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21 giugno 2017

Recuperare le attività manuali: Un rimedio contro l’ansia e la depressione


crescita personale

Oggi, la semplicità è quasi un lusso. Bombardati da pubblicità e tecnologia, passiamo sempre più tempo davanti agli schermi dei dispositivi elettronici o facendo cose che non ci apportano nulla.

Come in nessun altro momento storico, ci siamo allontanati dalle attività manuali e creative, abbiamo perso la capacità di osservare i piccoli dettagli e trovare piacere nelle attività di tutti i giorni.

Questo modo di vivere ci allontana da noi stessi e termina per alimentare gli stati come la depressione o l’ansia. È interessante notare che sono sempre più numerosi i terapisti che raccomandano come trattamenti complementari alla terapia, la realizzazione di attività manuali che catturino la nostra attenzione, ancor meglio se comportano un certo grado di creatività.

Le attività più semplici sono anche molto utili per il nostro equilibrio emotivo


- Cucinare

Cucinare senza fretta, godendo dell'intero processo. La cucina è un’attività che allevia lo stress e libera la mente dalle preoccupazioni. Entrando in cucina veniamo assaliti da odori, profumi e sapori che stimolano i nostri sensi, rendendo questa un'esperienza completa che ci incoraggia a concentrarci sul qui e ora. È questo il motivo per cui molti psicologi americani chiedono ai loro pazienti di indossare il grembiule e mettersi a cucinare per completare la psicoterapia.

Cucinare è anche un'attività che stimola la creatività, perché possiamo combinare gli ingredienti in mille modi diversi. Un sondaggio realizzato nel Regno Unito rivelò che una persona su tre dichiarò di sentirsi più stressata e ansiosa di cinque anni fa, ma l'80% indicò anche che cucinare li aiutava a rilassarsi.

- Fare giardinaggio

Un’attività manuale molto rilassante è il giardinaggio. È anche una gioia per i sensi, dato che permette di connettersi con la natura. Infatti, si è visto che quando siamo circondati dal verde il nostro cervello si rilassa molto di più perché riesce a staccare, attivando quella che si conosce come "rete neurale di default", che facilita uno stato di calma e benessere.

Come se non bastasse, uno studio condotto presso l'Università di Bristol scoprì che nella terra esiste un batterio non patogeno, il Mycobacterium vaccae, che ha lo stesso effetto dei farmaci per la depressione perché aumenta il livello di serotonina nel cervello. Questi scienziati riscontrarono che gli animali esposti a questi batteri reagiscono molto meglio allo stress. Un altro studio, realizzato presso il Royal Marsden Hospital, rivelò che questi batteri sono efficaci per alleviare il dolore, perché hanno un effetto anti-infiammatorio, un processo che a livello cerebrale è stato anche associato con la depressione.

- Tessere

Il movimento ripetitivo della tessitura genera uno stato molto simile a quello della meditazione mindfulness. Tessendo dobbiamo concentrarci nell’attività ma, allo stesso tempo, il nostro cervello può rilassarsi dato che non è un'attività molto impegnativa dal punto di vista cognitivo.

A questo proposito, i ricercatori della Cardiff University analizzarono 3.545 persone in tutto il mondo e scoprirono che chi tesseva nel tempo libero affermava di sentirsi più rilassato. Queste persone dissero che il loro hobby le aiutava ad alleviare lo stress e la pressione quotidiana. Infatti, quando godiamo di un'attività nel nostro cervello si generano dopamina (il neurotrasmettitore della ricompensa), endorfine (che producono una sensazione di benessere) e serotonina (associata al piacere).

- Disegnare

Questa attività, che ci piaceva tanto da bambini, è un ottimo strumento per combattere l'ansia, la depressione e lo stress. Infatti, Jung consigliava ai suoi pazienti di disegnare mandala, come terapia aggiuntiva, per sentirsi meglio. La chiave sta nel fatto che il disegno non solo aiuta a rilassarsi, ma permette anche di sostituire i pensieri negativi con immagini più piacevoli.

Uno studio condotto presso le università del Texas e Emory ha concluso che il disegno è una terapia non verbale molto interessante per alleviare i sintomi delle persone che soffrono di stress post-traumatico. Un'altra ricerca condotta presso il Northwestern Memorial Hospital mostrò che una sola ora di disegno al giorno può aiutare ad alleviare il dolore e migliorare il nostro umore quando siamo malati.

Infine, ricorda che nella vita ci sono molti momenti agrodolci, queste attività non sono una soluzione immediata e magica, ma il ritorno alla semplicità è un buon inizio per eliminare un poco di caos dalla nostra vita e ricollegarci con la nostra essenza. A volte per stare bene, abbiamo solo bisogno di fermarci e abbracciare la semplicità.


Fonti:
Riley, J. et. Al. (2013) The Benefits of Knitting for Personal and Social Wellbeing in Adulthood: Findings from an International Survey. British Journal of Occupational Therapy; 76(2): 50-57.
Lowry, C. A. et. Al. (2007) Identification of an immune-responsive mesolimbocortical serotonergic system: potential role in regulation of emotional behavior.Neuroscience; 146(2): 756-772.
Henderson, P. & Rosen, D. (2007) Empirical Study on the Healing Nature of Mandalas Patti. Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts; 1(3): 148 –154.
Nainis, N. et. Al. (2006) Relieving symptoms in cancer: innovative use of art therapy. J Pain Symptom Manage; 31(2): 162-169.
Assersohn, L. et. Al. (2002) A randomized pilot study of SRL172 (Mycobacterium vaccae) in patients with small cell lung cancer (SCLC) treated with chemotherapy. Clin Oncol; 14(1): 23-27.
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19 giugno 2017

Essere saggi significa anche ignorare tutto ciò che non vale la pena

crescita personale

Il nostro cervello ci può dare una straordinaria lezione di vita.

Quando dormiamo il cervello fa una sorta di tabula rasa. Per imparare, è necessario che si stabiliscano nuove connessioni, o sinapsi, fra i neuroni. Queste connessioni permettono ai neuroni di inviarsi segnali a vicenda in modo rapido ed efficiente. In queste reti è dove memorizziamo i nuovi ricordi e le abilità che apprendiamo.

