30 settembre 2016

5 oli essenziali per calmare ansia e stress: Il potere curativo dell’olfatto

aromaterapia

Ricordi il tuo primo bacio? E la prima volta che ha visto il mare? Ricordi quel momento speciale a casa di tua nonna? Probabilmente tutti questi ricordi sono accompagnati da un profumo. In realtà, non c'è niente come gli aromi per risvegliare ricordi particolarmente vivaci.

Ma è altrettanto vero che l'olfatto è uno dei sensi più sottovalutati, anche se in alcuni casi ha un potere curativo. L’olfatto è anche uno dei sensi meno studiati, anche se è noto che i recettori presenti nel naso inviano messaggi chimici attraverso il nervo olfattivo al sistema limbico, un’area primitiva del cervello associata a emozioni, paura e memoria.

Nel 2013 i ricercatori dell’Università di Xiamen hanno scoperto che i segnali olfattivi generati dagli oli essenziali hanno un effetto sulla produzione di neurotrasmettitori, in particolare serotonina e dopamina. Ciò significa che questi aromi hanno un impatto anche a livello físico e non semplicemente un effetto psicologico.

Aromaterapia: Curare attraverso l'olfatto


1. Lavanda. La lavanda ha un aroma molto potente dall’effetto calmante e rilassante. Aiuta anche a dormire, allevia la fatica, è utile nel trattamento dei sintomi degli attacchi di panico e rilassa la tensione nervosa.

Uno studio condotto presso la University of Central Lancashire ha riscontrato che la somministrazione orale di olio essenziale di lavanda contribuì a ridurre la frequenza cardiaca delle persone durante la visione di un film che generava paura e ansia. Questi ricercatori sono convinti che il suo profumo è utile per combattere l'ansia e prevenire gli attacchi di panico.

2. Olio di rosa. È anche questa un'essenza utilizzata da secoli per alleviare l'ansia, lo stress e la depressione. Infatti, è particolarmente utile quando la persona soffre di attacchi di panico, è in stato di shock o sta attraversando un periodo di intensa sofferenza.

Uno studio condotto dalla Iran University of Medical Studies ha coinvolto alcune giovani madri subito dopo il parto. Queste, che furono sottoposte ad un trattamento di aromaterapia della durata di 10 minuti, con olio di rosa, riportarono una diminuzione significativa di ansia e stress.

3. Camomilla. Il potere calmante della camomilla è ben noto. Tuttavia, la verità è che il suo olio essenziale è anche utile per ridurre l'irritabilità e per sbarazzarsi di pensieri ruminativi e preoccupazioni.

In uno studio condotto presso la University of Pennsylvania gli psicologi hanno lavorato con 59 persone, alcune con diagnosi di ansia e depressione. Al termine dell'esperimento si è osservato che la camomilla aveva effettivamente un effetto antidepressivo e ansiolitico.

4. Ylang-Ylang. L’Ylang-Ylang migliora il nostro stato d'animo, quindi viene usato anche per alleviare l'ansia e la depressione. Infatti, i ricercatori coreani hanno scoperto che una combinazione di ylang ylang, bergamotto e lavanda è particolarmente efficace nel ridurre i sintomi dell’ansia, il livello di cortisolo nel sangue e anche la pressione sanguigna nelle persone con ipertensione.

5. Incenso. Si tratta di una resina aromatica meno comune degli oli essenziali menzionati sopra, ma ha un effetto calmante molto potente su ansia e stress. Infatti, uno studio condotto presso la Keimyung University e che riguardava persone con un cancro terminale, ha rivelato che una miscela di incenso, lavanda e bergamotto non era solo molto efficace nel ridurre lo stress psicologico, ma aiutava anche ad alleviare il dolore.

Come si applica l’aromaterapia?


In primo luogo, è desiderabile utilizzare oli essenziali puri, che non siano mescolati con additivi chimici. Si raccomanda inoltre di applicare il “trattamento” ogni giorno, per almeno 10 minuti, per oltre un mese.

Con riferimento alle forme di applicazione, la più comune è attraverso l'inalazione degli oli essenziali. La pratica abituale consiste nel diluire alcune gocce di olio in acqua calda e inalarne il vapore. Si può anche diluire l'essenza nell’acqua della vasca per fare un bagno rilassante, mentre si respira l'aroma.

Un'altra tecnica consiste nell’applicare gli oli essenziali direttamente sulla pelle, dopodichè si pratica un leggero massaggio. Tuttavia, si deve tenere presente che alcuni di questi oli sono molto potenti, perciò i produttori consigliano di diluirli con altri oli. Si raccomanda di seguire sempre le istruzioni per l’uso.

Si può curare l'ansia con gli oli essenziali?


Dipende dal livello dell’ansia. Se si tratta di uno stato d’ansia generato da una situazione specifica, come un colloquio di lavoro, la presentazione di un progetto importante o un esame, gli oli essenziali possono essere molto utili dato che aiuteranno a rilassarsi e ritrovare la fiducia. Sono anche molto efficaci per alleviare lo stress.

Ma quando si tratta di ansia cronica che si trascina da anni o di attacchi di panico, l’aromaterapia dovrebbe essere affiancata alla psicoterapia. Gli oli essenziali aiutano a calmare l'ansia e a ritrovare la tranquillità, ma è necessario lavorare a livello psicologico sui traumi, i problemi e le credenze che sono alla base dell’ansia stessa. Non esistono formule magiche, è necesario uno sforzo sistematico.


