24 marzo 2011

Il processamento cerebrale delle affermazioni religiose

Quando si parla di religione le idee normalmente differiscono abastanza tra le persone credenti ed i non credenti. Ma... esistono differenze a livello cerebrale?

Ora si sa che le differenze si radicano nel come vengono valutati i giudizi in merito alla fede.

Ricercatori dell’Università del Sud California e della UCLA hanno sviluppato il primo studio che compara il funzionamento cerebrale delle persone religiose e di quelle che non lo sono attraverso la neuroimmagine funzionale.

I risultati furono sorprendenti: il cervello risponde in maniera differentre di fronte alle proposizioni di origine religiosa rispetto a quelle che non sono di origine religiosa; credere o non credere ad una affermazione, indipendentemente da se la persona è o meno religiosa, dipende dalle stesse aree cerebrali. Lo studio mostra che i cristiani devoti ed i non credenti utilizzano le stesse aree del cervello per giudicare la veridicità delle proposizioni, siano di origine religiosa che no.

Allo studio parteciparono 30 adulti, 15 cristiani e 15 non credenti che vennero sottoposti ad una scannerizzazione cerebrale mentre valutavano la veridicità di proposizioni di contenuto religioso e non religioso. Le affermazioni vennero preparate in modo da rappresentare un accordo perfetto tra i gruppi quando si riferivano ad affermazioni non religiose come per esempio: “le aquile esistono” o per provocare un forte disaccordo come per esempio:”gli angeli esistono realmente”.

Valutare le affermazioni di contenuto religioso aumenta l’attività della corteccia prefrontale ventromediale, un area del cervello relazionata con la ricompensa, i giudizi di auto-rilevanza e la capacità decisionale a livello emotivo. Una zona incaricata di mediare tra gli impulsi e la conoscenza, tra la cognizione e l’emozione.

Tuttavia, quando venne realizzata l’analisi comparativa tra i due gruppi di persone si concluse che il pensiero religioso è maggiormente associato alle regioni cerebrali che governano l’emotività, l’auto rappresentazione ed il conflitto cognitivo mentre che pensare a questioni aliene alla religione attiva le aree relazionate con la memoria, naturalmente, nell’intento di reuperare l’informazione precedentemente appresa che non implica un conflitto emotivo.

Il fatto che si attivino aree come la cingula anteriore, relazionata con la risoluzione dei conflitti, evidenzia che tanto per le persone religiose quanto per coloro che non lo sono, le affermazioni relazionate con la religione producono una grande incertezza, dubbi ed un certo coinvolgimento emotivo. Questo anche se in alcune occasioni le persone non lo riconoscono o che si tratti di un processo che occorre in modo non cosciente.

Fonte:
University of California - Los Angeles (2009, Octubre). Where Religious Belief And Disbelief Meet. ScienceDaily. En: http://www.sciencedaily.com¬ /releases/2009/10/091005092302.htm

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Jennifer Delgado Suárez

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