27 gennaio 2011

Hoarding: Il desiderio di accumulare oggetti

L’hoarding è un disturbo ossessivo-compulsivo che costringe le sue vittime ad accumulare, senza nessun freno, una quantità enorme di oggetti, anche quando la loro conservazione riduce sensibilmente la possibilità di entrare nella propria casa. Questo disturbo si unisce spesso con la disposofobia: il terrore a disfarsi degli oggetti custoditi.

Anche se il disturbo non è stato scoperto recentemente, è solo dal 1997 che Frost e Hartl ne proposero la prima definizione sistematica:

1.L’acquisizione di un gran numero di oggetti che sono poco utili o di valore limitato e l’incapacità a disfarsene.

2.La riduzione dello spazio in cui si vive perché occupato gradualmente dagli oggetti accumulati in modo tale da influenzare le funzionalità per le quali fu disegnata la casa.

3.Stato di angoscia importante causato da questo comportamento.

Si deve specificare che l’hoarding viene diagnosticato solo nel momento in cui oltre all’accumulo di oggetti questi arrivano a convertirsi in un impedimento a muoversi nel proprio spazio. Come si può vedere dalle fotografie, la persona arriva ad accumulare tanti oggetti al punto che il suo spazio vitale è tanto limitato da non poter più cucinare, fare il bagno o addirittura dormire nella propria casa, così che questo disturbo comporta rischi per la salute e per la vita stessa di chi ne soffre. Le camere si convertono in una vera e propria discarica nelle quali è davvero impossibile camminare o reperire gli oggetti di prima necessità. Tuttavia, alcune di queste persone seguono uno schema organizzativo nell’immagazzinare i loro oggetti anche se a prima vista la loro casa ci possa apparire totalmente disorganizzata.

Un’altra caratteristica che distingue l’hoarding è la totale assenza di un criterio di selezione; come dire, i collezionisti per esempio, che anche seppur mostrano una certa condotta compulsiva, si concentrano su di un determinato tipo di oggetti mentre le persone che soffrono di hoarding collezionano ogni tipo di oggetti e non mostrano alcun interesse particolare per nessuno di essi rispetto agli altri. La necessità di accumulare questi oggetti è relazionata con il desiderio di impedire che altre persone li tocchino o li spostino dal loro posto.

L’hoarding è stato riportato in casi di schizofrenia, disordini alimentari, danni cerebrali, demenze e disturbo bipolare. Normalmente le persone che soffrono di questo disturbo non cercano aiuto specializzato per cui i dati in merito all’incidenza sulla popolazione sono meramente indicativi. Così, si parla di 26 casi diagnosticati ogni 100.000 abitanti.

Queste persone mostrano una grande resistenza al trattamento psicologico e le risposte positive allo stesso risultano molto povere. Tanto è che così possono passare settimane di terapia prima che la persona sia capace di gettare nella spazzatura anche solo uno dei suoi oggetti. Questo succede perché la relazione emotiva con le sue proprietà è estremamente forte e separarsi da una di esse genera grande ansietà, inoltre, le persone hanno poca consapevolezza del loro disturbo e della necessità di attenzione medica al punto che non considerano irrazionali i loro impulsi ad accumulare oggetti e conservarli. Nello stesso modo, anche il trattamento con psicofarmaci mostra un miglioramento molto discreto.

Così, il disturbo segue un corso cronico che generalmente ha il suo inizio intorno ai 20 anni anche se sono stati riportati casi di pazienti di 10 anni di età, ma gli episodi cronici occorrono intorno ai 35 anni di età. Le persone con questo disturbo hanno nel loro albero genealogico almeno una persona, parente di primo grado, con disturbi di natura compulsiva, il che indica che potrebbe avere una causa genetica.

Anche se sono state sviluppate varie ricerche sull’efficacia delle terapie convenzionali e degli psicofarmaci ed addirittura in merito all’etiologia del proprio disturbo, tuttavia esistono ancora molti aspetti da chiarire, ma la cosa più importante è che il disturbo venga diagnosticato in tempo utile per aumentare le probabilità di buon esito della terapia.

Fonti:
Frost, R., & Hartl, T. (1996). A cognitive-behavioral model of compulsive hoarding. Behaviour Research and Therapy, 34, 341-350.
Steketee, G. & Frost, R. (2003) Compulsive Hoarding: Current Status of the Research. Clinical Psychology Review, 609: 1-22.

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Jennifer Delgado Suárez

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