Fonti:
Kheirkhah, M. et. Al. (2014) Comparing the Effects of Aromatherapy With Rose Oils and Warm Foot Bath on Anxiety in the First Stage of Labor in Nulliparous Women. Iran Red Crescent Med J.; 16(9): e14455.
Lv, X. N. et. Al. (2013) Aromatherapy and the central nerve system (CNS): therapeutic mechanism and its associated genes. Curr Drug Targets; 14(8): 872-879.
Amsterdam, J. D. et. Al. (2012) Chamomile (Matricaria recutita) may provide antidepressant activity in anxious, depressed humans: an exploratory study. Altern Ther Health Med;18(5): 44-49.
Bradley, B. F. et. Al. (2009) Effects of orally administered lavender essential oil on responses to anxiety-provoking film clips. Hum Psychopharmacol; 24(4): 319-330.
Chang, S. Y. (2008) Effects of aroma hand massage on pain, state anxiety and depression in hospice patients with terminal cancer. Taehan Kanho Hakhoe Chi; 38(4): 493-502.
Hwang, J. H. (2006) The effects of the inhalation method using essential oils on blood pressure and stress responses of clients with essential hypertension. Taehan Kanho Hakhoe Chi; 36(7): 1123-1134.
Pubblicato da: Jennifer Delgado

29 settembre 2016

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5 ferite dell’infanzia che determinano come educherai i tuoi figli

educazione

Forse, quando guardi al passato, provi nostalgia per la tua infanzia, per l’incredibile felicità che hai provato durante quegli anni ei bei momenti che hai vissuto. Può anche essere che la tua infanzia non sia stata esattamente tutta rose e fiori e non hai nessuna vogli di ricordarla.

Ma tanto in un caso come nell’altro, queste esperienze determineranno il modo in cui educherai i tuoi figli. La tua infanzia si rivela nella tua personalità e nello stile educativo che assumi come genitore. Tutte queste esperienze, sia positive che negative, ti hanno trasformato nella persona che sei e determineranno in misura maggiore o minore, come alleverai i tuoi figli.

Le idee sbagliate, e più diffuse, che i genitori applicano nell’educazione dei loro figli


1. “I miei figli devono avere tutto quello che non ho mai avuto io”

Questa idea è piuttosto comune nelle persone che hanno avuto problemi economici durante la loro infanzia, non potevano avere gli stessi giocattoli dei loro compagni di classe o non potevano vestire allo stesso modo e si sentivano disprezzati o inferiori a causa di questo. Così, crescendo, tendono a giurare a se stessi che i loro figli non dovranno mai vivere le stesse situazioni ma avranno tutto quello che non hanno mai avuto loro.

Sicuramente non c'è niente di male nel comprare ai propri figli giocattoli, vestiti e quant'altro di cui hanno bisogno. Tuttavia, questi genitori spesso commettono l'errore di pensare che tutti questi oggetti siano sufficienti a rendere felici i figli. Ma non è così! Troppi giocattoli anestetizzano i bambini. Più importante dei beni materiali è che i bambini trascorrano del tempo di qualità con i loro genitori e, soprattutto, che capiscano che sono unici e non hanno bisogno di avere le stesse cose degli altri per essere felici. Solo così si può educare un bambino sicuro di sé, che sa quello che vuole e non è disposto a seguire gli altri senza pensare.

2. “Non farò mai questo ai miei figli”

Ci sono persone tuttora perseguitate dai traumi dell’infanzia. Forse fu il giorno in cui i genitori li misero in imbarazzo davanti ai compagni di classe, o quando si rifuitarono di comprargli quel giocattolo che sognavano da tanto, oppure quando scelsero di cambiare città e scuola senza tener conto della loro opinione. Quell'evento ha lasciato una grossa cicatrice, così profonda, sulla persona, che questa assicura che non farà mai una cosa del genere ai suoi figli.

Il problema è che questi genitori progettano la loro strategia educativa basandosi esclusivamente su ciò che non devono fare, utilizzando come modello un trauma infantile mai superato. Di norma questo stile educativo termina per lasciare troppa libertà al bambino, perché, per paura di fargli del male, i genitori non stabiliscono delle regole e diventano amici del figlio. Ovviamente, non c'è niente di sbagliato nel fatto che i genitori stabiliscano con i loro figli un rapporto basato sull’amicizia e la fiducia, ma non dovrebbero dimenticare che norme e regole sono essenziali per dare un senso al mondo dei bambini. Quando un bambino cresce senza regole non saprà mai cosa ci si aspetta da lui e aumentano la probabilità che sviluppi dei comportamenti difficili.

3. “Se è stato sufficiente per me lo sarà anche per i miei figli”

Molti genitori tendono a pensare che dovrebbero replicare le condizioni in cui sono cresciuti. Di solito si tratta di persone che pensano che il carattere dei bambini si forgia attraverso la sperimentazione, e mentre più dura, meglio è. Questi genitori impongono un'educazione autoritaria, segnata da limiti e regole severe, trasformando la casa in una caserma.

Ovviamente, le regole sono importanti per garantire la convivenza in famiglia, ma è anche necessario che i bambini siano liberi e sviluppino la loro indipendenza e autonomia. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che ogni persona è diversa e quindi, le linee guida educative che funzionano con alcuni potrebbero essere inefficaci con altri. Allo stesso tempo, è importante ricordare che le condizioni sociali sono cambiate, ciò significa che quello che era normale solo pochi decenni fa, ora potrebbe essere superato e persino dannoso per il bambino.

4. “I miei figli faranno tutto quello che io non ho potuto fare”

Questa idea è comune tra coloro che non sono stati appoggiati dai loro genitori che li obbligarono a fare qualcosa che non desideravano. Di conseguenza, credono di aver perso “l’opportunità della vita” e non riescono a voltare pagina, ma continuano ad accumulare frustrazione e risentimento. Così, cercano di avere una seconda possibilità attraverso i loro figli e li incoraggiano fin da piccoli a fare le cose che piacciono a loro, iscrivendoli ad attività extrascolastiche che in realtà interessano a loro, non ai bambini.

