18 gennaio 2011

Estasi e allucinazioni religiose prodotte dalla musica

La musica provoca effetti diversi sul nostro stato d’animo. Anche i nostri antenati si resero conto di questo fenomeno e iniziarono ad utilizzare le note musicali con scopi eminenetemente magico-religiosi. Anche se ogni cultura possiede i propri ritmi caratteristici, l’essenza della musica utilizzata dagli “shamani”, stregoni, ed anche da alcune religioni contemporanee continua ad essere la stessa: provocare uno stato di apertura nella persona rispetto all’idea che si intende inculcare.

Così, alcuni ritmi troppo aggressivi arrivano a provocare veri e propri stati allucinatori.

Nelle culture primitive il suono monotono e ritmico veniva utilizzato per influire sul benessere o sul comportamento della persona o gruppo. Gli stati di estasi, trance o ipnotismo sono elementi essenziali nei balli cerimoniali, soprattutto nelle culture africane. Nelle più diverse manifestazioni di queste credenze religiose si produce un ballo frenetico, con l’aiuto delle percussioni, che facilitano il trance religioso. Nella denominata “danza dei fantasmi” i nativi americani formavano un circolo e danzavano fino a che uno dopo l’altro cadevano rigidi al suolo.

Varianti di questa danza si praticano attualmente in alcune zone dell’africa ed in paesi i cui abitanti hanno discendenza africana come: Repubblica Dominicana, Haiti o Cuba.

Tuttavia, anche nella cultura azteca si praticavano questi balli con ritmi che ricordano un poco il moderno rock and roll.

Come dato curioso e per coloro che pensano che gli stati catatonici o di estasi siano prodotti solo dalla musica africana, attualmente si sta sviluppando una tendenza molto simile e “chic”: le feste di “Goatrance” ed in particolare il ballo rituale di “Goa Gill” che nacue nel sud-est dell’India ma che si è esteso anche all’occidente. In sintesi, il rituale di Goatrance è una versine contemporanea dell’ancestrale rituale sciamanico usato per ottenere cura spirituale, ringiovanimento e per potenziare il senso di comunità. Questo rituale si compie in un lungo ed intenso periodo di ballo che dura tutta la notte e fino al giorno dopo, dove i partecipanti si muovono ritmicamente al suono della musica elettronica, scrupolosamente selezionata, che induce stati di trance.

Tuttavia, cme si è potuto constatare, la musica da sola non basta per provocare questi stati, devono includersi due componenti essenziali in più: la suggestionabilità ed il movimento corporale. Una persona che non creda nella possibilità di esperimentare uno stato di trance religioso, difficilmente vivrà questa esperienza, deve possedere una personalità suggestionabile. Per fortuna o per disgrazia la maggioranza di noi è altamente suggestionabile.

D’altra parte, il movimento del corpo unito alle melodie ritmiche produce un curioso effetto nei centri dell’equilibrio e quindi, nei lobi temporali, principali incaricati dell’orientamento spazio-temporale, in questo modo, molto spesso la persona che balla soffre di un processo di disconnessione con la realtà. Inoltre, la necessità di dover coordinare i movimenti durante il ballo diminuisce l’attenzione cosciente che possiamo dedicare alla musica, che verrà percepita essenzialmente attraverso le strutture cerebrali più antiche, il che aumenta il suo potenziale ipnotico. Nello stesso momento, la danza rapida e continuata per lunghi periodi di tempo produce stanchezza e fatica che riducono i livelli di zucchero e ossigeno nel sangue inducendo così la riduzione delle onde cerebrali e la liberazione di endorfine.

Chiaro, il suono ripetitivo e la percussione rituale cambia gli schemi delle onde cerebrali: aumenta l’attività theta nelle regioni temporali e frontali e diminuisce l’attività delta della regione occipitale. Questa nuova direzione delle onde cerebrali può propiziare sensazioni visuali come: vedere colori, schemi e movimenti che conducono a vivere stati allucinativi molto organizzati. Così, la musica si convertirebbe nella matrice delle espeirenze catatoniche e allucinatorie.

Nonostante, gli effetti della musica non si fermano qui, l’aggressione sonora è utilizzata anche per favorire stati di sottomisssione che portano all’indottrinamento. Tale fu il tristemente celebre caso di Mandarom, ai tempi di Gilbert Bourdin, quando venivano chiusi in un tempio gli adepti , e attraverso apparati sonori simili alle sirene d’allarme veniva ripetuto instancabilmente il suono: “om”.

Simili effetti allucinatori sono prodotti in seno ai templi evangelici.

In sintesi la musica, come la maggioranza delle creazioni umane, può aiutare ad uscire da stati depressivi, affrontare l’ansia, favorire l’apprendimento ma può anche rappresentare uno strumento di dominio.

Fonti:
McAteer, M. (2002) Redefiniendo el ritual ancestral shamánico para el siglo XXI: Goa Gil y la experiencia del Baile Trance. Tesis del departamento de Filosofía, Religión y Psicología. Reed College: Oregón.
Winkelman, M. (2002) Shamanismo como Neuroteología y psicología evolucionaria. Científico conductista americano, 45(12): 1875-1887.
Rouget, G. (1985) Musica y Trance : Una teoría de las relaciones entre la música y la posesión. Chicago: University of Chicago Press.

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Jennifer Delgado Suárez

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