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26 maggio 2017

10 segnali che indicano che ti preoccupi troppo di quello che pensano gli altri


In un modo o nell'altro, tutti ci lasciamo influenzare dalle opinioni degli altri. L’approvazione sociale è importante e spesso la usiamo come una bussola che ci aiuta a stabilire se siamo sulla strada giusta o no.

Ma quando ci preoccupiamo troppo di quello che pensano gli altri cadiamo nell'errore di vivere attraverso le loro opinioni e prendere decisioni basandoci sull’accettazione o il rifiuto, piuttosto che lasciarci guidare dai nostri desideri e bisogni. Pertanto, è importante stare attenti ai segnali che indicano che abbiamo iniziato a preoccuparci troppo di quello che pensano gli altri.

Come riconoscere la dipendenza dalle opinioni degli altri?


1. Dici bugie o ti contraddici. Se cambi idea solo per cercare di inserirti nel gruppo, probabilmente ti preoccupi troppo di ciò che pensano gli altri e credi che non accetteranno di buon grado le tue opinioni, idee e pareri. Se scopri che menti spesso, fingi e cambi opinione, probabilmente stai cercando l'accettazione sociale.

2. Hai paura di dire 'no'. Dire 'no' è un diritto, hai il diritto di rifiutare quando pensi che qualcuno sta superando i limiti o semplicemente qualcosa non ti piace. Se dici spesso 'sì' quando desideri dire ‘no’, è probabile che ti stia lasciando condizionare troppo dagli altri. Infatti, fin da piccoli ci insegnano ad essere compiacenti, ma dire ‘no’ non fa male a nessuno, è semplicemente un diritto.

3. Chiedi scusa anche se non è colpa tua. Se ti scopri spesso chiedendo scusa per cose di cui non hai alcuna alcuna responsabilità né controllo, probabilmente stai assumendo una colpa che non ti appartiene. Scusarsi è un segnale d’intelligenza ed empatia, ma solo quando abbiamo davvero fatto un errore e siamo pentiti.

4. Ti giudichi attraverso gli occhi degli altri. Se ogni volta che fai qualcosa ti chiedi cosa penseranno gli altri, probabilmente hai un problema di autostima. Se i commenti degli altri sono sempre presenti nella tua mente, per dirti cosa devi o non devi fare, ti risulterà praticamente impossibile sapere cosa desideri veramente.

5. Cambi i tuoi piani per piacere agli altri. Se abbandoni continuamente i tuoi piani e cedi di fronte agli altri, è probabile che dentro di te si nascondano la paura del rifiuto e dell’esclusione sociale. È importante trovare un equilibrio, perché anteporre continuamente i bisogni degli altri ai tuoi ti costringerà a relegarti ad un secondo piano facendoti scegliere una vita che non ti soddisfa.

6. I tuoi stati emotivi fluttuano in base al feedback che ricevi. È normale che quando gli altri ci lodano ci sentiamo felici, ma se vivi su di un vero e proprio ottovolante emotivo che dipende dal giudizio degli altri hai un problema. È importante che impari a non assumere i commenti o le critiche degli altri come qualcosa di troppo personale.

7. Ti preoccupi di dire la cosa giusta al momento giusto. Ti preoccupi troppo delle “cadute di tono”, così che spesso ti auto-censuri, quindi non condividi quasi mai le tue idee e opinioni, per paura che gli altri potrebbero non essere d'accordo o che potresti offendere qualcuno.

8. Tenti di piacere a tutti. Con alcune persone entriamo immediatamente in sintonia, con altre no. È impossibile piacere a tutti, quindi il desiderio di fare una buona impressione e piacere a tutti è solo illusorio e serve solo ad aggiungere inutile stress alla vita. In realtà, così facendo corri il rischio di trasformarti in un camaleonte sociale, e ciò significa che perderai la tua identità.

9. Sei ossessionato da quello che pensano gli altri. Preoccuparsi di ciò che pensano gli altri è diverso dal chiederne l'approvazione. Noi tutti partecipiamo a questo “gioco mentale”, ma se arrivi al punto di essere ossessionato da ciò che gli altri pensano di te hai un grosso problema.

10. Hai difficoltà a prendere decisioni, anche le più piccole. L'indecisione è caratteristica delle persone che non sono sufficientemente sicure di sé, così cercano di compensarla con il perfezionismo. In questo modo, la paura di sbagliare ti può portare ad una vera e propria paralisi decisionale. Pensi costantemente a tutto quello che potrebbe andare storto e non riesci a decidere.

Se sei una di quelle persone che si preoccupano molto per le opinioni degli altri o negli ultimi tempi hai scoperto che sei più dipendente dal giudizio degli altri, qui troverai 10 frasi per smettere di preoccuparsi di ciò che gli altri pensano di te.
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24 maggio 2017

Come la rottura di una relazione cambia la personalità

coppia e sessualità

In un rapporto a lungo termine, la nostra identità si intreccia sempre di più con quella del nostro partner. Elizabeth Barrett Browning lo descrisse perfettamente quando disse al marito Robert Browning: "Ti amo, non solo per quello che sei, ma per quello che sono quando sono con te. Ti amo non solo per quello che hai fatto di te stesso, ma per quello che stai facendo di me. Ti amo per la parte di me che porti alla luce".

In effetti, in alcuni casi questa sintonia è tale che possiamo finire per confondere i nostri tratti con quelli del nostro partner. Pertanto, ha senso chiedersi cosa succede quando si rompe la relazione. Significa forse che la nostra personalità cambierà? La nostra personalità influenza il modo in cui affrontiamo la rottura facendo in modo che restiamo da soli più a lungo o ci spinge a cercare immediatamente un altro partner?