È probabile che il bambino abbia davvero un certo potenziale e talento in una determinata area, ma forse non è interessato ed è appassionato a qualcos'altro. Insistere su questo cammino significa commettere lo stesso errore dei genitori, ma senza rendersene conto. Ogni bambino è unico, e il ruolo dei genitori è quello di guidarlo perché scopra i suoi punti di forza e le passioni, ma deve essere lui a decidere in quale direzione andare. Decidere al posto suo significa togliergli un’opportunità.

5. “Non permetterò mai che ai miei figli succeda qualcosa di brutto”

I genitori che hanno avuto esperienze negative nell'infanzia tendono a sviluppare uno stile educativo iperprotettivo. È comprensibile, pensano che il mondo sia un luogo ostile e devono proteggere i loro figli. Non vogliono che i loro bambini vivano le stesse esperienze, e tendono a rimuovere tutti gli ostacoli dal loro cammino, per assicurarsi che vivano un'infanzia idilliaca.

Ovviamente, non si tratta di traumatizzare i bambini o esporli a rischi inutili, ma non dobbiamo dimenticare che la resilienza si sviluppa solo affrontando situazioni difficili. Ciò significa che quando c'è un problema, invece di nasconderlo e risolverlo, i genitori dovrebbero incoraggiare il bambino a cercare soluzioni e prendere decisioni. Questo è il miglior regalo che gli si può fare perché in questo modo gli si offrono gli strumenti psicologici necessari per affrontare le sfide della vita, che probabilmente saranno molte e dalle quali non si potranno sempre proteggere.

Impara a voltare pagina


Molti di questi atteggiamenti, che si riflettono nello stile educativo dei genitori, nascondono una ferita che non è ancora guarita. Questi genitori non sono riusciti a fare la pace con la loro infanzia, con le esperienze vissute, le decisioni ei comportamenti dei loro genitori. Di conseguenza, ne trascinano ancora l’influenza, spesso senza rendersene conto, e pensano che stanno aiutando i loro figli.

Per eliminare queste idee limitanti, il primo passo è quello di renderti conto della loro esistenza, e capire come si esprimono attraverso il rapporto quotidiano con i tuoi figli. Quindi dovresti lasciare che le ferite guariscano, lasciar andare il risentimento. Vedrai che, poco a poco, andrai assumendo l'educazione dei tuoi figli da una prospettiva diversa.
Pubblicato da: Jennifer Delgado

28 settembre 2016

Perché il nostro cervello necessita di almeno 8 abbracci al giorno?

abbracci

Abbracciarsi è un modo particolarmente intimo e intenso di esprimere le emozioni. Attraverso un abbraccio si può trasmettere gioia o dolore, siamo in grado di dire a una persona che può contare su di noi incondizionatamente o che comprendiamo il suo stato d'animo, senza bisogno di ricorrere alle parole. Ma il fatto è che gli abbracci non solo ci aiutano a connetterci con gli altri ed esprimere ciò che sentiamo, ma hanno anche un effetto molto positvo sull’equilibrio emotivo e la salute cerebrale.

Cosa succede quando qualcuno ci abbraccia?


Quando qualcuno ci abbraccia, il contatto fisico attiva i recettori della pressione che abbiamo nella pelle, conosciuti anche come corpuscoli di Pacini, i quali rispondono principalmente alla pressione profonda. Questi recettori inviano immediatamente dei segnali al nervo vago.

A quel punto iniziamo a sentirci bene perché quel nervo è collegato con fibre nervose che raggiungono diversi nervi cranici e svolgono un ruolo importante nella regolazione della maggior parte delle funzioni chiave dell’organismo, tra cui la pressione arteriosa. Pertanto, come risultato di un abbraccio e della stimolazione del nervo vago, diminuiscono la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. In realtà, il nervo vago svolge un ruolo importante nel sistema parasimpatico, che rappresenterebbe una sorta di freno a mano quando siamo sotto stress o ipereccitati.

Un altro cambiamento importante avviene direttamente nel cervello. Un abbraccio stimola la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore conosciuto come “l'ormone del piacere” perché crea una piacevole sensazione di soddisfazione che allevia lo stress e la tensione. Si è anche apprezzato il fatto che basta un abbraccio per aumentare la produzione di ossitocina, conosciuta anche come “l’ormone dell'amore”, che ci permette di collegarci emotivamente con gli altri e ci incoraggia a fidarci di loro.

E il fatto più importante è che gli effetti di un abbraccio sono immediati. Uno studio condotto presso l'Advanced Telecommunications Research Institute International di Kyoto organizzò una conversazione di circa 15 minuti tra alcune persone e i loro partner. Al termine della conversazione alcuni ricevettero un abbraccio e altri no. Nel valutare i parametri fisiologici, i ricercatori hanno apprezzato che coloro che avevano ricevuto l'abbraccio mostrarono una significativa riduzione del livello di cortisolo nel sangue, l'ormone dello stress che causa tanti danni.

Gli abbracci ci aiutano a sentirci bene con noi stessi


Si è riscontrato che un abbraccio o una carezza affettuosa, influenzano la capacità del cervello di immaginare il corpo, anche negli adulti. Questo tipo di contatto fisico è anche essenziale per sviluppare e mantenere una adeguata percezione del nostro corpo.

