27 febbraio 2011

Esiste la memoria fotografica?

È Abbastanza comune sentire qualche persona dire: “io ho una memoria fotografica”, con questa frase si intende indicare quanto la vista sia un senso estremamente importante nella costruzione dei ricordi.

Per esempio, coloro che utilizzano prevalentemente il canale visivo dopo aver studiato una lezione, sono capaci di visualizzare la distribuzione dei paragrafi, la posizione delle immagini, i titoli... Mentre quelli che utilizzano maggiormente il canale uditivo codificano e memorizzano il materiale ascoltandosi mentre leggono, sia ad alta voce che sottovoce.

Ma esiste una memoria fotografica molto più rara che generalmente si evidenzia nei bambini o pre-adolescenti: è la memoria eidetica.

Per sapere se possediamo questa rara memoria è sufficiente osservare con attenzione una immagine relativamente complessa per 30 secondi. A posteriori chiediamo a qualcuno che la tolga e così tentiamo di ricordare tutti i dettagli possibili senza distogliere lo sguardo dal posto in cui si trovava l’immagine.

Le persone con memoria eidetica affermano che semplicemente visualizzando l’immagine sono in grado di “scannerizzarla” nei minimi dettagli.

La chiave del processo di identificazione di una persona con memoria eidetica si basa nel fatto che, anche se le immagini non sono più presenti, essi sono in grado di ricordarle nei minimi dettagli come se le stessero osservando.

L’immagine eidetica è diversa dal resto delle immagini mentali dato che le immagini che la maggioranza delle persone captano e immagazzinano nella loro memoria generalmente hanno colori diversi dall’originale e necessitano di alcuni movimenti in relazione ai movimenti degli occhi con i quali le scannerizziamo.

L’immagine eidetica non viene controllata volontariamente dalla persona e comunemente può attenuarsi e scomparire in modo involontario, pezzo per pezzo così da non poter più essere recuperata. Dura in media 30 secondi o poco più e per distruggerla a volte è sufficente chiudere gli occhi un istante.

È come una fotografia che si mantiene sospesa di fronte ai nostri occhi anche se, ovviamente, è suscettibile di qualche contaminazione mnemonica.

Nella letteratura la maggior parte dei casi riportati di persone con memoria eidetica sono bambini, mentre che la percentuale tra i pre-adolescenti si situa tra il 2 ed il 10%. Tuttavia si sono registrati casi anche in persone con ritardo mentale o nella popolazione geriatrica.

Non esistono differenze di sesso nella sua manifestazione e nella popolazione adulta è una abilità molto rara.

I meccanismi alla base della memoria eidetica e come svilupparla sono tuttavia un mistero anche se in via generale si sa che se la persona parla mentre visualizza l’immagine, per quanto corta possa essere la frase, la qualità dell’immagine eidetica viene debilitata.

Uno dei casi più conosciuti e di grande impatto in fatto di memoria eidetica è quello del pittore nord-americano Franco Magnani. Emigrato molto giovane da Pontito, una piccola città in Toscana, dopo vari anni era capace di riprodurre su tela ogni dettaglio della sua città natale.

Nel 1987 la fotografa Susan Schwartzenberg scattò una foto di Pontito che si può confrontare con la creazione del pittore, osservando che addirittura la prospettiva è sorprendentemente fedele come si può osservare nell’immagine all’inizio dell’articolo.

Alcuni psicologi assicurano che la memoria eidetica è strettamente relazionata con le emozioni, così, indipendentemente dalla capacità di immagazzinare immagini, quelle che risultano essere emotivamnte significative sono più dettagliate e restano per maggior tempo nei ricordi.

Fonte:
Schwitzgebel, E. (2002) How well do we know our own conscious experience? The case of visual imagery. Journal of Consciousness Studies; 9(5-6): 35-53.

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Jennifer Delgado Suárez

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