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29 marzo 2017

“Il monaco che sbagliava”: Dopo questo video vedrai la vita con occhi diversi

video

A volte siamo troppo immersi nei problemi della vita quotidiana, i piccoli contrattempi ci assorbono così tanto che perdiamo di vista le cose veramente importanti e, quando ce ne rendiamo conto, è troppo tardi.

Questo breve video dal titolo "Il monaco che sbagliava" è stato realizzato da Tom Long come progetto finale della sua specializzazione in animazione 3D presso la Southampton Solent University. Il protagonista è un eremita buddista che un giorno, mentre sta praticando i suoi esercizi spirituali, viene interrotto da un ospite inatteso. Il viaggio che ci offre è molto tenero e ci invita a riflettere su ciò che stiamo facendo della nostra vita e il modo in cui utilizziamo il tempo limitato che abbiamo a disposizione.

“Carpe diem”. Dobbiamo cogliere l’attimo perché non sempre avremo una seconda possibilità


Spesso ci comportiamo come il monaco di questa storia: lasciamo che alcune cose, come il lavoro ei piccoli dettagli della vita quotidiana, assorbano completamente la nostra vita, al punto che non rimane spazio per nient’altro. Confondiamo il serio con l’importante e cadiamo nell'errore di pensare che tutto ciò che occupa il nostro tempo sia significativo.

Lasciandoci dominare dallo stress e identificandoci nella routine quotidiana, finiamo per reagire come il monaco del video e dopo ci pentiamo. Non siamo in grado di essere pienamente presenti quando qualcuno che amiamo ha bisogno di noi.

Ma dobbiamo ricordare che non avremo sempre tanta fortuna come il monaco. A volte non abbiamo l’opportunità di riparare ciò che abbiamo fatto male perché spesso la vita ci toglie le persone che amiamo.

Pertanto, è importante essere pienamente consapevoli che la vita è qui e ora. Non aspettare domani per dimostrare a qualcuno quanto lo ami, non permettere che le cose che non ti apportano niente consumino tutto il tuo tempo e l’energia. Impara a vivere pienamente ogni momento insieme agli altri e valorizza chi ti regala il suo tempo, perché ti sta dando il suo bene più prezioso. Assicurati di essere pienamente presente perché quel regalo si trasformi in un ricordo speciale.

La vita non può essere una successione di piccole abitudini che non apportano nulla, ogni giorno devi decidere cosa è più importante per te e dargli priorità. Immagina la tua vita come una bottiglia di cristallo che devi riempire. Se la riempi subito di sabbia non resterà spazio per nient’altro. Ma se metti prima delle palline da golf, per esempio, resterà dello spazio per gli oggetti più piccoli. Le palline da golf sono le persone importanti della tua vita e le cose che più ti appassionano, mentre la sabbia rappresenta tutti quei piccoli dettagli insignificanti che non apportano nulla.

Solo seguendo questa filosofia potrai vivere senza rimpianti e, quando arriverà il momento di guardare indietro, vedrai una vita ricca di significato.
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28 marzo 2017

Vuoi e non vuoi? I sentimenti contrapposti non indicano indecisione ma ricchezza emotiva

curiosità

Vuoi e non vuoi, qualcosa ti entusiasma ma allo stesso tempo ti trattiene, ti piace ma non ti soddisfa completamente... Se in alcune occasioni hai sperimentato queste sensazioni e le hai commentate a qualcuno chiedendogli di aiutarti a districare la matassa emotiva che hai nella tua mente, probabilmente ti sarai sentito rispondere che sei una persona indecisa. E che questo non va bene.

Tuttavia, la scienza ha delle buone notizie per te: i sentimenti opposti e contraddittori non sono necessariamente sinonimo d’indecisione, ma di complessità emotiva. Le persone che hanno un ricco universo emotivo sono anche più propense a sperimentare una vasta gamma di sentimenti, a volte contrapposti. Inoltre, queste persone gestiscono meglio le loro emozioni e hanno un minor rischio di soffrire di depressione.

I sentimenti contrapposti indicano equilibrio


Gli psicologi delle università di Waterloo e Michigan realizzarono diversi studi, tra cui uno che coinvolse un campione di 1.396 persone provenienti da 16 culture diverse. Queste persone dovettero indicare le emozioni che sperimentarono in alcune situazioni della loro vita, per esempio, quando ebbero un problema con un membro della famiglia, quando si ammalarono, quando si ritrovarono oberati di lavoro o bloccati in un ingorgo.

Così si scoprì che nella cultura occidentale tendiamo a considerare le emozioni contrastanti come qualcosa di di negativo e indesiderabile, e diamo la colpa all'indecisione. Si scoprì inoltre che coloro che nutrono questi sentimenti contrastanti sono più capaci di differenziare i loro stati emotivi e riescono a trovare più facilmente un equilibrio nella loro vita.