Secondo uno studio condotto presso lo University College di Londra, la chiave sta nel fatto che questo tipo di contatto corporeo, offre piacevoli sensazioni tattili che generano una serie di segnali propriocettivi che ci aiutano a stare meglio con il nostro corpo.

In pratica, un tocco o un abbraccio, non inviano solo dei segnali propriocettivi al nostro cervello che ci permettono di essere più consapevoli del nostro corpo, ma gli dicono anche che siamo degni di essere amati. E queste sensazioni ci fanno sentire molto bene.

Infatti, secondo questi ricercatori, la mancanza di abbracci e carezze potrebbe essere un fattore scatenante o aggravante di disturbi dell’immagine corporea quali anoressia e bulimia.

Di quanti abbracci abbiamo bisogno ogni giorno?


In realtà potremmo vivere senza abbracci, ma sarebbe come morire lentamente, un poco ogni giorno. A questo proposito la psicoterapeuta familiare Virginia Satir disse: “Abbiamo bisogno di quattro abbracci al giorno per sopravvivere, otto abbracci per mantenerci così come siamo e 12 abbracci per crescere”.

Infatti, durante uno studio condotto dai ricercatori della UCLA venne scansionato il cervello dei partecipanti mentre erano sottoposti a scosse elettriche. I loro partner li accompagnarono durante la prova e, in alcuni casi, venne permesso loro di tenerli per mano. Così si vide che il contatto fisico aiutava ad affrontare lo stress dell’esperienza e che in questi casi si attivavano anche le aree cerebrali responsabili di mitigare la paura.

Questi studi dimostrano che gli abbracci hanno un effetto molto potente sul nostro cervello e ci aiutano a raggiungere uno stato di relax e benessere, mentre ci permettono di affrontare meglio lo stress e la paura. Pertanto, anche se non proprio 8, devi comunque garantirti una dose quotidiana di abbracci.


Fonti:
Sumioka, H. et. Al. (2013) Huggable communication medium decreases cortisol levels. Nature; 3: 3024.
Crucianelli, L. et. Al. (2013) Bodily Pleasure Matters: Velocity of Touch Modulates Body Ownership During the Rubber Hand Illusion. Frontiers in Psychology; 4: 703.
Inagaki, T. K. & Eisenberger, N. I. (2012) Neural correlates of giving support to a loved one. Psychosom Med; 74(1): 3-7.
Holt-Lunstad, J. et. Al. (2008) Influence of a “warm touch” support enhancement intervention among married couples on ambulatory blood pressure, oxytocin, alpha amylase, and cortisol. Psychosom. Med; 70: 976–985.
Pubblicato da: Jennifer Delgado

27 settembre 2016

Non lasciare che gli altri proiettino su di te le loro paure, insicurezze e pregiudizi

proiezioni senso di colpa

Tutti, prima o poi, abbiamo ricevuto critiche ingiuste, critiche che possono anche arrivare ad essere offensive e non hanno neppure una base solida. E nella maggior parte dei casi, queste critiche sono accompagnate da sentimenti molto forti. Notiamo così che la persona che ci critica si sente profondamente arrabbiata e mostra una reazione emotiva del tutto sproporzionata, così che finisce per estrapolare dal contesto le nostre parole, azioni o atteggiamenti.

Queste critiche possono fare molto male, possono trasformarsi in veri e propri dardi avvelenati che hanno un impatto enorme sulla nostra autostima e la fiducia in noi stessi. Non possiamo evitare queste critiche, ma possiamo diventare immuni ad esse. Per riuscirvi, la migliore barriera protettiva consiste nel sapere che dietro a molte parole si nasconde spesso un complicato meccanismo di proiezione.

La critica offensiva dice di più di chi critica che del criticato


La proiezione è uno dei più comuni meccanismi di auto-difesa nella vita quotidiana. Si tratta di un meccanismo che serve alla persona per difendersi da quegli impulsi, desideri o pensieri che rifiuta di riconoscere come propri. Come risultato, si verifica una negazione profonda che porta la persona ad attribuirli agli altri, proiettarli sugli altri.

Riconoscere questi impulsi, desideri o pensieri sarebbe troppo doloroso per la persona perché vanno contro l'immagine idealizzata che ha di se stessa. Di conseguenza, li proietta continuamente sugli altri, e li critica quando li riconosce, stabilendo così una distanza psicologica, allontanandoli inconsciamente da sé. Ma dal momento che si tratta di impulsi propri, la critica è sempre accompagnata da una forte reazione emotiva.

Ovviamente, la proiezione non si verifica in modo arbitrario. Succede che la persona individua un difetto nell’altro (forse presunto) e lo ingigantisce. Pertanto, un piccolo lapsus o alcune parole che possono essere male interpretate, diventano la miccia che fa esplodere la critica distruttiva.

Il meccanismo della proiezione si basa sull'idea che analizziamo e reagiamo al mondo così come lo vediamo. Cioè, per quanto cerchiamo di nascondere questi impulsi o pregiudizi, essi continuano a condizionare la nostra vita psicologica e le nostre reazioni.

Un tipico esempio di proiezione è quando qualcuno accusa il suo partner di essere infedele, ma in realtà ciò che accade, è che si sente in colpa perché ha nutrito lui/lei quei pensieri, ma si rifiuta di accettarlo, perché ritiene che l'infedeltà sia qualcosa di molto negativo.

Infatti, il senso di colpa è uno dei sentimenti che più spesso vengono proiettati sugli altri, così come gli stereotipi. Perciò vi sono persone che si attacano a una parola detta senza rifletterci troppo e accusano gli altri di razzismo, sessismo o omofobia... quando in realtà ciò che accade è che stanno proiettando i loro propri pregiudizi, quella parte di sé che rifiutano di accettare.