I cambiamenti che avvengono nella personalità quando termina un rapporto


Gli uomini e le donne di solito non reagiscono allo stesso modo alla rottura del rapporto. Uno studio condotto presso il National Institute of Aging di Baltimora scoprì che gli effetti del divorzio differiscono secondo il genere. Questi psicologi analizzarono la personalità di oltre 2.274 persone con più di 40 anni e le incontrarono di nuovo tra i 6 ei 9 anni più tardi. Quindi chiesero loro quali fossero stati gli eventi più importanti della loro vita e constatarono quanto era cambiata la loro personalità.

Così scoprirono che le donne che avevano vissuto un divorzio mostravano una maggiore propensione all’estroversione ed erano più aperte alle nuove esperienze, il che può essere attribuito all’effetto liberatorio della rottura. Al contrario, gli uomini divorziati sembravano essere meno consapevoli e più instabili emotivamente, probabilmente perché vissero la rottura come un evento demoralizzante.

Ma non tutti gli studi incontrarono questo schema. Un gruppo di ricercatori tedeschi analizzò i tratti della personalità di oltre 500 uomini e donne di mezza età per tre volte nell'arco di 12 anni.

Scopriorno così che uomini e donne divorziati erano diventati meno estroversi. Tuttavia, è probabile che questo sia dovuto al fatto che con la rottura persero molti amici che avevano in comune con il coniuge, il che significa che avevano meno opportunità per socializzare. È interessante notare che queste persone mostrarono una diminuzione della fiducia, forse perché non dovevano più sostenere continuamente l'altro.

È chiaro che, anche se gli effetti sull’estroversione non sono molto significativi, possono avere un impatto importante sulla vita della persona, soprattutto se si considera che le persone estroverse hanno maggiori probabilità di incontrare un nuovo partner e risposarsi.

Quanto velocemente riuscirai a voltare pagina dipende dalla tua personalità


La rottura di una relazione non solo cambia leggermente la nostra personalità, ma anche il nostro modo di vedere la vita e influenza il modo in cui reagiamo alla situazione. Uno studio condotto da psicologi dell'Università di Lovanio analizzò la personalità di oltre 2.000 persone che avevano vissuto un divorzio per scoprire che tipo di nuovi rapporti le persone formavano durante i sette anni seguenti.

Così si osservò che le persone estroverse avevano maggiori probabilità di risposarsi rapidamente rispetto agli altri. Chi tendeva alla nevrosi, al contrario, era più propenso a restare solo durante i sette anni seguenti o passare da una relazione all'altra senza trovare la persona giusta per stabilire una relazione solida. Tuttavia, le persone che mostrarono una maggiore consapevolezza erano più propense a formare un rapporto serio e questo durava molto più a lungo.

Una ragione per cui le rotture sono così angoscianti è che possono portarci a chiederci chi siamo, soprattutto quando si tratta di una relazione lunga, dal momento che la nostra identità si intreccia con quella del nostro partner, così che quando lo perdiamo, è come se avessimo perso una parte di noi stessi. Ciò significa che il concetto che abbiamo di noi stessi si contrae e abbiamo la sensazione di non sapere più esattamente chi siamo, cosa siamo o dove siamo diretti. Questi sentimenti possono essere particolarmente dolorosi per alcune persone.

È interessante notare che gli psicologi della Stanford University hanno scoperto che chi aveva una visione rigida di se stesso tendeva ad assumere il rifiuto come qualcosa di più personale, sentendo che la rottura rivelava qualcosa di negativo del suo carattere e, di conseguenza, l'esperienza era ancora più angosciante.

La buona notizia è che la nostra personalità cambia nel tempo, quindi è possibile incontrare un modo positivo di interpretare la rottura, soprattutto ricordandoci che siamo persone complesse e in continua evoluzione in grado di imparare dai propri errori e andare avanti. Questo punto di vista può alleviare in qualche misura gli effetti dolorosi del rifiuto.


Fonti:
Sodermans, A. K. etl. Al. (2016) Effects of personality on postdivorce partnership trajectories. Journal of Social and Personal Relationships: 10.1177/0265407516665250.
Howe, L. C. & Dweck, C. S. (2016) Changes in Self-Definition Impede Recovery From Rejection. Pers Soc Psychol Bullan; 42(1):54-71.
Allemand, M. et. Al. (2015) Divorce and personality development across middle adulthood. Personal Relationship; 22(1): 122–137.
Costa, P. T. et. Al. (2000) Personality at Midlife: Stability, Intrinsic Maturation, and Response to Life Events. Assessment; 7(4): 365-378.
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22 maggio 2017

Maturare non significa aggiungere, ma imparare a sottrarre

crescita personale

Noi non sempre lo riconosciamo, ma una delle nostre più grandi paure è la perdita. Infatti, appena conquistiamo qualcosa o qualcuno, invece di goderne pienamente, abbiamo immediatamente paura di perderlo. In questo modo passiamo gran parte della nostra vita in uno stato d’ansia e angoscia, incapaci di godere delle nostre conquiste.

La società è, in gran parte, responsabile di questa profonda e atavica paura. In un certo senso, a tutti è stato fatto arrivare un messaggio molto chiaro: vivere è accumulare. Ciò significa che dovremmo sempre avere di più, perché perdere è sinonimo di sconfitta, in ogni sfera della vita.