Invece, di norma coloro che vivono in culture eccessivamente orientate verso l’io hanno un mondo emotivo più piatto, rispetto alle culture che danno maggiore enfasi ai legami familiari e ai doveri sociali, perché queste persone sono in grado di capire e assumere prospettive diverse, e questo arricchisce la loro sfera emotiva.

Ad esempio, non essendo eccessivamente concentrati sull’io possono provare una forte delusione in caso di perdita di un progetto di lavoro, ma allo stesso tempo, sono in grado di apprezzare che si tratta di un’opportunità per trascorrere più tempo con la famiglia o tentare una nuova esperienza professionale. Una persona concentrata sul suo “io” vedrebbe solo la parte negativa della situazione, e ciò limiterebbe fortemente il suo universo emotivo.

Granularità emotiva: Vivere emozioni diverse è indice di autocontrollo e permette di vivere una vita più lunga e più sana


L'universo emotivo è raramente lineare. È probabile che in più di un'occasione tu abbia desiderato qualcosa per un lungo periodo di tempo e, quando finalmente la ottieni, non ti senti felice come speravi, o è probabile che addirittura provi alcuni sentimenti negativi. Di solito succede quando termini gli studi, ti senti felice ma allo stesso tempo provi nostalgia e tristezza per il periodo che ti sei lasciato alle spalle o paura e incertezza per la nuova vita che stai iniziando.

Anche nel rapporto di coppia e con i figli le emozioni contrastanti sono il pane quotidiano. Un momento li ami con tutte le tue forze e subito dopo li vorresti “ammazzare” tutti per qualcosa che hanno fatto o detto.

Questi sentimenti ed emozioni non ti trasformano in una persona peggiore, al contrario, sono perfettamente normali e possono offrirti alcuni vantaggi. Infatti, l'ampiezza della sfera affettiva è conosciuta come "granularità emotiva", ed è una caratteristica delle persone che sono in grado di provare sentimenti ed emozioni diversi insieme, e differenziarli.

È interessante notare che, secondo uno studio dell’Università del Kentucky, queste persone hanno anche un maggiore autocontrollo e minori probabilità di reagire in modo aggressivo anche quando sono molto arrabbiate. Inoltre, questi ricercatori hanno visto che le persone che mostrano granularità emotiva tendono a vivere una vita più lunga e più sana, ricorrono più raramente al medico, consumano meno medicinali e passano meno tempo in ospedale quando si ammalano.

Infatti, un altro interessante studio realizzato con 92 donne malate di cancro al seno, ha scoperto che quelle che erano in grado di identificare, etichettare e capire le loro emozioni mostravano livelli di infiammazione più bassi, uno dei processi alla base di questa malattia e che è considerato parte di una prognosi negativa.

Pertanto, la prossima volta che provi delle emozioni contrastanti non disperare e non pensare che sia una cosa negativa o che indichi indecisione. Pensa che è il tuo universo emotivo che sta esprimendo tutta la sua complessità, qualcosa che alla fine ti porterà dei benefici.


Fonti:
Grossmann, I. et. Al. (2016) Emotional complexity: Clarifying definitions and cultural correlates. Journal of Personality and Social Psychology; 111(6): 895-916.
Pond, R. S. et. Al. (2012) Emotion differentiation moderates aggressive tendencies in angry people: A daily diary analysis. Emotion; 12(2):326-337.
Stanton, Annette L. et. Al. (2000) Emotionally expressive coping predicts psychological and physical adjustment to breast cancer. Journal of Consulting and Clinical Psychology; 68(5): 875-882.
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27 marzo 2017

Cosa dice della tua personalità quello che pubblichi su Facebook

tecnologia

Con 1.710 milioni di utenti e 934 milioni di persone che vi accedono ogni giorno, Facebook è diventato il social network per eccellenza. In questo spazio pubblichiamo le foto dei nostri viaggi, delle persone che amiamo e condividiamo ciò che ci interessa.

Tuttavia, non tutti pubblichiamo le stesse cose. C’è chi condivide principalmente esperienze personali come i dettagli del loro ultimo pranzo o un viaggio fantastico, altri usano il social network per esprimere i loro sentimenti verso gli amici e altri ancora lo usano come un campo di battaglia per fare politica.

Questa diversità indica che il nostro profilo in questo social network è diventato, in un certo senso, un prolungamento di noi stessi e un riflesso di alcune caratteristiche della nostra personalità. Pertanto, gli psicologi dell'Università di Brunel hanno provato a valutare la relazione tra le pubblicazioni che condividiamo su Facebook e la nostra personalità. Analizzando 555 persone sono stati in grado di stabilire le diverse categorie strettamente legate alle diverse caratteristiche personologiche.


I 5 tipi di pubblicazioni più comuni e le caratteristiche che nascondono


1. Pubblicazioni relative a esercizio fisico, dieta e conquiste personali


Foto dell’allenamento in palestra, un primo piano dei muscoli, le immagini di ogni piatto della dieta di moda, la foto dell’ultimo smartphone o dell’auto appena acquistati... Questo genere di pubblicazioni sono legate a una personalità narcisista dato che non si tratta di informazioni rilevanti per la vostra cerchia di amici ma sono pubblicazioni incentrate esclusivamente su voi stessi ei vostri "successi" personali. Di solito queste persone non vogliono veramente connettersi con gli altri, ma solo catturare la loro attenzione per ricevere un numero sempre maggiore di "like" e commenti, perché solo quando nutrono il loro ego si sentono bene.