Tuttavia, alcuni neuroscienziati dell’Università di Wisconsin-Madison scoprirono che le sinapsi crescono in maniera "esuberante" durante il giorno, e vengono "potate" durante la notte. Il nostro cervello fa automaticamente una selezione delle informazioni che deve memorizzare e scarta il resto.

Il dato curioso è che, eliminando tutte le informazioni inutili, i ricordi che valgono la pena vengono memorizzati meglio. Gli psicologi della Johns Hopkins University videro che quando questo processo non avviene, i nostri ricordi diventano più confusi. Inoltre, la dimenticanza selettiva è essenziale per sottrarre impatto emotivo agli eventi accaduti durante il giorno.

Questo processo che avviene naturalmente ci offre una grande lezione: mantenere i vecchi rancori, alimentare le frustrazioni, rivivere i drammi e dare eccessiva importanza a cose che non lo meritano, crea solo caos e insoddisfazione. La cosa più saggia da fare è quella di imparare a ignorare tutto ciò che non vale la pena e che può influenzare la nostra pace interiore.

Cinque cose che puoi scegliere di ignorare per essere più felice


Una frase buddista afferma che "ci può danneggiare solo ciò a cui diamo importanza". Non sono le situazioni, ma il significato che gli diamo e come reagiamo, ciò che determina il loro impatto su di noi. Quindi, se vogliamo proteggere il nostro equilibrio emotivo, dobbiamo imparare ad ignorare alcune cose.

Ignorare non vuol dire adottare un’attitudine passiva e neppure smettere di affrontare determinate situazioni, significa imparare a dare importanza alle cose che veramente meritano e minimizzare l'impatto di quelle cose che non dovrebbero avere una presenza così importante nella nostra vita.

Ignorare, in questo caso, non è sinonimo di mancanza di conoscenza, ma comporta un atto cosciente, significa togliere dalla nostra coscienza quelle cose insignificanti che ci fanno solo male. Non significa ignorare o nascondere i problemi, ma liberare la mente da tutto ciò che occupa spazio inutilmente per fare spazio per ciò che conta veramente.

1. Le offese e le critiche distruttive. Ricorda che una critica malsana dice di più della persona che critica che di chi viene criticato. Non lasciare che le critiche e il disprezzo intacchino la tua autostima. Ricorda che quando passi troppo tempo preoccupandoti dell’opinione che gli altri hanno di te, o di ciò che vogliono che tu sia, dimentichi chi sei veramente.

2. Le persone che vogliono scaricare la loro miseria emotiva su di te.
Ci sono persone che si comportano come veri e propri camion della spazzatura, che vogliono scaricare su di te le loro paure, le frustrazioni, la rabbia o l’ansia. Non permetterglielo. Impara a individuarle e crea uno scudo protettivo.

3. Le piccoli frustrazioni della vita di tutti i giorni. Una brutta giornata è solo una brutta giornata. Viene e va. Non c'è ragione di rimanere bloccati nelle piccole frustrazioni. Se impari ad ignorare quei contrattempi immediatamente, ti renderai conto che potrai riprendere la tua routine con più serenità. Se li accumuli terminerai portando un fardello molto pesante. Si tratta solo di metterli in prospettiva e renderti conto che non vale la pena di rovinare la tua giornata per questi contrattempi.

4. Il tuo dialogo interno negativo.
Spesso la tua mente diventa il tuo peggior nemico. Pertanto, in molti casi, devi imparare a silenziare il rumore che hai dentro, i pensieri ossessivi del fallimento, le paure e l'ansia. Nella maggior parte dei casi questo dialogo interiore viene dalle aspettative che gli altri hanno posto su di te. Infatti, probabilmente scoprirari che ti ripeti frasi che ti hanno detto i tuoi genitori, gli insegnanti o il partner. Se quelle frasi non ti consentono di andare avanti e non ti fanno sentire bene, ignorale, col passare del tempo scompariranno lentamente.

5. Le situazioni che non puoi controllare. Il taoismo ci incoraggia a fluire, a non forzare le situazioni. Ciò non significa essere passivi, ma imparare a identificare le opportunità per agire e sapere quando qualcosa è controproducente. Ci sono molte cose che sono al di là delle tue possibilità, cercare di controllarle crea inutili tensioni. Pertanto, ci sono momenti in cui devi dimenticare tutto ciò che potrebbe andare storto e iniziare a fidarti nel flusso della vita.

Un esercizio per imparare a ignorare ciò che ti fa male


Non è facile ignorare certe cose, certe persone, certe situazioni... non sempre percepiamo ciò che può farci del male e terminiamo afferrandoci ad esso. Altre volte, significa rompere i legami, cambiare il nostro modo di pensare e le nostre attitudini, qualcosa di non facile che richiede una enorme dose di coraggio.

In ogni caso, vi incoraggio a fare questo semplice esercizio:

Prendi una matita o qualsiasi piccolo oggetto che non si possa rompere. Tienilo in mano e stringilo forte. Immagina che questo oggetto è una delle emozioni, dei sentimenti, o persone che ti danno fastidio e la tua mano rappresenta la tua mente o la coscienza.

All'inizio, tutto ti sembrerà un po’ strano, ma poco a poco ti sentirai meno a disagio e l'oggetto ti sembrerà più familiare. Ma se continui a stringere, l’oggetto finirà per farti male.

Ora, apri la mano e lascia che l'oggetto cada a terra. Renditi conto che eri tu quello che si afferrava all'oggetto, non era attaccato alla tua mano. Lo stesso vale per le tue emozioni, i sentimenti e le persone che possono farti del male.

Il problema è che ci afferriamo così tanto a queste situazioni che ci dimentichiamo di lasciarle andare quando dovremmo. Infatti, quando proviamo rabbia o tristezza diciamo "sono triste" o "sono arrabbiato", che rappresenta un'identificazione con questi stati e implica afferrarsi ad essi. Invece, dovremmo dire "mi sento triste" o "mi sento arrabbiato" e imparare a lasciare andare.

