranno, si può coscientizzare determinate immagini. Solo l’esposizione ripetuta può riorganizzare l’apparato visivo.

Questa scoperta è di vitale importanza dato che offre possibilità fino ad ora impensabili a quelle persone che a causa di danni subiti alla corteccia visiva primaria, presentano difficoltà nel riconoscere gli oggetti. Ora resta solo la questione di determinare quali siano gli stimoli più adeguati ad ogni deficit e alle peculiarità dei pazienti.

Fonte:
Schwiedrzik, C. M.; Singer, W. & Melloni, L. (2009) Sensitivity and perceptual awareness increase with practice in metacontrast masking. Journal of Vision; 9(10):18, 1–18.

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Jennifer Delgado Suárez

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