2. Pubblicazioni relative al rapporto di coppia

È normale pubblicare le foto con il nostro partner dato che insieme viviamo molte esperienze che vorremmo condividere con gli altri. Ma quando il numero di pubblicazioni è tale che non si sa più esattamente a chi appartiene il profilo e la persona scompare per dare risalto al proprio partner, potrebbe indicare una mancanza di autostima. Inoltre, se il social network viene utilizzato per pubblicare questioni private, come ad esempio messaggi dispettosi, rabbia o frustrazione verso un ex, potrebbe rivelare una persona nevrotica, che probabilmente è alla ricerca di appoggio sociale per affrontare la situazione.

3. Pubblicazioni sui bambini

Anche in questo caso è perfettamente comprensibile che i genitori condividano le esperienze che hanno vissuto con i loro figli, dato che questi sono una parte importante della loro vita. Infatti, questa tendenza potrebbe indicare una persona ragionevole, responsabile e organizzata. Ma se il numero di pubblicazioni è eccessivo e queste si concentrano spesso su problemi e aspetti negativi, potrebbe indicare una persona con tratti nevrotici, ansiosa e molto sensibile allo stress. Se il profilo Facebook si presenta come una collezione di medaglie in cui vengono raccolti tutti i successi del bambino, per quanto piccoli e insignificanti, può indicare una persona molto competitiva e bisognosa di convalidare le proprie capacità come madre o padre attraverso il social network.

4. Pubblicazioni sulla vita sociale e dettagli di tutti i giorni

Le pubblicazioni relative alle esperienze vissute, i piccoli dettagli della vita di tutti i giorni e gli eventi in programma, indicano di solito una persona estroversa, che utilizza questa rete per comunicare e connettersi con gli altri. Queste persone tendono ad essere loquaci e allegre, gli piace socializzare e partecipare attivamente su Facebook commentando i profili altrui.

5. Pubblicazioni intellettuali

Chi condivide spesso notizie, studi, temi di attualità o rilfessioni è solitamente una persona con una maggiore apertura mentale, più creativa, attenta al mondo, con una maggiore curiosità intellettuale e preoccupata per la propria crescita personale. Queste persone usano Facebook per condividere le informazioni che considerano più preziose e pertinenti, e raramente commentano gli aggiornamenti delle bacheche personali dato che generalmente preferiscono gli incontri faccia a faccia.

Quanto sono affidabili queste correlazioni?


La personalità è una costruzione molto complessa, non è la semplice unione di diverse caratteristiche, e cambia durante tutta la vita. Ciò significa che etichettando e incasellando le persone, vediamo solo una piccola parte di loro, ignorando il resto.

Tuttavia, resta il fatto che passiamo sempre più tempo in Internet e ci proiettiamo attraverso la rete, in modo tale che ogni volta che diamo un “like” o condividiamo qualcosa, stiamo riflettendo i nostri interessi, le preoccupazioni e, naturalmente, lasciamo intravedere qualcosa di ciò che siamo.


Fonte:
Marshall, T. C. et. Al. (2015) The Big Five, self-esteem, and narcissism as predictors of the topics people write about in Facebook status updates. Personality and Individual Differences; 85: 35–40
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24 marzo 2017

Quando le persone ti dicono che non sei più lo stesso, è perché hai smesso di essere come volevano che fossi

crescita personale

"Non sei più lo stesso, sei cambiato molto", è una delle critiche che riceviamo spesso ed è anche probabile che in qualche occasione noi stessi l’abbiamo rivolta ad altri. Dietro queste parole si nasconde spesso un sentimento di delusione. La persona sente che, in qualche modo, è stata tradita o ingannata, così finisce per accusare l'altro, incolpandolo di essere cambiato. Con queste parole sta dicendo che l'altro non è degno di fiducia o di essere amato, perché le premesse iniziali sulle quali è stato costruito il rapporto non esistono più.

Ovviamente, quando queste parole sono rivolte a noi, soprattutto se provengono da una persona che amiamo o stimiamo, ci sentiamo male e siamo portati a fare un esame di coscienza. Il problema è che, guardando dentro di noi, ci rendiamo conto che siamo cambiati veramente. Quindi ci sentiamo automaticamente colpevoli. E improvvisamente, ci sentiamo sopraffatti dal peso dei problemi della relazione, anche se non dovrebbe essere così.

Tutti cambiamo, sarebbe strano continuare ad essere gli stessi


Alcuni credono che la personalità sia immutabile. Anche gli psicologi lo pensavano fino a non molto tempo fa. Secondo questo punto di vista, se siete estroversi o introversi, continuerete ad esserlo fino alla fine dei vostri giorni. Ma le cose non vanno in questo modo.