Come applicare questa idea di ignorare tutto ciò che ci fa male


- Non portare le cose ad un livello personale. Molte delle cose che ci accadono non sono personali. Portarle su questo piano significherà che le stai dando troppa importanza e stai permettendo che affettino il tuo equilibrio emotivo. Pertanto, è essenziale proteggere quello spazio e permettere che entrino solo le cose realmente significative per te.

- Non perdere la prospettiva. Immersi nei piccoli problemi della vita quotidiana, è facile venire sopraffatti da queste piccole insoddisfazioni e battute d'arresto, così si finisce per perdere la bussola. Ricorda sempre di mantenere la prospettiva, concentrati in ciò che ti definisce, nei tuoi obiettivi e in ciò che realmente ti emoziona. Non lasciare che le banalità ti tolgano la possibilità di essere felice oggi stesso.

- Fai un passo indietro. Quando senti che le emozioni prendono il controllo, fa un passo indietro. Fermati, prenditi un paio di minuti e recupera il controllo. Rifletti sul motivo per cui questa situazione sta generando queste emozioni. Probabilmente stai esagerando o le stai dando più importanza di quanta ne abbia. Respira e lasciati andare.

- Ancorati al presente. Se ti senti male è probabilmente per qualcosa che è già accaduto, che appartiene al passato. Pertanto, non ha molto senso continuare a nutrire questi sentimenti. Per lasciarli andare, basta che ti afferri al presente. Concentrati su tutte le cose positive che hai adesso. La chiave sta nell’imparare ad uscire dal passato.


Fonti:
Diering, G. H. et. Al. (2017) Homer1a drives homeostatic scaling-down of excitatory synapses during sleep. Science; 355(6324): 511-515.
Vivo, L. et. Al. (2017) Ultrastructural evidence for synaptic scaling across the wake/sleep cycle. Science; 355(6324): 507-510.
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16 giugno 2017

Ecco cosa avviene nel tuo cervello quando leggi una poesia

neuropsicologia

Le poesie sono dardi in forma di parole che vanno dritto alla parte emotiva del nostro cervello. Ci sono poesie che suscitano un vero e proprio tsunami emotivo e ci danno i brividi, come la "Prima Elegia" di Rainer Maria Rilke, eccone alcuni versi:

"Poiché il bello non è nulla,

null’altro che, del terribile, principio che noi appena sopportiamo ancora,

e tanto lo ammiriamo, perché esso disdegna, quieto,

di distruggerci. Ogni angelo è tremendo."


Rilke descrive il terrore che proviamo quando acquistiamo una conoscenza più ampia, in quel momento ci rendiamo conto dei nostri limiti e della complessità del mondo, e ci rendiamo conto di tutto ciò che non comprendiamo e non arriviamo a capire. È una possibilità bella e seducente ma anche terribile.

La poesia ha la capacità di inviare potenti messaggi emotivi e attiva la riflessione, se è vero che il piacere più grande che da il leggere una poesia, come quando godiamo di un opera d'arte, non proviene dalla riflessione profonda, ma bensì dalle sensazioni che sperimentiamo. Infatti, Vladimir Nabokov disse che non si dovrebbe leggere con il cuore o il cervello, ma con il corpo.

I ricercatori di Estetica Empirica del Max Planck Institute decisero di esplorare ulteriormente come la poesia influenza il nostro cervello, ed i risultati del loro studio sono affascinanti.

La poesia genera più piacere a livello cerebrale che la musica


I ricercatori chiesero a un gruppo di persone, alcune delle quali leggevano spesso poesie, di ascoltare dei poemi letti ad alta voce. Alcune delle poesie appartenevano a famosi poeti tedeschi come Friedrich Schiller, Theodor Fontane e Otto Ernst, anche se i partecipanti potevano scegliere alcune opere, tra cui quelle di autori come William Shakespeare, Johann Wolfgang von Goethe, Friedrich Nietzsche, Edgar Allan Poe, Paul Celan e Rilke.

Mentre i volontari ascoltavano le poesie, i ricercatori monitoravano la loro frequenza cardiaca, le espressioni facciali e anche i movimenti dei peli sulla pelle. Inoltre, quando le persone avevano i brividi dovevano segnalarlo premendo un pulsante.

È interessante notare che tutte le persone, anche quelle che non leggevano poesie, riferivano di aver avuto i brividi durante la lettura e il 40% disse di aver avuto più volte la pelle d'oca. Queste reazioni sono simili a quelle che proviamo quando ascoltiamo musica o guardiamo una scena di un film che ha un forte impatto emotivo.

Tuttavia, le risposte neurologiche alla poesia non erano le uniche. I dati dimostrarono che ascoltando poesie si attivavano parti del cervello che rimangono "spente" quando ascoltiamo musica o guardiamo film.

I neuroscienziati scoprirono così che la poesia crea uno stato che denominarono "pre-chill"; vale a dire, che provoca una reazione di piacere che va lentamente crescendo nella misura in cui si ascoltano le strofe. In pratica, invece di emozionarci improvvisamente, come quando sentiamo una canzone, la poesia genera un crescendo emotivo che inizia a partire da 4,5 secondi prima che noi percepiamo il brivido.

È interessante notare che i picchi emotivi si producevano principalmente in determinate posizioni all'interno delle poesie, come alla fine delle strofe e, soprattutto, alla fine del poema. Si tratta di una scoperta molto interessante, soprattutto se si considera che il 77% dei partecipanti che non avevano mai ascoltato un poema mostrarono le stesse reazioni e segni neurologici che anticipavano i punti cruciali, emotivamente parlando, della lettura.

La poesia stimola la memoria, facilita l'introspezione e rilassa


I neuroscienziati dell'Università di Exeter scansionarono il cervello di un gruppo di partecipanti mentre questi leggevano diversi contenuti, da un manuale di installazione dell’impianto di riscaldamento ai passaggi suggestivi di alcuni romanzi, sonetti in rima e la loro poesia preferita.