Gli “io” rinnegati


Esiste anche una teoria molto interessante secondo la quale la nostra personalità sarebbe composta da una molteplicità di “io” che prendono l'iniziativa quando serve, per proteggerci dal pericolo, garantirci la sopravvivenza e renderci meno vulnerabili.

Con alcuni di questi “io” ci sentiamo a nostro agio mentre altri ci risultano decisamente strani o sgradevoli, si tratta degli “io” rinnegati. Secondo questa teoria, questi nostri “io” si formano a partire da comportamenti repressi che non sono socialmente accettati. Ma le idee, gli impulsi e le emozioni alla base non scompaiono, ma continuano ad esistere, repressi nell'inconscio.

Per individuare questi “io” rinnegati basta pensare a quelle caratteristiche che ci irritano di più negli altri. Quando crediamo di vedere le nostre caratteristiche negli altri, si produce una reazione emotiva intensa che ci spinge a punire o criticare l'altro. In questo modo liberiamo questa energia psicologica e non ci vediamo costretti a integrare queste qualità che non ci piacciono nella nostra personalità.

Come sopravvivere a un attacco verbale?


- Scopri le emozioni che sono alla base. Normalmente, le critiche costruttive sono generate a partire dalla razionalità e dal rispetto. Questo significa che hanno una emotività contenuta. Quando una critica trabocca di emozioni, ci sono buone probabilità che si tratti di una proiezione, di uno di questi “io” rinnegati. Pertanto, il problema non e tuo ma di chi ti critica in questo modo.

- Ricorda che la critica è solo un’opinione. Troppe persone sono facili alla critica e con la parola sempre pronta. In ogni caso, ricorda che la critica è solo un'opinione, valida o meno, come qualsiasi altra. Infatti, è probabile che chi vi critica si basi su di un’immagine completamente distorta di voi, senza conoscervi come persona o conoscere la vostra storia. Non dimenticare che la critica costruttiva si basa nella comprensione e costruisce ponti, la critica distruttiva è basata in equivoci e innalza muri.

- Mantieni la calma. A volte è difficile mantenere la calma, ma è l’arma migliore che abbiamo per affrontare questo tipo di critica. Se perdi il controllo e lasci che le emozioni scorrano, il veleno della critica comincierà a entrare in te. Quindi, cerca di mantenere un atteggiamento calmo e razionale. Chiediti se puoi approfittare di questa opinione per crescere come persona e, in caso contrario, eliminala semplicemente dalla mente. Una buona strategia per impedirti di farti del male è quella di individuarne l'aspetto più assurdo. Quando ridiamo delle cose che ci accadono gli sottraiamo impatto emotivo e, quindi, possiamo avanzare senza grandi conseguenze per il nostro equilibrio emotivo.

Che cosa accade se non impariamo a difenderci dalle critiche distruttive?


L’autostima e la fiducia in te stesso sono le strutture che soffrono maggiormente con queste critiche. Se lasci che gli altri proiettino le loro paure, insicurezze e pregiudizi su di te, comincerai a dubitare delle tue abilità e quindi proverai senso di colpa e rifiuto. Si tratta di sentimenti che non portano a nulla e ti faranno solo stare male.

Questo genere di critiche ti strappano uno dei tuoi principali tesori: la capacità di sentirti bene con te stesso, esprimerti liberamente e, in ultima analisi, la possibilità di essere quello che sei. È quindi molto meglio proteggersi da queste critiche.
Pubblicato da: Jennifer Delgado

26 settembre 2016

La scienza conferma: Ballare ci rende più felici

musica e ballo

"Senza musica, la vita sarebbe un errore", disse una volta Nietzsche, e non aveva tutti i torti perché abbiamo un istinto naturale che ci porta a seguire il ritmo della musica. Infatti, la maggior parte dei bambini si muovono e battono le mani quando sentono una canzone che gli piace. Si tratta di una risposta spontanea legata alla nostra necessità di comunicare ed esprimere le nostre emozioni attraverso il movimento e il nostro corpo.

Non vi è dubbio che la musica è un linguaggio universale e tutti, tranne le persone che soffrono di amusia, siamo in grado di apprezzarla e goderne. Infatti, si è scoperto che persone di culture diverse reagiscono emotivamente nello stesso modo ascoltando diversi tipi di musica. Quindi non è un caso che gli studi antropologici indichino che i gruppi che avevano più probabilità di sopravvivere erano quelli che avevano sviluppato una propria danza ed erano in grado di condividere i loro sentimenti attraverso il ballo.

Naturalmente, la musica e il ballo non fungono solo da collante sociale, ma sono anche molto utili per la nostra salute fisica e mentale. Recenti studi hanno rivelato che una delle chiavi per la felicità e la soddisfazione si incontra proprio sulla pista da ballo.

Passi che curano, movimenti che ci rendono felici


Nel 2013 gli psicologi dell’Università di Örebro realizzarono un esperimento con un gruppo di adolescenti che soffrivano d’ansia, depressione o stress, oltre a presentare sintomi psicosomatici come dolore al collo e mal di schiena. Alla metà di questi venne chiesto di assistere a due lezioni di ballo alla settimana, mentre il resto ha proseguito con la propria routine quotidiana.

Dopo due anni, quelli che continuarono a frequentare corsi i di danza (nei quali si dava enfasi al piacere del movimento piuttosto che alla prestazione), non solo mostrarono un significativo miglioramento dei sintomi psicosomatici, ma riferirono anche di sentirsi più felici.