Un recente studio condotto da psicologi dell'Università di Edimburgo ha dmostrato che non è così, rivelando che siamo una persona completamente diversa a 14 e a 77 anni. Questi ricercatori archiviarono i risultati dei test di personalità fatti a 174 adolescenti nel 1947 e applicarono di nuovo lo stesso test alle stesse persone 60 anni più tardi, per valutare i cambiamenti avvenuti nella loro personalità.

Vennero valutate così sei caratteristiche fondamentali: fiducia in se stessi, perseveranza, equilibrio emotivo, consapevolezza di sé, creatività e volontà di superare se stessi. Così scoprirono che la personalità di queste persone era cambiata notevolmente nel corso tempo, al punto che in alcuni casi fu praticamente impossibile tracciare dei parallelismi. Infatti, solo due persone mostrarono alcune caratteristiche stabili: equilibrio emotivo e consapevolezza di sé.

Questo dimostra che le circostanze della vita e il modo in cui noi le affrontiamo, ci modellano lentamente nel corso degli anni. Pertanto, è perfettamente normale cambiare, desiderare cose diverse, avere sogni diversi e modificare le opinioni e anche le convinzioni. D’altra parte, sarebbe davvero strano se restassimo ancorati allo stesso "io", perché questo significherebbe che non abbiamo imparato nulla dalle esperienze, che non siamo maturati.

Non permettere che ti facciano sentire in colpa, hai il diritto di cambiare


La vita è movimento. Se una persona si aspetta che nulla cambi nutre un’aspettativa illusoria, irreale. Purtroppo, molti si aggrappano all'immobilità perché l'idea di movimento e di cambiamento li terrorizza. A queste persone la prospettiva che l'altro possa cambiare provoca sofferenza, desiderano che tutto sia permanente, perché così possono avere un falso senso di sicurezza.

Quindi, quando ti dicono che sei cambiato e non sei più la stessa persona, quello che stanno realmente dicendo è che hai smesso di soddisfare le loro aspettative, alimentare le loro esigenze e non rientri più nell'immagine che avevano te.

Perché accade questo?


La cosa più probabile è che tu abbia continuato a crescere, mentre quella persona è rimasta ancorata al passato. Così ora le vostre differenze sono ancora più marcate dato che le tue aspettative, speranze e obiettivi sono diversi, come il tuo modo di reagire alla vita.



Ovviamente, questo cambiamento non è avvenuto dalla sera alla mattina, quindi la critica è generalmente motivata dalla mancanza d’attenzione. Ad un certo punto della relazione si sono perse l’intimità e la connessione che avevate, quindi sei diventato quasi un estraneo per quella persona, che non è stata in grado di vedere in tempo i tuoi cambiamenti e adattarsi di conseguenza.

Come affrontare questo rimprovero?


- Non lasciare che ti dia la colpa. Non permettere che questo rimprovero ti faccia sentire in colpa. Hai il diritto di cambiare e di non vivere per soddisfare le aspettative degli altri. Il cambiamento fa parte della vita.

- Chiedigli di essere preciso. Dire che "non sei più lo stesso" è una critica generica che non porta da nessuna parte. Chiedi alla persona di specificare cosa gli manca di te. Forse dovresti dedicare davvero più tempo alla relazione o recuperare alcune delle abitudini e gesti che avevi prima.

- Conosci meglio te stesso. A volte si cambia così velocemente che non si è pienamente consapevoli di questi cambiamenti, quindi è necessario un esercizio di auto-consapevolezza per ristabilire il contatto con queste nuove parti del nostro "io". In questo modo saprai esattamente quello che vuoi e dove sei diretto.

- Chiudi una fase della tua vita. La vita è chiudere alcuni cerchi e aprirne altri. Quando il divario è molto grande, a volte l'unica soluzione è separare le strade. Invece di farsi del male reciprocamente, alimentando critiche e insoddisfazioni, se ognuno guarda in una direzione diversa è meglio essere liberi entrambi di perseguire i propri sogni.

Smettiamo di conoscere qualcuno nello stesso momento in cui smettiamo di prestargli attenzione


È importante non dare mai nulla per scontato. Se nella tua vita hai incontrato una persona speciale che desideri tenere accanto a te, assicurati di dedicargli del tempo e crea dei momenti di intimità che ti consentano di conoscere meglio questa persona e scoprirne i lati nuovi. Così potrai stargli accanto in ogni fase del percorso di trasformazione e crescere insieme.


Fonte:
Harris, M. A. et. Al. (2016) Personality Stability From Age 14 to Age 77 Years. Psychology of Aging; 31(8): 862–874.
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23 marzo 2017

Le terribili cicatrici che l’abuso emotivo lascia nei bambini

educazione

Quando pensiamo ad abuso e castigo quasi sempre li associamo alla violenza fisica. Tuttavia, durante l'infanzia il più comune non è il castigo fisico ma l’abuso emotivo. E questo è tanto dannoso quanto le percosse.