Quel messaggio ha penetrato molto in profondità e ci obbliga a correre continuamente, nell'inutile tentativo di ottenere sempre qualcosa di nuovo e migliore. A volte corriamo così velocemente che la nostra velocità ci stordisce. Curiosamente, in questo modo dimentichiamo di godere di ogni momento, perché abbiamo sempre un occhio puntato sul futuro, un futuro che deve contenere sempre di più, perché crediamo erroneamente che "più" sia sinonimo di "meglio".

La vita è il miglior insegnante


La vita, però, si incarica di mettere tutto al posto giusto. E ci insegna che ad un certo punto dello sviluppo ciò che ci permette di continuare a maturare non è aggiungere, ma imparare a sottrarre.

Cosa dovremmo sottrarre?

Che ci piaccia o no, dobbiamo imparare a sottrarre le persone, anche persone che una volta erano molto importanti per noi.

Abbiamo anche bisogno di imparare a sottrarre lo stress e la tensione o termineranno per danneggiare seriamente la nostra salute.

Dobbiamo imparare a sottrarre i legami, consapevoli che la vita è in continua evoluzione. Ciò non significa desiderare meno, ma accettare ciò che non possiamo cambiare e andare avanti.

Dobbiamo anche imparare a sottrarre le aspettative, capire che sono una fonte del tutto inutile di delusioni, frustrazioni e tensioni. Ma questo non vuol dire che dobbiamo smettere di sognare.

È importante che smettiamo di aggiungere cose e iniziamo ad abbracciare uno stile di vita più minimalista. Le cose non riempiono il vuoto emotivo. Possiamo invece imparare a ristabilire il contatto con le cose più semplici.

Dobbiamo anche imparare a sottrarre i progetti, soprattutto quelli che non sono nostri e non ci rendono veramente felici. Sceglire saggiamente le esperienze, invece di rimpinzarci di stimoli, ci permetterà di vivere più pienamente.

Infine, è importante sottrarre tutto ciò di cui non abbiamo bisogno e non ci rende felici, ma aggiunge solo inutile stress.


La paura di sottrarre si vince imparando a lasciare andare


Cresciuti con l'idea che dovremmo sempre aggiungere ci resistiamo a sottrarre. Ma una volta superata la resistenza iniziale, proverai un grande piacere a sbarazzarti di tutto ciò che ti crea tensione, sofferenza o è semplicemente inutile.

Poco a poco ti sentirai più leggero, e questo ti toglierà preoccupazioni, ansie e tensioni. Con un bagaglio più leggero sulle spalle potrai godere di più del viaggio. La chiave della felicità non sta nell'avere di più, ma nel desiderare di meno.

Steve Jobs è stato un esempio di minimalismo, una tendenza che diventò ancora più evidente quando seppe di essere malato e di fronte alla sua mortalità si animò a sbarazzarsi di tutto ciò di cui non aveva bisogno.

Quando l'ex CEO di Apple, John Sculley, visitò per la prma volta Jobs a casa sua, rimase impressionato. Descrisse così la sua visita: "Ricordo che Steve non aveva praticamente mobili in casa. Aveva una foto di Einstein, che ammirava moltissimo, una lampada Tiffany, una sedia comoda e un letto. Non pensava che fosse necessario avere un sacco di cose intorno, ma era incredibilmente attento con quelle che sceglieva".

Si può iniziare con piccole cose e seguire con la pulizia psicologica in altri settori della vostra vita, come una sorta di profonda disintossicazione. Ricorda che quando elimini qualcosa perché non ne hai bisogno, guadagni di più di quello che perdi. Si tratta di un cambiamento che vale davvero la pena.
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19 maggio 2017

I bambini che mettono in discussione tutto saranno adulti sicuri e di successo

psicologia infantile

Ci sono bambini che mettono in discussione tutto e non sono soddisfatti da qualsiasi risposta. Questi piccoli sfidano spesso le regole perché a loro piace andare oltre il prestabilito, discutono le risposte degli adulti e più di una volta li mettono in una situazione imbarazzante, facendogli percepire le loro incongruenze o assurdità.

Questo atteggiamento può esasperare alcuni genitori facendogli perdere la pazienza. Tuttavia, questo comportamento è seguito da una buona notizia: I bambini che mettono sempre in discussione le cose diventano spesso adulti più sicuri e di successo.

Questi bambini sviluppano un pensiero critico


Il fatto che i bambini non si diano per soddisfatti con la prima risposta che ricevono e vogliono continuare ad approfondire non è un male, anzi. Né è male che i bambini riflettano sulle risposte degli adulti e non le accettino senza discutere, come se si trattasse di verità assolute.

Questo atteggiamento denota che il bambino pensa per sé ed è interessato ad approfondire i fatti. Non accontentarsi di una risposta fino a quando non si ha inteso il punto è sinonimo d’intelligenza e fiducia in se stessi. Sarebbe molto peggio che il bambino accettasse una risposta che non capisce, solo perché ha paura che gli adulti credano che non è abbastanza intelligente per capire immediatamente.

Quando un bambino discute qualcosa è un segnale che sta mettendo in moto il suo pensiero critico, e questo è sempre una cosa buona. Questi bambini hanno semplicemente bisogno di ulteriori spiegazioni per convincersi.

