11 settembre 2010

Analfabetismo emozionale

Al mondo esistono piú di 450 milioni di persone che soffrono dei piú diversi disturbi mentali.

Una media di un milione di persone ogni anno si suicida.

Venti persone ogni 100 nel mondo soffrono di depressione.

I disturbi come l’anoressia e le dipendenze compaiono in soggetti sempre piú giovani.

Cosa succede?

Lo sviluppo tecnologico, avere accesso all’educazione e alla informazione non ci rende persone piú felici, libere o equilibrate psicologicamente, perché resta una materia in sospeso: l’apprendimento emozionale. Se esiste qualcosa veramente distribuito in modo democratico ed equo nel mondo é l’incapacitá di gestire le proprie emozioni.

L’analfabetismo emozionale si riferisce all’incapacitá di gestire le nostre emozioni e le emozioni degli altri ed implica l’impossibilitá per comprendere, accettare, spiegare e cambiare le emozioni.

Nello stesso modo in cui esiste un periodo ottimo per apprendere a leggere e scrivere, cosí esiste anche una tappa idonea per apprendere a gestire in modo positivo le emozioni, questa corrisponde con i primi periodi di vita: l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza. Questo comunque non significa che non si possa apprendere a gestire le emozioni in tappe piú tardive della vita. Non é mai troppo tardi se si combatte per una buona causa e ci si mette impegno per raggiungere i risultati.

Ci sono ricerche molto curiose che assicurano che i bambini sin dalla tenera etá sono capaci di comprendere e addirittura manipolare le emozioni degli altri che gli stanno intorno, soprattutto le emozioni degli adulti. Quindi, che succede durante tutta la vita?

Semplicemente non apprendiamo come sfruttare questo apprendimento, e lo lasciamo nelle mani della buona fortuna. Apprendiamo da altre culture, sviluppiamo la parte del nostro cervello relazionata con la matematica, la musica, la lingua...ma non educhiamo la parte relazionata con le emozioni; in questo modo non é strano che i giovani e molte persone che arrivano alla metá della loro vita si sentano completamente “perduti”, non sono padroni di se stessi. Hanno trascurato un apprendimento essenziale: imparare a relazionarsi con se stessi e con le persone in una forma positiva.

Che cosa implica l’apprendimento emozionale?

-Autocoscienza emozionale: apprendere a riconoscere le emozioni, sapere differenziare la tristezza dalla depressione, l’ansietá dalla sopraffazione... e soprattutto, essere capaci di spiegare la sua origene e le diverse ragioni.

-Autocontrollo emozionale: apprendere a gestire le emozioni: la possibilitá di controllare l’ira, l’irritabilitá, liberarsi dalla depressione...

-Automotivazione: apprendere a prefissarsi mete e ad autopropiziarsi emozioni positive che facilitino il cammino tracciato.

-Empatia: essere capaci di riconoscere le emozioni degli altri e comprenderle, calarsi nei loro panni ed accettarli per come sono.

-Abilitá sociali: gestire le emozioni in modo positivo per ottenere il meglio di tutto. Una persona che é abile socialmente é capace di agire come mediatore di fronte ai conflitti interpersonali, in molte occasioni agisce come leader dei gruppi ed offre appoggio emozionale.

Puó sembrare un cammino difficile ma senza dubbio é un avventura che vale la pena.

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Analfabetismo emozionale
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Invert

Jennifer Delgado Suárez

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Un articolo di qualche anno fa, ma attualissimo se pensiamo al mondo digitale e dai social media.

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