L'abuso emotivo assume diverse forme. Infatti, è così comune che si stima che un terzo dei bambini nel mondo soffrano di una qualche forma di abuso emotivo.

- Negligenza. La mostrano i genitori che prendono una distanza emotiva dai loro figli e non soddisfano le loro esigenze, in questo modo i figli crescono in una casa dove non hanno nessun tipo di appoggio emotivo.

- Umiliazione. La forma più comune consiste nel mettere in imbarazzo il bambino quando commette un errore o non capisce qualcosa, così lo si incoraggia ad avere un’immagine negativa di sé.

- Denigrazione. Quando i genitori sminuiscono interessi, opinioni e desideri dei loro figli, trasmettendo l'idea che non sono importanti o degni di essere presi in considerazione.

- Pressione. Quando i genitori fanno pressione in modo esagerato sui loro figli perché soddisfino le loro aspettative, senza tener conto delle loro capacità, bisogni e desideri.


L'abuso emotivo è più dannoso della punizione fisica


Gli psicologi delle università del Minnesota e McGill analizzarono 2.292 bambini che presero parte ad un campo estivo e seguendoli per un periodo di 20 anni. Quando lo studio ebbe inizio i bambini avevano tra i 5 ei 13 anni d’età.

I ricercatori analizzarono l'impatto delle diverse forme di abuso infantile nei bambini. Così scoprirono che tanto la punizione fisica come l’abuso emotivo provocano danni psicologici e non si riscontrarono differenze nelle risposte tra ragazze e ragazzi.

La punizione fisica e l’abuso emotivo generarono ansia, depressione e una bassa autostima. Tuttavia, l'abuso psicologico era più legato alla comparsa di sintomi depressivi, disturbi d'ansia e dipendenza, abuso di sostanze stupefacenti nell'adolescenza, problemi comportamentali e difficoltà di apprendimento.

Le cicatrici restano incise nel cervello


Un altro studio condotto presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università libera di Berlino analizzò il cervello di donne che subirono diverse forme d’abuso durante l'infanzia. I neuroscienziati scoprirono così che l'abuso fisico ed emotivo lasciano diverse tracce nel cervello.

Mentre l'abuso fisico colpisce soprattutto le aree motorie della corteccia, le conseguenze dell’abuso emotivo nel cervello sono ancora più preoccupanti in quanto si riflettono nelle aree della corteccia prefrontale e nel lobo temporale mediale, le aree di decodifica e controllo delle emozioni, dell’immagine di sé e dell'empatia.

In queste zone venne osservata la riduzione del volume e della densità sinaptica. Ciò significa che questi settori non vennero potenziati correttamente durante l'infanzia e, di conseguenza, la corteccia non ha potuto sviluppare uno spessore sufficiente.

La densità sinaptica aumenta con l'uso. Quando impariamo qualcosa di nuovo, che si tratti di scrivere o riconoscere le emozioni degli altri, vengono create delle nuove connessioni nelle aree del cervello legate a queste abilità. Ovviamente, se durante l'infanzia non abbiamo avuto l'opportunità di sviluppare determinate abilità, queste connessioni non vennero create.

L'abuso emotivo altera i modelli dei segnali sinaptici che dovrebbero attivarsi normalmente, facendo in modo che i bambini, e in seguito gli adulti, abbiano delle difficoltà a gestire le proprie emozioni, siano meno empatici e abbiano un'immagine negativa di sé.

Non possiamo dimenticare che un legame sicuro è essenziale per il corretto sviluppo del cervello, in particolare dei settori legati al controllo emotivo. Un bambino sottoposto a stress continuo può subire un danno cerebrale che sarà poi difficile da eliminare. Pertanto, ricorda che è più facile educare i bambini ad essere emotivamente forti che riparare degli “adulti rotti”.


Fonti:
Vachon, D. D. et. Al. (2015) Assessment of the Harmful Psychiatric and Behavioral Effects of Different Forms of Child Maltreatment. JAMA Psychiatry; 72(11):1135-1142.
Heim, C. M. et. Al. (2013). Decreased cortical representation of genital somatosensory field after childhood sexual abuse. American Journal of Psychiatry; 170(6): 616-623.
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22 marzo 2017

Ogni volta che lasci vincere tuo figlio gli togli un’opportunità di crescere

educazione

"Bisogna saper perdere", è una frase ripetuta spesso dai nostri genitori durante la nostra infanzia che probabilmente ripeteremo anche noi ai nostri figli, con la segreta speranza che riescano ad incassare meglio i duri colpi della vita e assumano la sconfitta con sportività.

Tuttavia, non c'è niente di meglio per insegnargli a perdere che lasciarli perdere, qualcosa che i genitori di solito non fanno. La tendenza degli adulti a lasciare che i bambini vincano sempre, per farli sentire bene, potrebbe causare loro molti problemi psicologici in futuro.