Questo atteggiamento rappresenta anche, in un certo senso, una sfida alle regole e all'autorità. Il bambino toglie per qualche istante il "controllo" all'adulto contrastando i suoi argomenti. Anche questo non è negativo perché lo aiuta a consolidare la propria identità e praticare questa abilità in modo tale che da adulto sarà meno propenso a credere a qualcosa senza analizzare approfonditamente il tema, solo per il potere del referente o perché lo ha detto qualcuno o un mezzo di comunicazione "importante".

Ciò è confermato dagli psicologi dell'Università del Lussemburgo, che hanno analizzato i tratti della personalità di 700 bambini per alcuni decenni, da quando avevano 9 anni fino ai 40. È interessante notare che le persone che avevano i migliori posti di lavoro e guadagnavano di più erano quelli che erano stati bambini più impegnativi, sempre pronti alla sfida e talvolta ignoravano le regole dei genitori. Non erano solo bambini più competitivi, ma pretendevano anche di più dal mondo, crescendo non si davano per vinti e lottavano per i loro interessi.

Questi risultati sono legati a un precedente studio sulla relazione padre-figlio di tedeschi che durante la guerra la Seconda Guerra Mondiale protessero gli ebrei. I ricercatori scoprirono che quei genitori avevano incoraggiato il libero pensiero dei loro figli e li avevano educati nel rispetto della diversità. Pertanto, rispettare le opinioni diverse dei bambini aumenta le probabilità che questi pensino autonomamente da adulti, adottino un atteggiamento critico e non si lascino condizionare troppo facilmente dagli altri.

Il modo in cui i genitori reagiscono marca i bambini


Gli psicologi della Università della Virginia analizzarono 157 adolescenti di 13 anni d’età, realizzando dei video nei quali raccontavano quali erano state le situazioni in cui avevano dissentito energicamente dai loro genitori mettendo in discussione le loro decisioni, comportamenti e/o regole.

Quando i genitori videro le immagini dei loro figli che raccontavano la storia, reagirono in modo diverso. Alcuni sorrisero mentre altri si sentirono a disagio e si arrabbiarono.

Questi psicologi tornarono sul tema due anni dopo. Intervistarono di nuovo i ragazzi, questa volta i giovani avevano 15 o 16 anni d’età. Scoprirono così che gli adolescenti figli di genitori che adottarono un atteggiamento più calmo e persuasivo quando questi li contraddicevano erano meno propensi a fare uso di droghe e alcol. Questi ragazzi avevano imparato a non essere d'accordo in modo pacato ma deciso. Infatti, avevano il 40% in più di probabilità di dire "no" ai loro amici quando non erano interessati alla proposta.

Al contrario, quando i genitori imponevano la loro opinione, gli adolescenti assumevano comportamenti più passivi che li avvicinavano ai gruppi a rischio. Pertanto, questi psicologi sono convinti che l'atteggiamento dei genitori, quando i loro figli li sfidano, è fondamentale perché più tardi questi bambini imparino a non essere d'accordo con gli altri e sviluppino una forte autostima. Quando i bambini si sentono a loro agio ad esprimere il loro disaccordo con i genitori, si sentiranno così anche con gli amici, il partner o sul lavoro.

Come gestire correttamente il rapporto con un bambino che mette in discussione tutto?


Quando i bambini mettono in discussione tutto, i genitori possono cogliere l'occasione per dare loro una piccola lezione di vita insegnandogli a dissentire in modo assertivo.

- Ascolta. Quando i genitori ascoltano i loro figli, anche i bambini imparano ad ascoltare. Non si deve sempre essere d'accordo, ma se qualcuno introduce un buon argomento è giusto riconoscerlo. Non sitratta di vincere o perdere, ma di comunicare.

- Mantieni la calma. Crescendo i bambini sfidano l’autorità ei limiti imposti dai genitori. È normale. Il compito dei genitori è quello di mantenere la calma e rispondere in modo assertivo, perchè i bambini imparino ad interagire in modo appropriato. Se perdi il controllo gli starai insegnando che anche questo è un comportamento valido. Se gridi, è probabile che in futuro tuo figlio avrà paura di esprimere le sue idee e disssentire. Se gli presti attenzione, percepirà che le sue idee sono valide e degne di essere prese in considerazione.

- Smetti di afferrarti all’idea del controllo. Mentre i bambini crescono, i genitori dovrebbero lasciargli gradualmente una maggiore autonomia consentendogli di decidere per conto proprio. Purtroppo, in molti casi rispondiamo male alle loro provocazioni perché ci sentiamo insicuri e pensiamo che dovremmo mantenere l'autorità, in parte, perché questo è il modello con il quale siamo cresciuti.

- Negozia.
La vita è una trattativa continua, chi non ha questa abilità parte svantaggiato a livello sociale. Pertanto, se tuo figlio ti sfida, è meglio che non entri in una lotta per il potere che ti allontanerà da lui, negozia e cerca un accordo in cui tutti ne escano vincitori. Mentre tuo figlio cresce deve sentire che acquista progressivamente controllo ed è in grado di prendere le proprie decisioni.

- Ricorda che stai educando un bambino che diventerà un adulto. I tuoi figli, ad un certo punto della loro vita dovranno seguire la propria strada. Non importa che abbiano 3, 5, 10 o 15 anni, ogni volta che sono in d'accordo con te ti inviano un messaggio forte e chiaro: siamo persone indipendenti, che hanno le proprie idee, sentimenti e desideri. Il tuo compito è quello di aiutarli a svilupparsi e trasformarsi in persone autonome e sicure di sé.


Quando la sfida si trasforma in un problema comportamentale?


