25 febbraio 2011

Cannibalismo sessuale: Alcuni casi


Attenzione: L’informazione di seguito potrebbe ferire la suscettibilità di qualcuno
Esistono molti temi in materia di psicologia che risultano molto impattanti, forse il cannibalismo è proprio uno dei più impressionanti. Anche se l’informazione che si può trovare al riguardo si limita a descrivere i casi, tenteremo di avvicinarci al fenomeno da una prospettiva comprensiva.

Il cannibalismo sessuale è una pratica che si può osservare in alcune specie animali i quali si mangiano, letteralemnte parlando, il proprio partner durante o dopo la copula. All’incirca 30 specie animali presentano questo comportamento, anche se probabilmente la vedova nera è l’esempio più conosciuto. In questo caso il ragno femmina si mangia il maschio subito dopo l’amplesso e con questa pratica facilita la fertilità.

Nella maggioranza dei casi animali sono le femmine a mangiarsi il maschio mentre tra gli umani generalmente i ruoli si invertono. Nella storia dell’umanità, anche se sono apparsi alcuni casi femminili, la maggioranza si riferiscono ad uomini.

Un occhiata ad alcuni casi

Probabilmente il caso più famoso è quello di Albert Fish. Quest’uomo nacque a Washington nel 1870 come minore di cinque fratelli. All’età di cinque anni entrò all’orfanotrofio dato che suo padre era morto e sua madre non poteva mantenerlo. Una volta dentro iniziò a manifestare tendenze sadomasochistiche, godendo delle sculacciate che gli davano i professori, ed in seguito andò aumentando il grado di dolore introducendosi oggetti affilati nella zona pelvica. Alla sua storia si aggiunge che praticava coprofagia e prostituzione. Il suo matrimonio che durò ben poco fu organizzato da sua madre.

Gli psichiatri che seguirono il caso assicurarono che mai si era visto tanta perversione negli annali della Psichiatria. Fish giunse al punto di uccidere un numero considerabile di bambini dato che sceglieva le sue vittime tra i più poveri, in modo che la polizia non si preoccupasse troppo delle sparizioni.

Un’altro caso di cannibalismo documentato è quello di Andrei Chikatilo meglio conosciuto come “lo squartatore di Rostov”. Nato nel 1936 in un piccolo villaggio dell’allora Unione Sovietica, la sua infanzia fu traumatica, la madre gli raccontava spesso che suo fratello maggiore era stato mangiato dai vicini di casa affamati ed anche se non è ben chiaro se la vicenda sia vera, si sa che all’epoca non era una pratica del tutto sconosciuta. In seguito dopo aver presenziato ai bombardamenti tedeschi iniziò a fantasticare di giustiziare brutalmente i soldati tedeschi.

In un secondo tempo, la fidanzata di Chikatilo sparse la voce che fosse impotente ed in questo modo il suo odio per le donne venne definitivamente stabilito anche se in seguito si sposò con una giovane scelta da sua sorella.

A questo punto, iniziò ad uccidere le donne estirpandogli i genitali per poi magiarseli in un secondo tempo ed in seguito estese il suo raggio d’azione anche a uomini e bambini, che venivano torturati e castrati. Commise un totale di 53 omicidi, la maggioranza di essi premeditati.

Uno dei casi più recenti di cannibalismo sessuale è quello di Armin Meiwes, anche conosciuto come “il cannibale di Rothemburg”. A differenza degli altri casi, Meiwes chiedeva il consenso delle vittime per divorarli. Attraverso internet conobbe un’ingegnere di Berlino che praticava il sadomasochismo tra le sue pratiche sessuali ed al loro secondo appuntamento, questi chiese a Meiwes che gli amputasse il pene. Una volta amputati i genitali entrambi consumarono il singolare piatto, ed in seguito Meiwes lo lasciò morire dissanguato.

Meiwes non sarebbe mai stato catturato se non avesse messo un’altro annuncio in internet per cercare la sua prossima vittima. Riconobbe che fin da piccolo aveva fantasie nelle quali uccideva e si mangiava i compagni di scuola che più gli piacevano e che si eccitava quando osservava film dell’orrore.

Tuttavia, esistono anche alcune donne che hanno realizato atti di cannibalismo sessuale, tale è il caso di una certa Anna Zimmerman una tedesca di 26 anni che nel 1981 assassinò e squartò il suo fidanzato. Congelò le porzioni e andava cucinandole giorno dopo giorno.

Spiegazioni possibili

Anche se ci risulta difficile accettarlo, la possibilità reale dell’antropofagia è presente in tutte le persone; basti ricordare che in situazioni di fame estrema alcune persone hanno fatto ricorso a questa tecnica per mantenersi in vita. Ma l’antropofagia con il movente sessuale è qualcosa di molto diverso.

Senza alcun dubbio è necessario passare sopra a molte inibizioni per poter eliminare un’altro essere umano ma...mangiarselo...è un passo che va decisamente oltre.