Molto spesso, quando giochiamo con i bambini, fingiamo di perdere, per evitare che piangano o facciano i capricci. In questo modo i piccoli sono felici perché sperimentano la sensazione di potere, ma così facendo togliamo anche loro l'opportunità di sviluppare le adeguate strategie psicologiche, così necessarie per affrontare la sconfitta e il fallimento nella vita reale, tutto per ridurre al minimo in loro il dispiacere di aver perso.

La tendenza a rendere la vita facile ai bambini è normale e non particolarmente dannosa, ma a volte potremmo esagerare. Quando cerchiamo di rendergli tutto facile, non pensiamo alle conseguenze che ciò comporta nella formazione della loro personalità.

A questo proposito, uno studio condotto presso l'Università della Virginia con bambini di 4 e 5 anni, ha rivelato che i bambini ai quali viene concessa una vittoria immeritata sviluppano una percezione distorta delle loro abilità.

Questi psicologi hanno scoperto che quando i bambini hanno molto successo in un determinato compito, sono meno consapevoli delle informazioni rilevanti che potrebbero usare per conoscere il mondo, in quanto ritengono che queste siano meno importanti perché qualcuno gli sta facilitando il cammino. In pratica, risolvere i problemi al posto loro, gli impedisce di sviluppare gli strumenti necessari per risolvere i problemi da soli.

Perché è così importante che i bambini imparino a perdere?


- La loro autostima viene protetta e si rafforza, perché chi sa perdere non considera la sconfitta qualcosa di personale, una mancanza di capacità o di coraggio, ma una cosa assolutamente normale che può accadere in diverse situazioni e che può anche essere invertita. Pertanto, le sconfitte non influenzano la loro autostima, al contrario, la rafforzano.

- Miglioreranno le loro abilità sociali, così parteciperanno e giocheranno con sportività, e inoltre non si arrabbieranno con gli altri quando perderanno e non causeranno conflitti.

- Impareranno a concentrarsi nell'attività piuttosto che nei risultati, quindi smetteranno di pensare in termini di successo e fallimento e godranno molto di più dell’attività stessa.

- Comprenderanno l'importanza della perseveranza e dell’impegno, concentrandosi sulla possibilità di cambiare partendo dall’errore, invece di attribuire il successo alla fortuna.

- Svilupperanno maggiore tolleranza alla frustrazione
, essendo in grado di considerare gli ostacoli come delle sfide, il che gli consentirà di affrontare meglio le avversità, senza crollare e uscendone rafforzati.

- Impareranno a essere più cooperativi e ad aiutare gli altri, piuttosto che sviluppare un atteggiamento più competitivo ed egoista che gli causerebbe dei problemi.

- Svilupperanno un immagine più realistica di sé
, che gli servirà per affrontare le future sfide della vita, dato che saranno consapevoli delle loro abilità, capacità, potenzialità e limiti.

Questo significa che non dovremmo farli vincere mai?


Il gioco dovrebbe essere sempre un'esperienza divertente, ma non possiamo dimenticare che è anche un'ottima occasione di apprendimento. Se i genitori lasciano che il bambino vinca sempre, gli impediscono di prepararsi per le sconfitte che dovrà sperimentare durante la vita. Ma se il bambino perde sempre, è altrettanto probabile che sviluppi una profonda frustrazione.

Pertanto, alcune volte possiamo farli vincere. Anche se la strategia migliore è quella di equiparare le forze nel gioco. Ad esempio, si può dare loro un piccolo vantaggio iniziale prima di cominciare, per fare in modo che la competizione sia più equa.

Quando sono molto piccoli, possiamo anche dare la priorità a giochi che non includano la competizione evitando quelli che richiedono competenze più complesse, perché in questo modo non saremo obbligati a farli vincere.

Ovviamente, l'età del bambino è cruciale. Quando il bambino è molto piccolo i concetti di vittoria e sconfitta sono spesso irrilevanti, perché a questa età gode molto di più del gioco stesso, non lo assume come una competizione. In questa fase la cosa più importante è che il bambino impari a seguire le regole.

Più tardi, nella misura in cui il bambino cresce, sviluppa le sue capacità e inizia a cercare l’approvazione sociale, darà più importanza alla competizione e ai risultati del gioco, anche se ciò dipenderà molto dalla rilevanza che i genitori danno alle vittorie. Se questi fin da piccolo gli insegnano a godere del cammino, piuttosto che concentrarsi sul risultato finale, il peso di una sconfitta non sarà mai così grande.

Ad ogni modo, a partire dai 4 anni d’età i genitori dovrebbero iniziare a elaborare i concetti di vittoria e sconfitta, senza trucchi. Dobbiamo sempre tenere presente che quando i bambini perdono hanno l’opportunità di gestire la situazione, i sentimenti che genera e riprendersi.

Come ottenere che le sconfitte si trasformino in vittorie?