Ci sono casi in cui i comportamenti oppositivi e provocatori sono un problema comportamentale che affetta profondamente le dinamiche familiari. La differenza sta nel fatto che questi bambini non vogliono dialogare, non offrono argomenti o desiderano approfondire, ma vogliono semplicemente fare ciò che desiderano. Inoltre, questi bambini sembrano essere continuamente arrabbiati e godono molestando deliberatamente gli altri.



Fonti:
Spengler, M. et. Al. (2015) Student characteristics and behaviors at age 12 predict occupational success 40 years later over and above childhood IQ and parental socioeconomic status. Developmental Psychology; 51(9): 1329-1340.
Allen, J. P. et. Al. (2012) Predictors of Susceptibility to Peer Influence Regarding Substance Use in Adolescence. Child Development; 83(1): 337–350.
Oliner, S. P. (1992) Altruistic Personality: Rescuers Of Jews In Nazi Europe. New York: The Free Press.
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15 maggio 2017

10 frasi motivazionali di persone che hanno lottato contro le avversità

frasi famose

Nella vita attraversiamo spesso fasi complicate, momenti bui nei quali abbiamo difficoltà a guardare al futuro con ottimismo. In queste situazioni possiamo cadere nella disperazione ed essere tentati di gettare la spugna. Ma dobbiamo ricordare il mare calmo non fa buoni marinai. I problemi e gli ostacoli, anche se all'inizio possono bloccarci, ci aiutano a mettere alla prova le nostre capacità e crescere, per traformarci in persone più forti e resilienti.

Nel corso della storia sono esistite molte persone che sono state colpite dalle avversità, il cui pensiero e modo di affrontare gli ostacoli ei risultati raggiunti, ci possono ispirare nei momenti più difficili. Le loro frasi famose possono trasformarsi in fari che ci illuminano nei momenti più difficili.

Frasi motivazionali di Frida Kahlo


La donna dal pennello audace e dai colori intensi è un eccellente esempio di resilienza e desiderio di aggrapparsi alla vita. La pittrice messicana non è stata solo uno dei più grandi artisti del suo paese, ma la sua vita può anche servire d’ispirazione nei momenti più bui. Frida dovette sottoporsi a più di 32 operazioni chirurgiche e tuttavia trovó la forza di andare avanti nonostante il dolore cronico. Anche la sua relazione sentimentale gli causò molte ferite emotive.

1. Costruire un muro intorno alla propria sofferenza significa rischiare che questa ti divori dall'interno

Frida Kahlo non ha mai nascosto i suoi sentimenti, al contrario, li esprimeva attraverso il suo lavoro. Infatti, in più di un'occasione disse che dipingeva la sua vita. La pittrice era consapevole del fatto che quando si cerca di reprimere la rabbia, la tristezza o la sofferenza, queste finiscono per divorarci dall'interno. Pertanto, è sempre auspicabile trovare un modo costruttivo per incanalare le nostre emozioni.

2. Alla fine della giornata, siamo in grado di sopportare molto di più di quanto pensiamo

Una delle chiavi per superare i momenti più difficili è proprio quella di contare sulla nostra forza e la capacità di affrontare i problemi. Se non confidiamo di poter uscire da questa situazione, perderemo la speranza e rinunceremo. Pertanto, è importante ricordare che siamo molto più forti di quanto pensiamo.

Frasi motivazionali di Viktor Frankl


Viktor Frankl fu una delle giovani promesse della psichiatria viennese, quando il destino gli giocò un brutto scherzo. Nel 1942 fu mandato in un campo di concentramento e da allora non seppe più nulla della sua famiglia. Due anni dopo fu trasferito ad Auschwitz, il più grande campo di concentramento nazista, dove non perse mai la speranza, ma si dedicò a confortare i prigionieri e prevenire i suicidi. Nel 1945 venne liberato e in seguito scrisse il famoso libro "Uno psicologo nei lager", oltre a fondare la Logoterapia, una delle scuole di Psicologia più importanti del momento.

3. Se non sei in grado di cambiare una situazione che ti provoca dolore puoi sempre scegliere l'atteggiamento con cui affronti questa sofferenza

Ci sono situazioni nella vita che non si possono cambiare. Negarne l’esistenza causerà solo dolore e sofferenze inutili. Ma abbiamo la possibilità di scegliere come affrontare queste situazioni, possiamo lasciare che questi fatti ci distruggano o, al contrario, possiamo cercare di approfittarne o concentrarci sugli aspetti più positivi. Anche se non possiamo cambiare ciò che accade, siamo in grado di cambiare il modo in cui reagiamo, e questo può cambiare tutto.

4. L'uomo che si rialza è ancora più forte di quello che non è mai caduto

La resilienza è una capacità che si sviluppa mettendosi alla prova. Sono i problemi, gli ostacoli e le avversità che ci spingono a fare sempre un passo oltre e sviluppare nuove risorse per crescere. Pertanto, come affermato da Viktor Frankl, ogni caduta ci rende più forti, fino a quando ci alziamo di nuovo.

Frasi motivazionali di Helen Keller


A soli 19 mesi Helen Keller perse la vista e l'udito. Nel 1880 questa era praticamente una sentenza di totale isolamento, ma la bambina si rese presto conto che poteva scoprire il mondo con gli altri sensi. All'età di 7 anni aveva già inventato più di 60 segnali con cui cercava di comunicare con la sua famiglia. La strada non fu facile, ma nel 1904 si laureò con lode e scrisse il libro "La storia della mia vita", la prima di molte altre opere che avrebbero fatto il giro del mondo. Da allora, Helen Keller si è dedicata ad aiutare le persone con disabilità, tenendo conferenze e diventando un esempio di tenacia e resistenza.