I ricercatori scoprirono così che il nostro cervello elabora la poesia in modo diverso da come gestisce la prosa. Si attiva una "rete di lettura" comprendente diverse aree particolari, incluse quelle connesse all’elaborazione emotiva, che si attivano principalmente con la musica.

Si vide anche che la poesia stimola le aree del cervello associate con la memoria e altre parti, come la corteccia cingolata posteriore ei lobi temporali mediali, che sono aree che si attivano prevalentemente quando siamo rilassati o immersi in noi stessi.

Questo dimostra che c'è qualcosa di molto speciale nella forma poetica che genera piacere. In realtà, la poesia è un'espressione letteraria molto speciale che trasmette sensazioni, pensieri e idee accentuando le restrizioni metriche, la rima e le allitterazioni.

Pertanto, non è di troppo inserire una poesia nella nostra routine quotidiana...


Fonti:
Wassiliwizky, E. et. Al. (2017) The emotional power of poetry: neural circuitry, psychophysiology, compositional principles. Social Cognitive and Affective Neuroscience.
Zeman, A. Z. et. Al. (2013) By heart. An fMRI study of brain activation by poetry and prose. Journal of Consciousness Studies; 20(9-10): 132-158.
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14 giugno 2017

La freccia avvelenata: La parabola buddista che ci mette di fronte al nostro peggior errore

crescita personale

Buddha, perseguendo l’illuminazione, cercava anche di capire come liberarci dall'ignoranza e dalla sofferenza. Come altri grandi saggi del passato, propose una filosofia pratica che ci incoraggia a concentrarci sulle cose più semplici come via per raggiungere obiettivi più elevati. Il taoismo lo sintetizzò perfettamente in una frase: un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo. Tuttavia, nella vita di tutti i giorni troviamo difficile applicare questi insegnamenti.

La parabola della freccia avvelenata


Nel Majjhima Nikaya, una raccolta di testi attribuiti a Buddha che fanno parte del Canone Pali, possiamo trovare la "parabola della freccia avvelenata". Gautama Buddha raccontò questa storia a un discepolo che era impaziente di ascoltare dall'insegnante le risposte alle "14 domande senza risposta" legate a questioni metafisiche come la vita dopo la morte.

"C'era una volta un uomo che venne ferito da una freccia avvelenata.

La famiglia e gli amici volevano procurargli un medico, ma il paziente rifiutò, dicendo che prima voleva sapere il nome dell'uomo che lo aveva ferito, la casta a cui apparteneva e il suo paese d’origine.

Voleva sapere anche se l'uomo era alto e forte, se aveva la pelle chiara o scura e desiderava sapere anche con che tipo di arco lo aveva ferito, se la corda era fatta di bambù, canapa o seta.

Disse che voleva sapere se la piuma della freccia apparteneva ad un falco, un avvoltoio o un pavone...

E si chiedeva se l'arco che era stato usato per colpirlo era un arco comune, uno curvo o fatto di legno d’oleandro e ogni altro genere di informazioni, l'uomo morì senza conoscere le risposte".


Leggendo la parabola la prima idea che viene in mente è che l'atteggiamento dell’uomo ferito è assurdo e insensato. Tuttavia, Buddha ci sta dicendo che tutti ci comportiamo allo stesso modo senza rendercene conto.

In un certo senso, siamo tutti feriti con questa freccia avvelenata perché, prima o poi, moriremo anche noi. Ma viviamo senza essere pienamente consapevoli della nostra mortalità, così spesso diamo eccessiva importanza a cose insignificanti che ci impediscono di godere del presente e ci immergono in uno stato di preoccupazione inutile.

Grandi lezioni per tutta la vita


- Concentrati su ciò che ti sta succedendo realmente

In molte occasioni, per risolvere un problema è importante non perdersi in divagazioni, dobbiamo agire. Di solito dietro a queste riflessioni si nascondono la paura e l’incertezza. Quando affrontiamo un problema e ci perdiamo nei dettagli, anche se sappiamo qual è la soluzione definitiva, è perché abbiamo paura di qualcosa. Ma ricorda che a lungo termine le soluzioni tiepide servono solo a generare più problemi e creano uno stato di insoddisfazione interiore.

In altri casi attiviamo meccanismi di difesa, come la proiezione o il trasferimento, con cui spostiamo il problema fuori di noi, oppure cerchiamo di nasconderlo. Di solito questo avviene perché non vogliamo accettare che noi siamo parte del problema, e quindi per risolvere il problema dobbiamo prima lavorare su noi stessi. In ogni caso, la strategia adeguata è quella di non distogliere l’attenzione, è importante capire che cosa realmente ci sta accadendo e imparare a dare la priorità al qui e ora.

- Fai un passo alla volta

La mente può diventare il nostro migliore alleato o il nostro peggior nemico. Possiamo utilizzarla per risolvere i problemi in modo positivo o possiamo usarla in modo negativo per trovare un problema per ogni soluzione. Per vivere con meno angoscia e stress la chiave è andare avanti un passo alla volta. Questo non significa che non possiamo anticipare i problemi, ma dobbiamo fare in modo di non alimentare un modo di pensare catastrofico.

Concentrati sul presente, valuta con attenzione la situazione in cui ti trovi e fai un passo alla volta, quel passo non ti porterà direttamente a destinazione, ma almeno ti smuoverà da dove ti trovi. Vivi giorno per giorno, come se ogni giorno fosse il primo e l'ultimo della tua vita.

- Lascia che tutto fluisca e niente influisca

A volte restiamo prigionieri dei problemi, anche se questi sono già stati risolti o sono parte del passato, perché continuano a restare nella nostra mente, causando frustrazione, rabbia, e risentimento. Quando ci aggrappiamo a quello che è successo, quando non lasciamo andare quelle emozioni e sensazioni, ci trasformiano in loro schiavi.

