21 gennaio 2011

La Neuroeconomia: allargando le frontiere della Psicologia

Quando le persone si trovano in uno stato di eccitazione crescente sono più propense a pensare in termini di beneficio e ad assumersi dei rischi. I cambi a livello neurologico che “influiscono” nel prendere le decisioni in campo economico interessano i pubblicitari, gli investitori, i proprietari dei prodotti e gli psicologi; così, non risulta tanto strano che stia prendendo vita un nuovo campo di applicazione della psicologia: la Neuroeconomia, insieme al suo lato più negativo: il Neuromarketing. Personalmente credo che questo nuovo ramo della Neuropsicologia affondi le sue radici nel fatto che la parola stessa “Neuromarketing” abbia un suono abbastanza accattivante.

Di sicuro è che ora si fa anche riferimento ad una nuova disciplina-ponte tra la Neuropsicologia e l’ Economia che tenta di comprendere come le emozioni possano influenzare il processo decisionale in ambito economico ed analizza l’attività cerebrale per predire le preferenze al consumo, le scommesse ed i possibili investimenti.

La disciplina è molto giovane ma si sta ampliando. Il primo articolo nel quale si fa riferimento a questa disciplina ibrida risale al 2001 nel quale si studiarono i processi neurali di sette persone in fase di cooperazione tra di esse.

Le applicazioni della nuova disciplina si rimandano comunque al futuro: corsi di formazione per gli investitori, previsione del collasso dei prezzi, anticipazioni psicologiche delle fluttuazioni del mercato … Attualmente gli studi si sono centrati essenzialmente nell’analizzare i livelli di fiducia delle persone nel prendere decisioni economiche così come il ruolo specifico della razionalità e dell’emotività nel momento della decisone strategica.

Gli strumenti essenziali di lavoro sono: la risonanza magnetica funzionale, la tomografia per emissione di positroni, i potenziali evocati, la stimolazione magnetica transcraneale, i movimenti degli occhi, le variazioni nel flusso sanguigno ed i cambiamenti nell’epidermide. Detto in questi termini parrebbe il ritorno alla più recalcitrante psicologia sperimentale degli inizi del secolo scorso, ora praticata con strumenti più moderni. Non si escludono neppure i risultati della sperimentazione con gli animali, anche se questi non prendono decisioni economiche.

Naturalmente, negli USA esistono già i primi centri di studio come il Center of Neuroeconomics Studies, che contengono alcuni articoli molto interessanti che possono essere scaricati.

Personalmente riscontro in questa nuova disciplina due problemi fondamentali: si cerca di ridurre il funzionamento delle persone ai loro processi cerebrali dimenticando che l’aspetto psicologico e la storia individuale ci rendono particolarmente complessi ed unici; per questo motivo non è possibile stabilire regole applicabili a tutti ma solo fare riferimento ad una certa generalità.

Inoltre, nasce un secondo problema di ordine etico: è stata molto dibattuta l’etica in merito ai messaggi subliminali per cui, la manipolazione effettuata con l’ausilio del Neuromarketing per influire nel processo decisionale delle persone non rappresenterebbe una violazione alla loro libertà personale?

La disciplina senza ombra di dubbio lascia molto spazio per riflettere.

Fonti:
Zack, P. J. (2008) The Neurobiology of trust. Scientific American, 88-95.
Woo, J. & Zak, P. J. (2007) Neuroeconomics Studies. Analyse and Kritik, 47-59.

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Jennifer Delgado Suárez

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