5. Mantieni il tuo viso al sole e non vedrai le ombre

Sei tu che scegli dove guardare, con quali lenti osservare il mondo. Helen Keller, una donna sorda e cieca, pur vivendo nel buio e nel silenzio, riuscì a trovare la propria luce, che veniva dal cuore. Naturalmente, questo non significa negare che esistano le ombre, ma solo concentrarsi sulla luce. Ricorda che a volte, un cambiamento di prospettiva è più che sufficiente per ritrovare il cammino o recuperare le forze.

6. Quando una porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma spesso fissiamo così a lungo la porta chiusa che non vediamo quella che si è aperta per noi

Lo sapevate che la tristezza è l'emozione che dura più a lungo? Esattamente 240 volte in più di qualsiasi altra emozione! In realtà, il problema principale delle emozioni negative è che ci tengono concentrati sui problemi, gli ostacoli e le avversità, creando un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Ma a volte è sufficiente rendersi conto della sua esistenza per capire che stiamo vivendo in un quadro incompleto. Dipende da te vedere il quadro completo, e includere anche quelle emozioni positive che aspettano solo che tu decida di chiudere quella porta che non ti porta da nessuna parte.

Frasi motivazionali di Nelson Mandela


Era destinato ad essere il consigliere della sua tribù e vivere tranquillamente in pace, ma Nelson Mandela aveva altri piani. Quando in Sudafrica venne istituito l'apartheid non esitò ad alzarsi e combattere, motivo per il quale trascorse 27 anni in carcere, 18 dei quali a Robben Island, confinato in una cella umida di soli 2,4 metri di altezza e 2,1 di larghezza, con un tappeto di foglie di palma come giaciglio. Fu in quegli anni che contrasse la tubercolosi e subì alcuni danni irreversibili agli occhi. Si dice che quando gli fu permesso di uscire dalla cella ringraziò le guardie e le benedisse. Quando venne rilasciato non si arrese e continuò a lottare per i diritti umani.

7. Le tue scelte riflettano le tue speranze, non le tue paure

Anche nei momenti più difficili, dobbiamo fare in modo che le nostre decisioni riflettano la parte migliore di noi, le nostre speranze e la fiducia, non devono essere il risultato delle nostre paure e ansie. Prendere una decisione lasciandosi trasportare dalla sensazione d’impotenza, dalla disperazione e dalla paura significa limitare il nostro universo di possibilità e probabilmente pentirci più tardi, perché quando ci lasciamo condizionare dalle emozioni negative la nostra ragione viene offuscata e non siamo in grado di valutare le conseguenze delle nostre azioni, oltre a non essere consapevoli di tutti i fattori implicati.

8. Non giudicatemi per i miei successi, giudicatemi per la quantità di volte che sono caduto e mi sono rialzato

Le avversità ci fanno crescere, ci spingono fuori della nostra zona di comfort e ci fanno superare le nostre paure e limiti. È nei momenti più difficili quando ti metti veramente alla prova e sai di cosa sei capace. Questo significa che le difficoltà sono anche opportunità di crescita, così per quanto buio e ingiusto vedi il mondo, cerca sempre di imparare qualche lezione. In questo modo, almeno, la sofferenza non sarà stata vana.

Frasi motivazionali di Erick Erickson


Erick Erickson soffrì di dislessia fin dall'infanzia ed era daltonico, ma la vera croce della sua vita venne a 17 anni, quando contrasse la poliomielite. In seguito subì una paralisi così grave che un medico disse ai genitori che non sarebbe vissuto un gorno in più. Erickson lo sentì e si propose di vedere almeno un altro tramonto. Anche se superò quel primo ostacolo, il suo percorso sarebbe stato molto difficile, dal momento che era completamente paralizzato e aveva anche difficoltà a parlare. Fu allora che si interessò di psicologia. All’età di 50 anni lo spettro della poliomielite tornò. Erickson soffrì di nuovo di dolore muscolare che gli causò una nuova paralisi e, anche se recuperò il movimento grazie alla perseveranza, da quel momento fu obbligato ad usare una sedia a rotelle. In seguito iniziò a utilizzare l'autoipnosi per alleviare il dolore cronico, un metodo che ancora oggi aiuta migliaia di persone in tutto il mondo.

9. Io sono ciò che sopravvive di me

Ogni problema, ogni ostacolo, ogni perdita e ogni avversità ci tolgono un pezzo di noi, ma ci permettono anche di ricomporci in modo diverso. Dopo tutto, la vita comporta cambiare e adattarsi, così che ogni situazione è una sfida per trasformarci e maturare. Possiamo approfittare di questa sfida per aggiungere nuove parti alla nostra vita e arricchire il nostro arsenale di strumenti psicologici per la vita.

10. La speranza è ciò che ci permette di aggrapparci alla vita

Sono la speranza e lo sguardo concentrato sul futuro che ci permettono di affrontare le avversità e uscirne indenni. Una buona dose di ottimismo è essenziale se si vuole andare avanti, fiduciosi che dopo la tempesta viene sempre la quiete che ti permetterà di riprendere il cammino.
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12 maggio 2017

Riceviamo ciò che diamo, è il messaggio di questo video

video

Alcuni lo chiamano karma, altri giustizia, ma la verità è che per tutta la vita raccogliamo solo ciò che abbiamo seminato. A volte non ne siamo pienamente consapevoli, perché i risultati non si vedono subito, ma il nostro atteggiamento verso la vita e le decisioni che prendiamo danno forma al nostro destino.