A questo proposito, uno studio condotto presso la Harvard University scoprì che passiamo il 47% delle ore di veglia pensando a ciò che ci è successo o a quello che potrebbe accaderci. Questa "mente errante" ci porta a preoccuparci eccessivamente e ad essere infelici. Il miglior antidoto è quello di concentrarsi sul presente e provare gratitudine per ciò che abbiamo e siamo. Così riusciremo a sottrarre impatto alle esperienze negative e raggiungeremo l'equilibrio.

- Elimina tutto ciò che è inutile

Leonardo da Vinci disse che "la semplicità è la massima raffinatezza" e non sbagliava. Nel corso della nostra vita ci facciamo carico di molte cose che servono solo a creare caos e toglierci energia. Quando ti rendi conto che puoi vivere senza di queste ed essere ancora più felice, riuscirai ad apprezzare di più ciò che hai e ti sbarazzerai di un grande peso.

Eliminare tutto ciò che non serve si riferisce anche ai sentimenti, credenze, stereotipi e sogni che non ti appartengono e sono solo ostacoli. Quando guardi dentro di te, ti stupirai di scoprire che molte delle frasi del tuo dialogo interiore in realtà non sono tue, ma ti sono state inculcate. Fai pulizia mentale e sbarazzati delle emozioni che ti fanno male, come il risentimento per un evento passato, l'angoscia per qualcosa che probabilmente non accadrà mai e la paura di perdere quello che hai. Se avanziamo con un bagaglio più leggero non solo arriveremo più lontano, ma godremo anche di più del viaggio.


Fonte:
Killingsworth, M. A. & Gilbert, D. T. (2010) A wandering mind is an unhappy mind. Science; 330(6006): 932.
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12 giugno 2017

Chi brilla di luce propria infastidisce chi vive nell’oscurità

crescita personale

"Un uomo del villaggio di Neguá, sulla costa della Colombia, riuscì a salire al cielo.

Quando tornò raccontò la sua esperienza. Disse che aveva contemplato dall'alto, la vita umana.

E disse che noi siamo un mare di piccoli fuochi.

- Il mondo è così - spiegò - un sacco di gente, un mare di piccoli fuochi.

Ogni persona brilla di luce propria tra tutti gli altri. Non ci sono due fuochi uguali. Ci sono fuochi grandi e piccoli e fuochi di tutti i colori. Ci sono persone di fuoco sereno che non si rendono conto neppure del vento, e gente dal fuoco pazzo che riempie l'aria di scintille. Alcuni fuochi, fuochi stupidi, non illuminano e tantomeno bruciano, mentre altri bruciano la vita con tanta passione da non potersi osservare senza battere ciglio, e chi gli si avvicina si accende".


Questa bella storia dello scrittore Eduardo Galeano tratta dal suo libro "Il libro degli abbracci" mostra le differenze tra le persone. Ci sono persone sicure di sé, che hanno costruito una buona autostima e traboccano d’energia, e fa piacere averle accanto.

Ci sono altre persone che non si sono mai preoccupate di crescere e terminano consumandosi nel risentimento, nell’invidia, nell’odio e nel rancore. A queste persone di solito da fastidio chi brilla di luce propria e a volte possono anche tentare di fare tutto il possibile per spegnere quella luce.

Che cosa significa avere luce propria?


Durante alcuni periodi della vita lasciamo che gli altri ci illuminino con la loro luce. Queste persone ci danno una mano quando ne abbiamo più bisogno, ci mettono a disposizione gli strumenti per affrontare le difficoltà e ci aiutano a risolvere i problemi. Accanto a loro impariamo e cresciamo.

Tuttavia, è sbagliato vivere continuamente nella luce degli altri. Tutti devono imparare a coltivare la propria luce, il che significa nutrire i propri sogni e illusioni, rafforzare le proprie capacità e coltivare il proprio "io". Se non alimenti la tua luce terminerai deluso dalla vita, accumulando frustrazioni e insoddisfazioni a ti trasformerai in una persona amareggiata.

Per brillare di luce propria è essenziale che:

- Tu sia una persona autentica e coerente. Tutti noi abbiamo una luce diversa che ci rende unici e speciali, ma se non ci assicuriamo di nutrirla questa terminerà spegnendosi. Il modo migliore per brillare di luce propria è essere se stessi, cercando ogni giorno di essere la migliore versione di noi.

- Non nascondere il tuo lato oscuro.
I lati oscuri, intesi come "difetti", errori o fallimenti, non sono un motivo di cui vergognarsi e non c'è bisogno di nasconderli. Le oscurità che si portano alla luce finiscono per diventare luci, quelle che nascondiamo possono terminare spegnendo la nostra luce. Non c’è niente di speciale nell’inorgoglirsi dei successi, invece, sentiti orgoglioso di come sei riuscito a superare gli ostacoli e ti sei rialzato dopo una caduta.

Come proteggersi dalle persone che spengono le luci?


Ci sono persone che non sopportano che gli altri brillino, come se quella luce li abbagliasse. Così possono cercare di farti credere che non sei degno di certe cose, che i tuoi sforzi non sono valsi la pena o che avresti potuto fare molto meglio.

Possono anche lanciare critiche molto dolorose o addirittura attaccarti dove fa più male, ricorrendo alla manipolazione emotiva. Il problema è che queste persone portano con sé un sacco di frustrazione, e questo fa sì che proiettano sugli altri le proprie oscurità e responsabilizzano gli altri di ciò che essi stessi non sono stati in grado di realizzare.

Se non costruisci uno scudo che ti protegga dalle loro parole e atteggiamenti, è probabile che questi attacchi finiscano per spegnere la tua luce, il che significa che adotterai il loro modo negativo e disfattista di vedere la vita e anche tu vorrai spegnere la luce di chi ti circonda.

I tre pilastri di questo scudo sono:

1. Imparare a ignorare. Forse alcune delle persone che sono infastidite dalla tua luce sono amici o colleghi. Invece di arrabbiarti con loro, assumi che sono persone diverse con differenti esperienze di vita e che forse non sono nemmeno pienamente consapevoli dei danni che possono fare i loro commenti e atteggiamenti. Impara dunque a ignorare tutto ciò che non ti permette di crescere. Ricorda che ti può può far male solo ciò a cui dai valore.