In un altro studio condotto presso l'Università di Derby gli psicologi lavorarono con persone che soffrivano di depressione. Queste persone ricevettero lezioni di salsa per un periodo di nove settimane. I miglioramenti si iniziarono ad apprezzare dopo quattro settimane e, una volta terminato il corso, i partecipanti dissero di avere meno pensieri negativi, una migliore concentrazione e un maggiore senso di pace e tranquillità.



Ma la verità è che ballare non è solo un eccellente risorsa terapeutica. Uno studio condotto presso la Deakin University ha rivelato che la danza ha un effetto molto positivo sulla nostra vita quotidiana. Questi ricercatori australiani hanno intervistato 1.000 persone e hanno scoperto che coloro che ballavano spesso non solo riferivano di sentirsi più felici, ma anche più soddisfatti della loro vita, soprattutto nei rapporti interpersonali, in salute e delle conquiste che avevano raggiunto nel corso degli anni.

È interessante notare che gli psicologi dell’Università di New York scoprirono un effetto simile nei bambini. Questi ricercatori hanno lavorato con 120 bambini, dai 2 ai 5 anni, i quali furono esposti a diversi tipi di stimoli sonori, alcuni erano ritmici e imitavano il ritmo della musica, altri erano completamente aritmici. Così poterono apprezzare che i bambini che si muovevano seguendo i movimenti ritmici mostravano emozioni più positive e si sentivano più felici. Pertanto, questi ricercatori hanno concluso che non abbiamo solo la predisposizione a muoverci al ritmo della musica, ma che ballare migliora anche il nostro umore.

Perché ballare ci rende felici?


Quando balliamo il nostro cervello rilascia endorfine, alcuni neurotrasmettitori che generano una sensazione di benessere, relax, allegria e potenza. La musica e la danza non attivano solo i circuiti motori e sensoriali del nostro cervello, ma anche i centri del piacere.

Infatti, i neuroscienziati della Columbia University affermano che quando ci muoviamo in sintonia con il ritmo, gli effetti positivi della musica vengono amplificati. Pertanto, un piccolo segreto per approfittare al massimo della musica è quello di sincronizzare i nostri movimenti con il ritmo, così raddoppieremo il piacere.

Tuttavia, la magia del ballo non può essere semplicemente ridotta alla chimica cerebrale. Il ballo è anche un'attività sociale che permette di connettersi con gli altri, condividere esperienze e conoscere nuove persone, il che ha un effetto molto positivo sulla nostra salute mentale.

Come se non bastasse, mentre ci muoviamo, i nostri muscoli si rilassano al ritmo della musica, il che ci permette di liberarci della tensione accumulata durante il giorno, soprattutto quella accumulata nella parte più profonda della muscolatura.


Fonti:
Duberg, A. et. Al. (2013) Influencing Self-rated Health Among Adolescent Girls With Dance Intervention A Randomized Controlled Trial. Arch Pediatr Adolesc Med.; 167(1): 27-31.
Zentner, M. & Eerola, T. (2010) Rhythmic engagement with music in infancy. PNAS; 107(13): 5768-5773.
Birks, M. et. Al. (2007) The benefits of salsa classes for people with depression. Nursing Times; 103(10): 32-33.
Lesté, A. & Rust, J. (1984) Effects of dance on anxiety. Percept Mot Skills; 58(3): 767-772.
Pubblicato da: Jennifer Delgado

23 settembre 2016

Perché per alcuni è un problema distinguere la destra dalla sinistra?

disturbi

Per alcuni, indicare una direzione è una sfida. Il senso dell’orientamento non è decisamente il loro punto di forza, e trovano automaticamente difficile anche distinguere tra la sinistra e la destra. Sono le classiche persone che quando viene data loro un'indicazione e cercano di seguirla, devono sempre sentirsi dire: “non a destra di qua: a destra di là!”.

Se succede anche a te, devi sapere che non sei solo. Si stima che il 20% della popolazione mondiale abbia difficoltà ad orientarsi nello spazio e distinguere la destra dalla sinistra. È anche risaputo che questo problema è più comune nei mancini, nelle donne e nelle persone con un alto quoziente intellettivo.

Imparare a distinguere la destra dalla sinistra è più complesso di quanto sembri


Durante lo sviluppo, il senso dell’orientamento destra/sinistra attraversa due fasi differenti. In primo luogo, si verifica un processo intrapersonale, cioè, impariamo a distinguere tra destra e sinistra all'interno della nostra immagine corporale. Più tardi abbandoniamo questo approccio “egocentrico” ​​ed entriamo in un processo superpersonale che ci permetterà di discriminare entrambe le parti dal punto di vista di un'altra persona o di fronte allo specchio.

La fase intrapersonale si verifica circa all’età di 5 anni, ed è associata con l’apprendimento della lettura e della scrittura. Infatti, a questa età è comune che i bambini invertano l'ortografia di alcune lettere e numeri. La fase interpersonale si sviluppa intorno ai 9 anni, ma si stima che a 11 anni di età solo il 50% dei bambini hanno acquisito questa abilità.

In realtà non si tratta di un apprendimento semplice perché coinvolge diverse funzioni cognitive, dalla memoria alla capacità di elaborare e integrare informazioni visive così come la consapevolezza spaziale. A questo si aggiunge che si tratta di un sistema di coordinate che cambiano, dato che sinistra e destra variano a seconda del punto di riferimento.

Una questione di simmetria cerebrale e intelligenza spaziale


Ci sono diverse patologie, come l’agnosia spaziale, che causano difficoltà di orientamento e sono causate da danni cerebrali. Quindi, i neuroscienziati ritengono che la spiegazione a questo problema potrebbe trovarsi nel cervello.