Questa è una delle letture che si possono dare a questo meraviglioso video, che corrisponde alla canzone "Goodbye" del gruppo indie-rock islandese Dikta, e fa parte dell'album "Get it together" del 2010.

Non preoccuparti per quello che riceverai, preoccupati per quello che dai


Secondo il Taoismo, il karma non ha nulla a che vedere con punizioni e ricompense, non è una legge morale. In realtà, questa parola significa semplicemente "azione condizionata"; vale a dire, azioni che vanno contro il flusso naturale delle cose.

Ci intrappoliamo nel karma quando interferiamo nel mondo, perché in questo modo dobbiamo continuare ad interferire, così la soluzione a un problema crea ancora più problemi da risolvere, il controllo di una cosa genera la necessità di controllarne altre. Il cattivo karma non è altro che le trappole che poniamo a noi stessi, delle quali cadiamo prigionieri.

Pertanto, non dobbiamo preoccuparci di quello che riceveremo, ma di quello che diamo. Non dovremmo aggrapparci ossessivamente alle cose, impedendo il cambiamento naturale, ma dobbiamo imparare a lasciarci andare, a fluire con il tutto.

Come applicare questo nella nostra vita quotidiana? Queste 5 leggi del karma ce lo spiegano:


1. Legge di causa ed effetto. Raccoglierai quello che semini perché ciò che dai, l’Universo in un modo o nell'altro te lo restituirà. Non si tratta di una punizione, è solo il ciclo energetico. Se semini vento raccoglierai tempesta.

2. Legge dell’umiltà o del cambiamento. Tutto ciò che rifiuti di accettare continuerà ad accaderti, semplicemente perché si tratta di un'opportunità di apprendimento che stai sprecando. Ancora una volta, non si tratta di una punizione, ma dell'opportunità di crescere e imparare dal tuo errore. La storia ei problemi si ripeteranno fino a quando impari la lezione.

3. Legge della crescita. Non puoi fuggire da te stesso. Dal momento che le situazioni che stai vivendo le hai causate tu, in un modo o in un altro, non devi preoccuparti tanto di cambiare le persone intorno a te, ma devi concentrarti nel cambiamento interiore.

4. Legge della responsabilità. Ogni volta che ti succede qualcosa di negativo è perché in qualche modo riflette ciò che hai fatto o pensato in passato. Così, invece di puntare il dito verso gli altri, dovresti controllare cosa accade dentro di te e stabilire come hai contribuito alla nascita di questo problema.

5. Legge della connessione.
Ogni passo conduce al successivo, e così via. Uno non è più importante rispetto agli altri, ogni piccola decisione, anche banale, può condurti in una direzione diversa. Dal momento che tutto è collegato, dobbiamo prestare attenzione anche alle nostre azioni più insignificanti.
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10 maggio 2017

Ogni volta che accendi il GPS “spegni” il tuo cervello

tecnologia

Qualche anno fa se volevamo arrivare da qualche parte dovevamo fare affidamento sulle mappe, la segnaletica stradale e/o chiedere indicazione alle persone del posto. Oggi abbiamo i GPS, sistemi di navigazione satellitare che ci indicano con una buona precisione in quale direzione andare. Indubbiamente questa tecnologia è molto più affidabile e più veloce che controllare una mappa, ma non fa proprio un favore al nostro cervello.

Il sistema di navigazione satellitare disattiva il cervello


Un gruppo di ricercatori dello University College di Londra ha condotto un interessante studio sull'uso che facciamo del GPS e sull'impatto che questo dispositivo ha sul nostro cervello.

I neuroscienziati esaminarono il cervello di 24 persone a cui venne chiesto di guidare attraverso le strade del quartiere di Soho, a Londra, con o senza l'aiuto di un GPS. A un certo punto i conduttori si ritrovarono in una strada con molte biforcazioni. In quel momento, quelli che non utilizzavano il GPS mostrarono una maggiore attività nell'ippocampo, una zona del cervello associata con la memoria e l'orientamento spaziale, così come nella corteccia prefrontale, l'area dedicata alla pianificazione e il processo decisionale. Ma questa attività non venne riscontrata nel cervello delle persone che usarono il GPS.

I risultati sono coerenti con altre ricerche nelle quali si è scoperto che nell'ippocampo simuliamo i possibili percorsi che possiamo seguire, mentre nella corteccia prefrontale decidiamo qual è la direzione migliore. Infatti, i ricercatori videro che mentre più possibilità avevano le persone tanto più alto era il livello di attivazione, a indicare che il cervello stava facendo un grande sforzo cognitivo.

Ovviamente, quando un dispositivo ci indica la direzione in cui dobbiamo andare non è necessario che queste aree del cervello si attivano, così restano in standby, in attesa di qualche stimolo.


Quali sono le conseguenze?


Il cervello ha bisogno di essere allenato. L’attività rafforza le connessioni tra i neuroni. Tutto ciò che non viene utilizzato e allenato, finisce per indebolirsi. L'ippocampo è una struttura particolarmente importante perché è legata alla memoria ed è una delle due aree del cervello adulto in cui si producono i nuovi neuroni, che hanno la capacità di integrarsi nelle reti neurali dello stesso. La neurogenesi ci permette di continuare ad imparare e a conservare la nostra memoria in buone condizioni.