2. Coltiva il senso dell'umorismo.
Non c'è arma più potente contro i problemi, le critiche malsane e i tentativi di denigrare una persona che il senso dell'umorismo. Non assumere tutto come qualcosa di personale, impara a ridere di ciò che dovrebbe farti sentire a disagio, arrabbiato o denigrato. Il senso dell'umorismo è lo strumento delle persone intelligenti per proteggersi e non permettere agli altri di danneggiare la loro autostima.

3. Continua ad essere te stesso. Non cambiare il tuo modo di essere per soddisfare gli altri, perché questo è il percorso più diretto per l’insoddisfazione e l’infelicità. Puoi adattare il tuo comportamento senza rinunciare alla tua essenza. Tieni presente che gli strumenti più efficaci per contrastare la negatività sono la felicità e il fatto di sentirti bene con te stesso.

E ogni volta che ti è possibile, proietta un po’ della tua luce sugli altri. Non sarai più povero, ma più ricco, perché la luce interiore, quanto più si diffonde, tanto più cresce. E ricorda sempre che chi brilla di luce propria non ha bisogno di spegnere la luce degli altri.
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9 giugno 2017

I bambini notano quello che gli adulti non vedono

psicologia infantile

A volte la presunta immaturità e le limitazioni dell’infanzia possono trasformarsi nel punto forte dei bambini. Infatti, un numero sempre maggiore di studi ci costringe a ripensare alla fase infantile dato che lo sviluppo di alcune funzioni cognitive causa la perdita di altre abilità. Tale è il caso dell’attenzione.

Quanto più sviluppiamo l'attenzione selettiva tanti più dettagli trascuriamo


Man mano che cresciamo le nostre funzioni cognitive vanno maturando, come conseguenza della crescente complessità e differenziazione delle strutture cerebrali. Tuttavia, lo sviluppo non è una linea retta e può anche produrre una sorta di inversione evolutiva, in particolare nel campo dell’attenzione.

Anche se gli adulti possono mostrare di essere migliori nella maggior parte delle attività cognitive, a volte i limiti derivanti dall’immaturità delle connessioni cerebrali che caratterizzano il cervello dei  bambini può essere un punto a loro favore.

Questo è quanto hanno dimostrato alcuni psicologi dell'Università dell'Ohio, i quali videro che gli adulti sono molto bravi a selezionare e recuperare informazioni, ma solo quelle a cui gli viene chiesto di prestare attenzione perché tendono ad ignorare tutto il resto. In pratica, noi adulti ci concentriamo sugli alberi e perdiamo di vista la foresta. Al contrario, i bambini di 4 e 5 anni tendono a prestare attenzione a tutto ciò che gli viene mostrato, che sia o no importante per il compito affidatogli.

Lo scopo di questi psicologi era quello di confrontare la capacità di elaborazione di adulti e bambini attraverso diversi compiti attenzionali. Nel primo studio lavorarono con 35 adulti e 34 bambini tra i 4 e 5 anni. I ricercatori presentarono loro un'immagine con due figure opposte e più tardi, un'altra serie di immagini nelle quali dovevano rilevare il modello che appariva nella prima immagine.

Come previsto, gli adulti furono più capaci di identificare il modello target a cui gli era stato chiesto di prestare attenzione. Il 94% degli adulti lo rilevò con precisione rispetto al 86% dei bambini. Tuttavia, i bambini furono migliori nel riconoscere l'altro modello che in teoria dovevano ignorare. Il 77% dei bambini lo riconobbe in alcune figure, rispetto al 63% degli adulti.

Quello che accadde è che i bambini prestarono un’attenzione più distribuita verso tutti i dettagli delle immagini, indipendentemente dalla rilevanza dei diversi elementi. Al contrario, gli adulti si concentrarono esclusivamente per trovare la miglior soluzione per risolvere rapidamente il compito.

Questo non è il primo studio che giunge a queste conclusioni perché in un precedente esperimento molto simile in cui venne confrontata la memoria visiva di alcuni bambini di cinque anni d’età con quella di alcuni studenti universitari, gli psicologi riscontrarono che il 31% dei bambini riconobbero correttamente alcuni modelli che non gli venne chiesto di guardare mentre tra gli studenti solo il 7% fu in grado di farlo.

Attenzione selettiva vs. attenzione distribuita


Questo meccanismo naturale permetterebbe ai bambini di notare cose che noi non siamo in grado di vedere a causa di ciò che si conosce come "attenzione selettiva", che si sviluppa dopo i 7 anni d’età, quando la maturazione dei lobi frontali consente di implementare una selezione più efficace delle informazioni provenienti dall’ambiente.

L'attenzione selettiva è la capacità di selezionare e concentrarsi su un singolo stimolo tra tutti quelli presenti nell'ambiente. Questo processo può essere considerato come un "filtro" che permette di ridurre la quantità di informazioni in entrata, decidere cosa dobbiamo processare e cosa è rilevante per il compito che dobbiamo realizzare e, infine, cosa è irrilevante e deve essere ignorato.

I bambini, con la loro innata curiosità e la tendenza ad esplorare tutto ciò che li circonda, dispongono di un meccanismo attentivo diverso, anche quando gli viene chiesto di concentrarsi su un aspetto molto specifico dell’ambiente. In alcuni casi questo meccanismo può essere molto utile e vantaggioso. Infatti, l'attenzione selettiva offre vantaggi come la possibilità di selezionare le informazioni in modo rapido ed efficiente, ma comporta anche una serie di svantaggi, perché ci fa trascurare molti dettagli.

Al contrario, l'attenzione distribuita dei bambini permette di notare meglio l’ambiente circostante, processando contemporaneamente le informazioni provenienti da fonti diverse. Ovviamente, il processamento è più lento e meno efficiente perché coinvolge una quantità enorme di risorse cognitive per catturare ed elaborare ogni stimolo.

