9 gennaio 2010

Dizionario di Psicologia lettera P













paranoia psicosi che si caratterizza per l'esistenza di un sistema delirante tendenzialmente stabile. Il contatto con la realtà può essere nella maggioranza degli eventi della vita quotidiana molto buono, ma con giudizi (o deliri) del tutto inadeguati per quanto riguarda particolari campi di esperienza. Tra i deliri vi sono quelli di persecuzione e di gelosia.

paraplegia
disturbo motorio che interessa solo gli arti inferiori.

pensiero (Piaget)
coordinamento di azioni interiorizzate (mentali). Equivalente di "intelligenza rappresentativa o simbolica".

pensiero intuitivo (Piaget)
seconda fase, dai 3-4 ai 6-7 anni, del pensiero preoperatorio (vedi). La conoscenza intuitiva è caratterizzata dal fatto che non è dovuta ad un ragionamento che segue le regole della necessità logica.

percezione
insieme di funzioni psicologiche che permettono all'organismo di acquisire informazioni "hic et nunc" (qui e ora) circa lo stato e i mutamenti del suo ambiente grazie all'azione di organi specializzati.

percezione sociale
idee che l'individuo si forma su se stesso e gli altri e che hanno una qualche influenza sull'interazione sociale.

performativo
configurazione semantica che specifica il tipo di intenzione comunicativa del parlante.

periodi sensibili (etologia)
stadi definiti della vita di un soggetto (animale o uomo) in cui esso è particolarmente sensibile a certi tipi di esperienze e di apprendimento. (Vedi "imprinting")

persona (Jung)
ciò che l'individuo costruisce per relazionarsi socialmente.

personalità
insieme integrato di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che costituiscono il nucleo caratterizzante un individuo, che tende a rimanere tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui la persona si esprime e si trova ad operare.

piacere, principio di (psicoanalisi)
ciò che induce l'organismo a ricercare il più possibile e prima possibile la soddisfazione dei bisogni.

plateau
battuta d'arresto che si verifica nell'apprendimento delle abilità motorie complesse, durante la quale la prestazione tende a non migliorare con l'esercizio, finchè non viene raggiunta una migliore coordinazione.

postura
relativa disposizione delle varie parti del corpo.

pragmatica, analisi
studio del linguaggio che privilegia i rapporti fra i segni e coloro che li usano.

precausale, pensiero (Piaget)
si basa sui rapporti di partecipazione, cioè sui "rapporti che il pensiero primitivo crede di percepire tra due esseri o due fenomeni considerati sia come parzialmente identici, sia come aventi una diretta influenza l'uno sull'altro, pur non esistendo fra loro nè contatto spaziale, nè legame causale intelliggibile." (Piaget, 1926, op. cit. a pag. 33).

preconscio
ciò che è latente nella vita mentale, ma può facilmente essere rievocato ed essere oggetto di consapevolezza.

preconvenzionale, sviluppo morale (Kohlberg)
primo livello dello sviluppo del pensiero morale, in cui il bambino interpreta le valutazioni di buono e cattivo in termini di conseguenze materiali, o nei termini della forza fisica di chi enuncia le regole (dai 4 ai 10 anni circa).

precursore
secondo la teoria della differenziazione delle emozioni (Bridges), ciò che sta al posto dell'emozione nei primi tre mesi di vita, in quanto è assente una vera e propria elaborazione cognitiva.

preformismo
vedi nativismo.

pregiudizio
stereotipo scarsamente fondato su dati verificati. Di norma sfavorevole ad un gruppo sociale.

preoperatorio, pensiero (Piaget)
caratteristico del bambino che, pur utilizzando il pensiero simbolico (vedi), non è in grado di compiere delle operazioni (vedi), o azioni reversibili (dai 18 mesi ai 6-7 anni circa). Con l'espressione "pensiero intuitivo" ci si riferisce alla seconda fase del pensiero pre-operatorio", dai 3-4 anni circa ai 6-7 anni.

proiezione (psicoanalisi)
meccanismo di difesa che consiste nell'attribuzione di qualcosa di proprio (desiderio, sentimento, impulso, idea, convinzione, atteggiamento, ecc.) ad un'altra persona.

proiettivo, test
test di personalità in cui il soggetto, di fronte a stimoli ambigui, interpreta "proiettando" in essi qualcosa di sè.

proprietà"Qualcosa che caratterizza alcuni oggetti, ma non altri (alcune capigliature sono, ad esempio, bionde, ma altre non lo sono."(Kanizsa, Legrenzi, Sonino, 1983, pag. 15).

proprium (Allport)
concetto che si riferisce alla personalità nel suo complesso.

psichiatria
settore specialistico della medicina, avente come oggetto di studio gli aspetti mentali e nervosi delle patologie psichiche.

psicoanalisi
scuola psicologica, di origine medico-psichiatrica, fondata da S. Freud il cui oggetto di studio prevalente è il comportamento anormale, che attraverso il metodo dell'osservazione clinica si prefigge come scopo la guarigione dei malati mentali.

psicofisica 
studio delle relazioni fra gli attributi fisici dello stimolo e gli attributi quantitativi delle percezioni.

psicometria
settore della psicologia che tratta dell'elaborazione matematica e statistica dei dati psicologici.

psicosi (psicoanalisi)
malattia mentale causata da massicce fissazioni e/o regressioni nelo sviluppo psichico o, comunque, da conflittualità fra le istanze della personalità -Io, Es, Super-Io- che trova il proprio equilibrio patologico con modalità (ossessioni, manie, gravi depressioni, grave malfunzionamento delle funzioni cognitive, ecc.) che comportano una notevole inadeguatezza nell'adattamento dell'individuo. Si distingue dalla nevrosi soprattutto per la maggior gravità, il minor rapporto con la realtà e maggiori regressioni. E' attualmente oggetto di discussione la rilevanza delle componenti organiche nella genesi delle psicosi.

psicosi infantile (Mahler)
malattia psichica grave riconducibile ad uno sviluppo anormale dell'Io nei primi anni di vita ed in particolare al rapporto figlio/a-madre. La Mahler distingue due tipi di psicosi: l'autismo e la sindrome simbiotica. (Vedi cap. 13)

psicosi maniaco - depressiva
vedi ciclotimica.

pubertà 
periodo della prima fase dell'adolescenza caratterizzato da una rapida crescita fisica e dal conseguimento della capacità fisiologica di riproduzione sessuale.

pulsione
agente causale del comportamento, inerente all'organismo, che rappresenta anche la ragione della finalità del comportamento.

Fonte: Il glossario qui sopra è ripreso dal volume R. Vianello (1998), Psicologia dello sviluppo (Bergamo, Junior - terza edizione.).

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