Infatti, si ritiene che la capacità di distinguere la destra dalla sinistra dipenda principalmente dall'emisfero sinistro, in particolare dal lobo parietale. Ma vi è una teoria che collega la difficoltà a distinguere tra destra e sinistra con la simmetria cerebrale. La maggior parte delle persone hanno una certa asimmetria cerebrale, il che significa che un emisfero è leggermente più grande rispetto all’altro e ha un ruolo dominante nelle funzioni e attività che vengono svolte.

È interessante notare che, quanto maggiore è la simmetria dei due emisferi, tanto più è difficile per la persona distinguere la destra dalla sinistra. Questa teoria spiegherebbe perché le donne tendono a confondere entrambe le parti, dal momento che di solito hanno una maggiore simmetria cerebrale rispetto agli uomini. Si stima infatti che l’8,8% degli uomini confondono spesso tra destra e sinistra, mentre la percentuale sale al 17,5% nelle donne.

Fortunatamente non è un problema, significa solo che quella persona non ha sviluppato sufficientemente l’intelligenza spaziale, la capacità di orientarsi nello spazio. Infatti, ogni persona è unica, fatta secondo una “formula” speciale in cui le intelligenze si mescolano in diversa misura. Quindi, chi ha difficoltà ad orientarsi nello spazio, di solito mostra un'intelligenza brillante in altri settori della vita.

Che ruolo ha la concentrazione?


La verità è che anche le persone che hanno automatizzato questa capacità potrebbero comunque non riuscire a distinguere la sinistra dalla destra. A questo proposito, alcuni ricercatori del Royal Victoria Hospital hanno realizzato uno studio con 234 studenti di medicina e hanno scoperto che quando questi erano distratti, gli era più difficile distinguere la destra dalla sinistra e aumentavano significativamente le probabilità che commettessero errori nel loro lavoro.

Ovviamente, questa non è una buona notizia per i pazienti, soprattutto se si considera che le persone che lavorano negli ospedali sono spesso sottoposte a grande stress. Infatti, le statistiche indicano che una ogni 112.994 operazioni chirurgiche sono eseguite sul lato sbagliato del paziente, con la conseguente eliminazione di organi sani. In medicina questo fenomeno è noto come “chirurgia del lato sbagliato”.

C'è una soluzione?


La maggior parte delle persone che hanno questo piccolo problema ricorrono spesso a diverse strategie per ricordare rapidamente qual è la destra e quale la sinistra. Ad alcuni basta solo ricordare la mano con cui scrivono, altri ricordano dove si trova il cuore.

In ogni caso, occorre chiarire che non si tratta di un déficit, ma solo di una difficoltà. Infatti, si tratta piuttosto di un problema di automazione dal momento che queste persone sono in grado di riconoscere la destra e la sinistra, ma necessitano di più tempo rispetto al resto delle persone, perché il processo di base non è automatizzato e, prima di decidere, devono pensare.


Fonti:
McKinley, J. et. Al. (2015) ‘Sorry, I meant the patient's left side’: impact of distraction on left–right discrimination. TOC; 49(4): 427–435.
Hirnstein, M. et. Al. (2009) Sex differences in left–right confusion depend on hemispheric asymmetry. Cortex; 45; 891–899.
Mulloy, D. F. et. Al. (2008) Wrong-Site Surgery: A Preventable Medical Error. Patient Safety and Quality: An Evidence-Based Handbook for Nurses. Rockville: Hughes RG.
Hausmann, M. et. Al. (1999) Sex differences in functional cerebral asymmetries in a repeated measures design. Brain and Cognition; 41: 263–275.
Hannay, H. J. et. Al. (1990) Self-report of right-left confusion in college men and women. Percept Mot Skills; 70(2): 451-257.
Pubblicato da: Jennifer Delgado

22 settembre 2016

Piccoli tiranni: I bambini che dominano i genitori

psicologia infantile

Di solito associamo l’infanzia ad uno stato di ingenuità e sincerità. Ma non è sempre il caso. Il fatto che i bambini assorbono le informazioni del mondo intorno a loro come se fossero spugne, significa anche che possono imparare molto rapidamente a mentire e manipolare gli altri per ottenere ciò che vogliono.

Nella maggior parte dei casi non lo fanno consapevolmente, almeno non all'inizio. Ma c'è un punto in cui si rendono conto che questo comportamento dirompente permette loro di ottenere certe cose, così diventa sempre più frequente, fino a trasformarsi nel modello di comportamento abituale.

Eppure, la verità è che si parla molto poco dei bambini che dominano i loro genitori, anche se la questione ha avuto una certa risonanza negli ultimi anni, soprattutto a causa di un’educazione estremamente permissiva in cui i bambini crescono senza regole e confini chiari.

I bambini possono assumere diversi atteggiamenti per ottenere il controllo sui genitori, è importante rilevarli in tempo per mettervi un freno prima che diventino un problema.

1. Persecutore sfidante

Tuo figlio ti si oppone sempre?

Prova spesso a metterti i bastoni fra le ruote?

A volte ti spaventano i suoi scoppi d'ira?

Questi bambini mostrano un marcato atteggiamento di sfida verso i genitori. La loro arma principale è quella di opporsi a tutto. Se dite loro che possono andarsene, risponderanno che preferiscono rimanere, e se gli chiedete di rimanere, andranno via.

Normalmente si tratta di bambini impulsivi, impazienti e sempre con un atteggiamento di sfida, che fingono di vivere secondo le proprie regole, ignorando le regole degli adulti. Infatti, questi bambini rifiutano tutti i tentativi dei genitori di porre fine al loro comportamento dirompente. Quando l'educazione è a carico di un solo genitore, di solito la madre, questi bambini possono comportarsi in modo molto aggressivo, fino a quando la situazione diventa insostenibile.