In breve, la selettività dei sistemi più maturi dell’attenzione è un vantaggio in alcuni casi ed uno svantaggio in altri. In effetti, quando camminiamo, è più conveniente attivare l'attenzione distribuita in quanto ci permetterà di godere di più dell'ambiente. È questo il motivo per cui i bambini spesso indicano le cose lungo una passeggiata, rendendoci consapevoli di dettagli che noi adulti non avevano visto, come un fiore, un albero, un cane, uno scoiattolo sul sentiero o semplicemente una forma particolare.


Fonti:
Hanania, R., & Smith, L. B. (2010) Selective attention and attention switching: Towards a unified developmental approach. Developmental Science; 13(4): 622-635.
Plebanek, D. J. & Sloutsky, V. M. (2017) Costs of selective attention: when children notice what adults miss. Psychological Science.
Sloutsky, V. M. & Fisher, A. V. (2004) When development and learning decrease memory. Evidence against category-based induction in children. Psychological Science; 15(8): 553-558.
Plude, D. J. et. Al. (1994) The development of selective attention: A life-span overview. Acta Psychologica; 86(2): 227-272.
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7 giugno 2017

Cosa rivela di te il tuo modo di camminare

curiosità

Se vediamo un uomo che entra in un bar camminando con fare spavaldo tipo John Wayne, potremmo supporre che si tratta di una persona sicura di sé, il classico "duro". In realtà, non possiamo fare a meno di trarre conclusioni circa la personalità basandoci nei piccoli segnali come il modo di camminare. Non è nemmeno qualcosa di negativo, è una strategia che usiamo inconsciamente per sapere se siamo al sicuro o in pericolo. In pratica, i nostri sensi monitorano costantemente i piccoli indizi che inviano gli altri per inviarli al cervello perché concluda se si tratta di un amico o un nemico, questo processo è alla base della formazione della prima impressione.

Una delle prime ricerche sul modo di camminare e la personalità risale al 1935. Lo psicologo tedesco Werner Wolff filmò cinque uomini e tre donne a loro insaputa. Tutte indossavano un impermeabile per evitare che chi vedesse il video potesse trarre conclusioni dai vestiti, le immagini vennero anche modificate eliminando le teste delle persone.

In seguito i ricercatori chiesero ad un gruppo di volontari di vedere il video e cercare di immaginare la personalità dei camminatori. Lo psicologo scoprì in questo modo che i partecipanti si erano formati facilmente delle impressioni sugli altri in base al modo in cui camminavano, e ancora più interessante: spesso queste coincidevano con i loro giudizi.

Ad esempio, alcune persone descrissero uno dei camminatori con frasi come "pretenzioso e privo di fondamento", "qualcuno che vuole attirare l'attenzione ad ogni costo", "una persona presuntuosa che vuole essere ammirata" e "una persona interiormente insicura che cerca di sembrare sicura davanti agli altri".

È certamente sorprendente che i partecipanti si formarono delle impressioni così simili.

Cosa indicano i fianchi ondeggianti?


Negli ultimi anni sono stati realizzati esperimenti più sofisticati che utilizzano la tecnologia digitale, in modo tale che il modo di camminare di una persona si trasforma in una serie di punti in movimento sullo schermo, eliminando qualsiasi segnale ulteriore che ci può dare indizi sulla sua personalità.

Usando questo approccio, un gruppo di psicologi americani scoprì alla fine degli anni '80 che ci sono fondamentalmente due modi di camminare: un modo di muoversi più giovane e uno più vecchio. Il movimento "giovane" implica un ritmo più vivace, fianchi che ondeggiano, ampi movimenti delle braccia e passi più lunghi, mentre il "vecchio" implica movimenti più rigidi e lenti con una maggiore inclinazione in avanti.

Ma la cosa interessante è che questi modi di camminare non corrispondono necessariamente con l'età effettiva della persona. Gli osservatori esterni scopriorno che le persone che camminavano con uno stile più giovane erano più felici e più sicure, un'idea che è rimasta anche quando vennero loro mostrati i volti ei corpi.

Questa ricerca dimostra ancora una volta quanto velocemente giudichiamo gli altri basandoci sul loro modo di camminare, anche se questo studio non ha provato che tali ipotesi fossero vere. Per farlo, dobbiamo rivolgerci ad un'altro studio pubblicato di recente, in cui si confrontavano i tratti della personalità con le ipotesi che le persone avanzavano basandosi esclusivamente sul modo di camminare.

I risultati suggeriscono ancora una volta che ci sono due stili, uno espansivo e sciolto relazionato ad uno spirito avventuroso, all’estroversione, l'affidabilità e il calore; mentre l'altro stile era lento e rilassato, e venne interpretato come un segno di equilibrio emotivo. Tuttavia, la sorpresa venne in seguito, perché queste caratteristiche non descrivevano con precisione le persone.
Pertanto, gli psicologi conclusero che siamo giudici migliori basandoci nei volti e nel modo di vestire, ma posiamo trarre delle conclusioni sbagliate consideriamo solo il modo di camminare senza avere maggiori dettagli della persona.

Il tuo modo di camminare può aumentare il rischio che ti aggrediscano


Nella Psicologia le cose non sono mai bianche o nere. Nella vita reale, non vediamo una serie di punti sul computer che imitano la forma di camminare ma vediamo la persona nel suo complesso. Pertanto, altri studi indicarono che alcune persone sono capaci di individuare la vulnerabilità di una persona dal modo in cui cammina. Lo stile "vulnerabile" è caratterizzato da un passo più corto, una limitata oscillazione del braccio e una camminata lenta. Infatti, si è notato che gli psicopatici sono particolarmente capaci nell’individuare persone che hanno sofferto aggressioni in passato semplicemente guardando come camminano lungo un corridoio.

Sembra che i detenuti siano particolarmente capaci di sviluppare questa abilità e che molti uomini la usino per individuare donne con tratti della personalità più vulnerabili, come l'introversione e l’instabilità emotiva. In effetti, alcune ricerche suggeriscono che quando le donne non si sentono sicure in alcuni luoghi tendono a fare passi più lunghi, camminano più velocemente e muovono le braccia in modo più audace.

