8 febbraio 2011

Chiamare le emozioni con il loro nome riduce l’ansia

Sappiamo bene che esprimere o verbalizzare le emozioni, soprattutto quelle di segno negativo, riduce il loro impatto e la loro intensità, ma...perché?

Alla UCLA (Università della California città di Los Angeles) vennero studiate un totale di 30 persone, 18 donne e 12 uomini di età comprese tra i 18 ed i 36 anni. L’essenza dell’esperimento consisteva nel mostrare ai partecipanti fotografie di volti che esprimevano emozioni. Sotto le immagini apparivano parole come: “arrabbiato” o “impaurito”; i volontari dovevano scegliere quale delle due emozioni veniva espressa dai volti. In altre immagini venivano mostrati due nomi: “Harry” e “Sally” e i volontari dovevano scegliere quale dei due nomi gli appariva più certo rispetto al sesso di uno dei due volti osservati.

Mentre le persone sviluppavano questo compito veniva loro realizzata una risonanza magnetica funzionale che rivelò che quando i volontari dovevano assegnare le emozioni l’amigdala presentava un attivazione minore rispetto alle situazioni nelle quali dovevano attribuire i nomi propri.

Nella prova relazionata con l’attribuzione di emozioni si attivò solamente la corteccia prefrontale ventro-laterale destra.



Cosa ci indica questo?

Ripassiamo sommariamente le funzioni di entrambe le zone cerebrali: l’amigdala ha la funzione essenziale di mediare le reazioni d’allarme ed attiva la prevenzione corporale in situazioni di pericolo. L’area della corteccia prefrontale ventro-laterale destra è implicata nell'elaborazione delle emozioni e l’inibizione del comportamento.

Così, sarebbe stabilita una correlazione inversa: mentre più è attiva la zona incaricata di inibire il comportamento ed elaborare le emozioni, meno risposte ansiose presenteremo di fronte ad esse. In altre parole, quanto più capaci saremo di analizzare le emozioni e verbalizzarle minore sarà il loro impatto negativo. Se alle persone viene chiesto che denominino e classifichino le loro emozioni si sentiranno meno infastidite, ansiose o tristi dovuto a che le aree cerebrali che si attivano oscurano o inibiscono il funzionamento del resto.

È la conferma della credenza popolare che parlare di qualsiasi cosa ci preoccupi migliora il nostro stato d’animo. Addirittura, alcuni Psicologi sostengono che proprio in questa massima si radichi il potere curativo della Psicoterapia, indipendentemente dall'orientamento psicologico o dalle tecniche utilizzate.

Fonte:
Lieberman, M. D.; Eisenberger, N. I.; Crockett, M. J.; Tom, S. M.; Pfeifer, J. H. & Way, B. M. (2007) Putting Feelings Into Words: Affect Labeling Disrupts Amygdala Activity in Response to Affective Stimuli. Psychological Science; 18(5): 421-428.

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Jennifer Delgado Suárez

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