- Convalidando i loro sentimenti concentrandoci sul lato positivo. Perdere non lo farà sentir bene, ma non si tratta di essere dispiaciuti per il bambino, ma di confermare le sue emozioni e aiutarlo a concentrarsi sul lato positivo della situazione, sottolineando quanto vi siete divertiti giocando insieme.

- Assumendo la sconfitta come un'opportunità di apprendimento. Se insegni al tuo bambino che perdere non è qualcosa di negativo, ma un’opportunità per imparare e crescere, questo tipo di situazione non lo affetterà più di tanto.

- Cambiando i concetti di vincitore e perdente. In realtà, non vince chi arriva primo, ma chi gode di più dell'attività stessa, impara, collabora e non si arrende davanti agli ostacoli. Pertanto, è importante non esaltare eccessivamente il vincitore o ridicolizzare il perdente.

Ricorda che qualsiasi cosa semini oggi lo raccoglierai domani. Una piccola sconfitta nel gioco può rendere tuo figlio più preparato ad affrontare le delusioni, i fallimenti e le avversità della vita.


Fonte:
Palmquist, C. M. et. Al. (2016) Success inhibits preschoolers’ ability to establish selective trust. Journal of Experimental Child Psychology; 152: 192–204.
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21 marzo 2017

Questo emozionante video insegna che “amare non significa dare ciò che avanza, ma condividere il poco che si ha”

crescita personale

L'amore è uno dei sentimenti più profondi che possiamo sperimentare, sia per il partner, i figli, o i genitori o anche per un animale domestico. L'amore, quando è autentico, non solo ci riempie, ma ci cambia completamente rendendoci persone migliori.

Una delle meraviglie dell'amore è che ci permette di espandere i nostri confini oltre l'immaginabile, perché ci rendiamo conto che il vero piacere consiste nel dare, nell’aiutare gli altri, anche se questo significa fare dei "sacrifici".

Questo meraviglioso e commovente video tratta dell'amore di un padre per sua figlia, ed è una storia vera.


La storia vera che ha ispirato il video


Nel 2005 il regista Shi Qian visitò il Museum of Childhood di Edimburgo. La collezione era composta da molte bambole e giocattoli che erano appartenuti a bambini di altre epoche.

Tuttavia, tra tutti quei giocattoli vide una bambola molto particolare che attirò la sua attenzione. Non era bella come le altre, le rifiniture lasciavano molto a desiderare e non aveva dei colori brillanti, ma anche così, sarebbe potuta diventare tranquillamente il pezzo clou del museo.

Si trattava di una bambola fatta con una scarpa e la sua descrizione recitava: "Bambola fatta con una scarpa che apparteneva a una bambina povera di Londra nel 1905". Da quel momento, il regista non riuscì a smettere di immaginare come fosse stata la vita di quella bambina e dei suoi genitori.

Senza pensarci due volte, decise di realizzare un cortometraggio animato intitolato semplicemente "scarpa", che racconta la storia così come lui la immaginò. Il video ricevette numerosi premi, tra cui "The Best Student Film of BAF08" e il "MX Award" nella TAF2010.

3 lezioni di vita


1. Amare è dare, non chiedere. L’amore immaturo è egoista ed esigente, l’amore maturo offre se stesso. Tuttavia, questa offerta non rappresenta un sacrificio nel senso più letterale del termine perché siamo immensamente felici di rendere felice la persona che amiamo.

2. A volte, molto poco rappresenta molto. E non sono le cose materiali, ma la storia che sta dietro di loro a renderle speciali. Per questo nella vita non si tratta di avere di più, ma apprezzare di più ciò che abbiamo, dandogli un valore e un significato.

3. Non si è mai troppo poveri per non avere qualcosa da dare. Se guardiamo attentamente dentro di noi, ci renderemo conto che abbiamo sempre qualcosa da offrire: amore, comprensione, sostegno... Questi sentimenti sono molto più importanti di qualsiasi proprietà, perché aiutano a curare le ferite emotive.
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20 marzo 2017

Qual è la causa degli incubi?

sogni

Un estraneo ci perseguita, cadiamo nel vuoto dalla cima di un grattacielo, vogliamo avvertire qualcuno di un pericolo ma restiamo senza voce, dobbiamo correre per metterci al sicuro ma restiamo paralizzati... Questi sono alcuni dei temi ricorrenti negli incubi notturni della maggior parte degli adulti.

Al risveglio, respiriamo a fatica e il nostro cuore sembra voler uscire dal petto. Infatti, alcune volte abbiamo bisogno di tempo per renderci conto che si è trattato solo di un brutto sogno.

Uno studio realizzato presso l'Università di Pittsburgh indicò che il 29% degli adulti di solito ha almeno un incubo al mese, mentre tra il 2 e il 6% ha un’incubo alla settimana. È curioso, ma le persone anziane tendono ad avere meno incubi, quasi la metà dei giovani adulti.

7 cause degli incubi


Generalmente gli incubi si presentano quando dormiamo profondamente, durante il sonno REM. In questa fase, gli occhi si muovono rapidamente ma il nostro corpo è paralizzato perché il cervello disattiva le aree motorie, per prevenire i movimenti ed evitare di danneggiarci durante il sogno. Ma qual è la causa degli incubi?