I tentativi di spiegare questo comportamento sono vari e vanno dalla causo biochimica fino alla motivazione con fondamento psicoanalitico.

Hensel, nel suo libro: Cannibalism as a Sexual Disorder, assicura che mangiare carne umana aumenta i livelli di vitamina A e gli aminoacidi, e questo causerebbe una reazione chimica nel sangue e a livello cerebrale. Questa reazione sarebbe la causa di questi stati alterati di eccitamento, molto simili a quelli che si sperimentano quando si assume stupefacenti molto pesanti, o almeno questo è ciò che riferiscono alcune delle persone che hanno mangiato le loro vittime. Tuttavia, questa teoria non è del tutto accettata e comunque non spiegherebbe perchè queste persone avrebbero iniziato questo titpo di pratiche macabre.

Precisamente, un’altro dei tentativi di spiegare è quello che si focalizza nel tentare di comprendere le motivazioni del comportamento antropofago. La maggioranza degli atti di cannibalismo sono motivati dal desiderio di esprimere potere sulla vittima; di fatto, mangiare la vittima sarebbe considerata la più alta espressione di potere. Sostenendo questa teoria esisterebbero forti sentimenti di ostilità e/o paura che condurrebbero l’antropofago a cercare vendetta contro gli altri per rafforazare la sua posizione di potere. Questa teoria spiegherebbe perfettamente il caso di Zimmerman e probabilmente sarebbe uno dei pilastri che spiegherebbero comportamenti simili.

Continuando l’analisi ed approfondendo la genesi del disturbo, la maggioranza degli psicologi coincide sul fatto che queste pratiche sono il risultato di un trauma infantile che si rivive durante l’età adulta nei momenti di stress. Questa teoria si basa essenzialmente nell’analisi dei diversi casi accaduti durante la storia, nei quali le persone avevano vissuto da molto piccoli una forte ansia da separazione che sfociava in frustrazione e aggressività. Qualche psicologo va ben oltre e assicura che il cannibalismo sessuale è una rappresentazione, quasi teatrale, dei veri impulsi e sentimenti che si sperimentano verso un’altra figura (che generalmente è la madre o il partner). Insomma, che ucciderebbero e si magerebbero altre persone come atto simbolico, anche se realmente la fantasia coinvolgerebbe figure molto vicine a loro, e a causa dei legami sentimentali molto stretti, non possono realizzare il loro progetto sulla persona che rapprasenta il vero obiettivo ragion per cui cercano un sostituto.

Quest’idea implica che l’antropofago molte volte ricorre alla reificazione per poter commettere i sui crimini, e cioè che cerca di eliminare dalle persone le loro caratteristiche umane per poterle considerare come degli oggetti, in questo modo non gli è difficile commetere i sui crimini e si sente libero dai sensi di colpa. Tuttavia, esiste una piccola percentuale di casi che non si spiega con la teoria dei traumi infantili.

Così giungiamo alla teoria che spiega il cannibalismo come un disturbo di origene sessuale; alcuni psicologi lo considerano come il massimo livello di sadismo mentre altri assicurano che si tratta di una miscela di sadismo e necrofilia. Quest’idea venne confermata almeno in una percentuale dei casi, quando nel 2002 nell’Università del West Illinois si sviluppo uno studio con persone che confessarono di avere fanatsie sessuali antropofaghe. I partecipanti alla ricerca assicuravano che il desiderio di ingerire altre persone si manifestava solo quando si sentivano attratti sessualmente verso altre persone.

Infine, anche se non è l’ultima delle teorie, si incontrano quegli psicologi che affermano che l’antropofagia è un disordine associato ad altri disturbi psicopatologici come la schiziofrenia ed i disturbi della personalità ma non ci dobbiamo dimenticare che sebbene alcune delle persone soffrivano di diverse psicosi o psicopatie, in altri casi non si sono trovate tracce di questi disordini.

Riassumendo, come si può osservare, ogni caso offre un’informazione e diverse spiegazioni in merito allo stesso fatto. Personalmente credo che non esista una linearità tantomeno una serie di fenomeni traumatici che invariabilmente possano sfociare nel cannibalismo ma più precisamente un complesso ben intricato di fatti potenzialmente traumatici, che trovano terreno fertile, che sia in un disturbo psicologico dovuto a deficienza a livello cerebrale o in caratteristiche di personalità accentuate che deviano la risposta adattativa della persona rispetto al suo ambiente. Tuttavia, le porte della conoscenza sono aperte, anche se resta molto cammino ancora da fare nell’area della Psicologia Criminale e soprattutto in relazione a questo disturbo.
Fonti:
Talwani, S. (2000) Experts Debate What Forces Create A Cannibal. Great Falls Tribune. Montana.
Martingale, M. (1993) Cannibal Killers. Londres: Carroll and Graf Publishers.
Sanday, P. (1986) Divine Hunger. New York: Cambridge University Press.
Arens, W. (1979) The Man-Eating Myth: Anthropology & Anthropophagy. New York: Oxford University Press.

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Jennifer Delgado Suárez

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