È interessante notare che è stato dimostrato che le esperienze di apprendimento spaziale in ambienti arricchiti, come memorizzare nuove direzioni, ad esempio, aumentano il tasso di neurogenesi nel giro dentato dell'ippocampo.

Questo significa che ogni volta che accendete il GPS togliete al vostro cervello la possibilità di formare e sviluppare nuovi neuroni. Naturalmente, questo non significa che dobbiamo rinunciare a questi dispositivi, che sono utili soprattutto quando abbiamo fretta di arrivare e siamo in un posto sconosciuto, ma non c'è dubbio che dovremmo usarli molto meno per dare al cervello la possibilità di “allenarsi”.


Fonti:
Javadi, A. et. Al. (2017) Hippocampal and prefrontal processing of network topology to simulate the future. Nature; 8: 14652.
Olivares, J. D. et. Al. (2015) El hipocampo: neurogénesis y aprendizaje. Rev Med UV; 20-28.
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8 maggio 2017

Dire addio a chi non ha bisogno di te è sinonimo di maturità

crescita personale

La vita è come un treno. Condividiamo il vagone con molte persone, ma non riusciamo a fare amicizia con tutti e alcuni non arriviamo neppure a conoscerli. C’è chi ci infastidisce o risulta antipatico mentre altri ci trasmettono una forte simpatia. Ci sarà chi ci accompagna fino alla fine della corsa mentre altri scenderanno prima. La vita, come questo treno, cambia continuamente, così afferrarci a ciò che consideriamo immutabile comporta, in certo modo, la negazione della realtà.

Nel corso degli anni dovrai dire addio più volte. A volte questo addio sarà molto doloroso, ma rompere questo legame è essenziale per andare avanti. Ogni volta che si dice addio a qualcuno ci si riconnette con se stessi, in qualche modo, perché è necessario trovare un nuovo equilibrio. Questo non è sempre un male, il vero male è restare legati a delle persone che ci fanno del male, ci limitano e ci impediscono di crescere.


Il coraggio di spezzare il legame


Dire addio non sempre significa smettere di vedere una persona o dimenticarsi di lei, significa semplicemente rompere il vincolo perché precisamente questa relazione è la causa del disagio. Quando una persona non ha bisogno di te, quando non sei così importante come lo è lei/lui per te, la relazione terminerà generandoti un enorme vuoto. Quando dai troppo senza ricevere praticamente nulla in cambio, terminerai svuotato, stanco e deluso.

Naturalmente, non è facile rompere il legame. Ci sono probabilmente molti sentimenti coinvolti, una storia costruita insieme e forse progetti per il futuro. Ma la regola è semplice: quando la presenza di una persona causa più male che bene, quando nessuno dei due gode della compagnia dell’altro e la relazione produce più sofferenza che felicità, è giunto il momento di rivalutare quel rapporto e avere il coraggio di dire addio.

Dire addio comporta vivere un processo doloroso


Dire addio significa vivere un processo doloroso e non facile, dato che porta con sé emozioni molto intense. Il primo passo è quello di accettare che non siamo più amati come prima o abbiamo smesso di essere importanti e occupare un posto significativo nella vita di quella persona.

Il secondo passo è quello di prendere la decisione di dire addio, essendo consapevoli che è la soluzione migliore. Questa fase è molto importante perché ci permetterà di evitare rimpianti in futuro, facendo il passo consapevoli che si sta rompendo una relazione tossica, pienamente coscenti che questo rapporto non ha futuro. La decisione non deve essere la conseguenza di uno sfogo emotivo, ma deve essere attentamente ponderata.

Il terzo passo è quello di imparare a canalizzare le emozioni che ti assaliranno, come la sensazione di perdita, rabbia, tristezza e/o nostalgia. Le ferite dell'anima sono lente a guarire, ma è importante non trattenere dentro queste emozioni perché diverrebbero croniche.

In realtà, la rabbia, l'odio o il risentimento sono emozioni che fanno male solo a chi le prova. Quindi, se è normale che durante le prime fasi le provi anche tu, è anche essenziale imparare a sbarazzartene durante il processo. Se continui alimentando quelle emozioni, vorrà dire che, in qualche modo, sei ancora legato a quella persona, così non riuscirai a chiudere quel capitolo della tua vita. Quando riuscirai a lasciare andare quelle emozioni negative ti renderai conto di poter andare avanti molto più leggero.

Guarda dentro di te e cresci


Spesso quando siamo immersi in relazioni che provocano sofferenza, ci allontaniamo dai nostri desideri, bisogni e sogni. È un meccanismo di disconnessione che attiviamo a livello inconscio per proteggerci. Quindi, dire addio a questa relazione tossica apre davanti a te un nuovo cammino, nuove opportunità e la possibilità di imparare dagli errori.

Quando sei in procinto di chiudere un capitolo della tua vita muovi il centro dell’attenzione dentro di te, pensi a te stesso, stabilisci cosa vuoi e fai nuovi piani. Non devi riempire subito il vuoto lasciato da quella persona con qualcun altro perché è probabile che in poco tempo ti ritrovi di nuovo nella stessa situazione, devi trovare delle nuove ragioni di vita, nuove passioni e nuovi modi di intendere e vivere nel mondo.

Approfitta di questo addio per aprire nuovi orizzonti e tieni sempre a mente le parole di Helen Keller: "Quando una porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma spesso fissiamo così a lungo la porta chiusa che non vediamo quella che è stata aperta per noi".
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