1. Troppo stress. Lo stress è uno dei principali fattori scatenanti degli incubi. La tensione accumulata durante il giorno può avere un impatto sui sogni dato che l’attività onirica è spesso l’espressione delle nostre paure e preoccupazioni quotidiane. Infatti, uno studio condotto presso l'Università di Heidelberg con 840 atleti professionisti ha rivelato che il 15% di loro tendeva ad avere degli incubi prima della gara. Pertanto, se sei molto stressato è probabile che queste tensioni si manifestino durante il sonno.

2. Esporsi ad una situazione scioccante prima di coricarsi.
L'ultima cosa che fai prima di andare a dormire influenza notevolmente i tuoi sogni. Quindi, se hai visto un film horror, stai leggendo un libro dello stesso genere o hai appena ricevuto una notizia sconvolgente, è probabile che queste esperienze si riflettano nei tuoi sogni. Anche le scene violente o le notizie che vedi in TV possono riflettersi nei tuoi sogni, anche se da sveglio pensi che non abbiano un tale impatto. Pertanto, se desideri dormire sonni tranquilli, devi assicurarti che nulla disturbi le ultime ore prima di andare a letto.

3. Dormire poco. È stato notato che lunghi periodi di privazione del sonno provocano un aumento degli incubi. Contrariamente alla credenza popolare, quando non dormiamo abbastanza il nostro cervello entra in uno stato di eccitazione che impedisce di conciliare un sonno riparatore. Questo è il motivo per cui gli incubi sono più vividi quando abbiamo dormito poco per alcuni giorni consecutivi. Inoltre, sono più comuni anche nelle persone con dolore cronico e che hanno difficoltà a dormire.

4. Esperienze di vita negative. I sogni incorporano molti dettagli della nostra vita di tutti i giorni, ma di solito astrattamente. Pertanto, normalmente gli incubi sono relativi alle esperienze che abbiamo vissuto durante il giorno. In effetti, uno studio condotto presso la Harvard University nel quale si analizzarono i sogni e gli incubi di 20 persone, ha concluso che solitamente nei sogni appaiono i contenuti degli ultimi due o sette giorni. Anche se in alcuni casi la causa dell'incubo è più vecchia e risale ad esperienze autobiografiche, soprattutto se queste sono state impattanti e non le abbiamo superate completamente.

5. Caratteristiche della personalità. Alcuni tratti della personalità potrebbero renderci più propensi ad avere incubi. Uno studio condotto negli anni ottanta del secolo scorso ha scoperto che le persone che avevano incubi frequenti condividevano anche tre caratteristiche: sfiducia, alienazione e distacco emotivo. Un altro studio portato a termine da The Graduate Theological Union ha rivelato che le persone che sono tendenzialmente conservatrici riferiscono di avere più incubi rispetto ai liberali.

6. Malattie e farmaci. Talvolta la causa degli incubi è una malattia. Gli studi hanno dimostrato che le persone che soffrono di epilessia, apnea del sonno o sindrome delle gambe senza riposo, hanno maggiori probabilità di avere incubi perché hanno un modello di sonno più irregolare. Gli incubi sono comuni anche nelle persone che soffrono di depressione, fobie e stress post-traumatico. Inoltre, è noto che alcuni farmaci possono aumentare le probabilità di avere incubi, in particolare quelli che alterano i livelli dei neurotrasmettitori nel cervello, come gli antidepressivi, i medicinali per il trattamento del Parkinson, i barbiturici e le benzodiazepine.

7. Una cena troppo pesante. Mangiare troppo prima di andare a letto è una delle principali cause di incubi perché implica una digestione più lenta e complicata, il metabolismo resterà più attivo, aumenterà la temperatura corporea e, di conseguenza, verrà stimolata l'attività cerebrale. Così probabilmente non dormirai bene e potresti avere degli incubi.


E se gli incubi fossero messaggi che ci aiutano a risolvere i nostri problemi?


La buona notizia è che non tutti i mali vengono per nuocere. In effetti, una delle teorie che tentano di spiegare l'origine e il significato degli incubi ipotizza che sorgono perché in quel momento stiamo pensando ad una situazione complessa e la nostra mente cerca di trovarvi una soluzione. Durante il giorno, quando pensiamo a qualcosa che ci fa paura o causa stress, tendiamo ad appartare l’idea e ci immergiamo presto in un’altra attività, ma quando siamo addormentati, la nostra mente vaga senza meta e non siamo in grado di ricorrere alle distrazioni. Ed ecco che appaiono gli incubi.

Secondo questa teoria, spesso gli incubi tentano di riprodurre scenari difficili per aiutarci a trovare delle soluzioni che possono servirci durante il giorno o solo per incoraggiarci a reagire alle avversità. Così, anche se ci spaventano, alla fine dei conti gli incubi non sarebbero poi così negativi.


Fonti:
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