Pertanto, il tuo modo di camminare può rivelare qualche indizio circa la tua personalità. Tuttavia, attribuire certi tratti della personalità ad una persona basandosi solo sul suo modo di camminare ci può dare una prospettiva molto distorta facendoci sviluppare degli stereotipi che non corrispondono esattamente alla realtà.


Fonti:
Gunns, R. E. et. Al. (2002) Victim Selection and Kinematics: A Point-Light Investigation of Vulnerability to Attack. Journal of Nonverbal Behavior; 26(3): 129–158.
Doyen, S. et. Al. (2012) Behavioral Priming: It's All in the Mind, but Whose Mind? PlosOne.
Argyle M. (1988) Bodily Communication. Londres: Routledge.
Grayson, B. & Stein, M. I. (1981) Attracting Assault: Victims' Nonverbal Cues. Journal of Communication; 31(1): 68.
Wolff, W. (1935) Involuntary self-expression in gait and others movements: An experimental study. Journal of Personality; 3(4): 327–344.
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5 giugno 2017

La vita cambia quando smetti di aspettare

crescita personale

La stragrande maggioranza delle persone vive intrappolata tra passato e futuro, così si lascia sfuggire il presente. Molti credono che quando ottengono l’agognata promozione saranno più felici, quando troveranno un partner saranno finalmente completi, quando saranno in pensione potranno fare quello che vogliono...

In questo modo vivono accumulando aspettative per il futuro. Smettono di pensare a come migliorare la loro situazione attuale immaginandosi di vivere nel domani. Si concentrano su come devono vivere o come vorrebbero vivere, non rendendosi conto che così stanno solo ipotecando il presente. Di conseguenza, quando parlano, la conversazione è una continua lamentela che annovera tutte le disgrazie e le frustrazioni della loro vita quotidiana.

Così, aspettarsi qualcosa dal futuro dimenticandosi del presente si trasforma in una corda con la quale si legano mani e piedi. Quindi, se vogliamo che la nostra vita cambi, il primo passo, che è anche il più difficile da fare, è quello di smettere di aspettare.

Cosa si dovrebbe smettere di aspettare?


- Smetti di aspettarti qualcosa dagli altri. Anche se le persone intorno a te ti amano e ti considerano, hanno i propri bisogni, sogni e illusioni, quindi non puoi aspettarti che soddisfino sempre le tue aspettative. In realtà, quando le liberi dal giogo delle aspettative, liberi anche te stesso. Quando non pretendi nulla, quello che ti viene dato crescerà spontaneamente e imparerai ad apprezzarlo di più. Inoltre, non aspettarti troppo dagli altri, impara a fidarti di te stesso e ti sentirai molto più sicuro.

- Smetti di aspettarti che tutto sia perfetto.
Se aspetti che le condizioni siano perfette per fare il grande passo e prendere la decisione, è probabile che resterai dove sei. Il momento perfetto non esiste, è spesso una creazione della paura che ossessiona la nostra mente. Quando abbiamo paura o ci sentiamo in pericolo, ci consoliamo all'idea che le condizioni non sono le più favorevoli. Naturalmente, non si tratta di lanciarsi nel vuoto senza paracadute, ma se c’è qualcosa che desideri veramente, non aspettare, vai avanti e fa i primi passi. Smettere di aspettare il momento perfetto e mettersi al lavoro crea una incredibile sensazione di potere e ti fa notare che il vero architetto della tua vita sei tu.

- Smetti di pretendere troppo da te stesso. Spesso le aspettative che carichiamo sulle nostre spalle ci schiacciano. La cosa curiosa è che spesso tendono ad essere le aspettative che avevano i nostri genitori e gli adulti su di noi, quindi, forse è giunto il momento di sbarazzarsene. Va bene pianificare nuove sfide e obiettivi, ma se questi ti generano una forte tensione, al punto di danneggiare il tuo benessere, forse stai pretendendo troppo da te. Vivere ogni giorno assicurandoti di godertelo toglie stress e, curiosamente, proprio nel momento in cui ti liberi delle tue aspettative, raggiungi il massimo potenziale perché ti senti molto più libero di fare quello che hai sempre voluto e sognato. Ricorda che sei una persona unica e straordinaria, non hai bisogno di adattarti alle aspettative degli altri.

- Smetti di aspettarti troppo dal futuro. Vivere nel futuro significa assentarsi dal presente, che è dove si svolge la tua vita. Comincia ad amare ciò che hai e sentiti soddisfatto di questo. Questo non significa che non devi lavorare per migliorare e raggiungere altri obiettivi, ma se ti senti già felice, il cammino verso i tuoi nuovi obiettivi sarà molto più piacevole perché sai che la tua felicità non dipende unicamente da questi. Non possiamo sapere cosa ci riserva il futuro, ma sappiamo cosa abbiamo nel presente, assicurati di trarne il massimo profitto e sii grato per tutte le piccole cose della vita.


Quali cambiamenti si verificano quando si smette di aspettare?


- Riprendi il controllo della tua vita, sei consapevole che le tue decisioni, azioni e atteggiamenti hanno delle conseguenze e determinano il tuo cammino.

- Inizi a fare dei piccoli passi che ti porteranno nella giusta direzione, invece di restare bloccato in un circolo vizioso di lamentele.

- Ti liberi da un peso enorme, perché ti sbarazzi di tutte le aspettative che hanno agito da freno sul tuo sviluppo.

- Ti rendi conto che, anche se puoi ottenere più cose e hai altri obiettivi, puoi sentirti grato per quello che sei e hai.

- Smetti di sentirti frustrato perché non avendo tante aspettative, le battute d'arresto saranno meno dure. Impari anche a valorizzare di più i doni inaspettati.

- Inizi a fluire con i cambiamenti che avvengono intorno a te, entri in sintonia con il mondo e puoi usare meglio le opportunità che questo ti offre.

In ogni caso, non aspettare di avere tutto per goderti la vita, hai già la vita per godere di tutto.
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