Questi bambini possono anche assumere un atteggiamento autosufficiente e, a prima vista, sembrano avere una grande fiducia in se stessi, ma in realtà si tratta generalmente di una maschera per nascondere paura e insicurezza. Eppure godono sempre nel fare il bastian contrario, nel provocare una discussione e non sono disposti a cedere. Per loro, avere ragione è più importante che rispettare o andare d’accordo con gli altri.

Buone e cattive notizie

Avere un atteggiamento di sfida non è necessariamente una caratteristica problematica. Molti artisti, inventori, designer e liberi pensatori hanno un atteggiamento simile. Queste persone si oppongono alle convenzioni e, proprio per questo, riescono a sviluppare nuove prospettive e modi di pensare, utilizzano questa funzione come forza creativa.

I bambini difficili hanno molta energia che deve essere concentrata e incanalata perché abbia uno sbocco positivo. Infatti, se il bambino è troppo compiacente e docile, se è sempre d'accordo con i genitori, vuol dire che non ha sviluppato idee, opinioni e punti di vista suoi, il che non è positivo.

Ma resta il fatto che imbrigliare questa energia è spesso difficile, soprattutto se non viene affrontata per tempo, dal momento che le abitudini sono difficili da eliminare. Così che, in alcuni casi, questo atteggiamento può causare seri problemi alla famiglia.

Cosa succede al bambino che ha un atteggiamento di sfida?


Alla base dell’atteggiamento di sfida si nasconde di solito un bambino che, per qualche ragione, si sente poco considerato o addirittura sottovalutato. Quel bambino di solito vive con la paura che gli altri si dimentichino di lui, perciò cerca di attirare l’attenzione, anche se questo significa ricorrere a comportamenti dirompenti.

La cosa interessante è che spesso i genitori non si rendono conto di quanto vulnerabili sono questi bambini, perché sono bravissimi a nascondere le loro insicurezze. Ma in ultima analisi, questo atteggiamento di sfida è una forma di dipendenza, dato che, per sentirsi completi, questi bambini hanno bisogno di avere vicino una persona da sfidare. Questi bambini si sentono forti solo quando possono combattere con qualcuno.

Che cosa ci guadagnano i bambini difficili con questo atteggiamento? La sfida è una barriera protettiva contro l'insicurezza generata dai rapporti interpersonali, fornisce loro un'identità temporanea con la quale i bambini si sentono più sicuri.

2. Persecutore ansioso

Tuo figlio è sempre nervoso?

Ha bisogno che lo conforti e lo tranquillizzi continuamente?

I suoi discorsi sono pieni d’angoscia?

I bambini ansiosi sono molto difficili da gestire, dato che si aggrappano ai loro genitori alla ricerca di sosegno e questi li respingono. Certo, è naturale che i bambini cerchino nei loro genitori la convalida delle loro emozioni, ma il bambino ansioso va oltre e diventa estremamente estenuante.

I bambini ansiosi non sono in grado di calmarsi, quando si sentono minacciati o hanno paura corrono dai genitori alla ricerca di protezione. Ma una volta soddisfatta la necessità, rifiutano la relazione. Questo ciclo di ricerca/rifiuto si ripete costantemente, e ciò confonde i genitori.

In realtà, ciò che accade è che questi bambini non vogliono dipendere dai loro genitori, ma non sono in grado di tagliare il cordone ombelicale. Normalmente non sono tanto aggressivi come i bambini con un atteggiamento di sfida, ma questo non significa che avere a che fare con loro sia meno intenso ed estenuante dal punto di vista emotivo. In questi casi, i bambini dominano i loro genitori relegandoli al ruolo di eterni assistenti sociali, ma negano loro il piacere di sentirsi ripagati e amati completamente.

Buone e cattive notizie

A differenza dei bambini difficili, che sono estremamente ribelli, i bambini ansiosi di solito hanno troppa paura di esporsi a situazioni pericolose. Infatti, i genitori devono spesso spronarli ad uscire dalla loro stanza perché passino del tempo con i loro amici.

I bambini ansiosi faticano a crescere e, se non si stimolano la loro indipendenza e autonomia, resteranno bambini per tutta la vita, soffriranno della sindrome di Peter Pan. Il problema è che non sono disposti a correre rischi e preferiscono rimanere nella loro zona di comfort così trascinano anche i loro genitori nella stessa, limitando anche la loro vita.

Che cosa succede al bambino ansioso?


In alcuni casi questa ansia può essere una caratteristica della loro personalità. Infatti, è probabile che altri membri della loro famiglia soffrano d’ansia. Inoltre, si deve tenere presente che ansia e paura sono anche “contagiose”, il che significa che possono essere un riflesso di uno dei genitori.

In altri casi, l’ansia può essere causata da un evento traumatico che il bambino ha vissuto, o può essere dovuta a insicurezze che al momento non furono affrontate adeguatamente e superate. Può anche essere il risultato di un’educazione iperprotettiva, che ha limitato le opportunità del bambino per metterne alla prova forza e capacità, impedendogli cosi di sviluppare la necessaria fiducia.

In ogni caso, questo non significa che il bambino deve vivere con l'ansia e la paura per tutta la vita, questi problemi si risolvono dandogli maggiori responsabilità e sviluppando la sua indipendenza e autonomia.

3. Persecutore manipolatore

Tuo figlio ti mente spesso?

Sa come approfittare delle tue paure e insicurezze?

Ti manipola dicendo che si farà del male o minaccia di raccontare i tuoi segreti?

Questi bambini sono ottimi bugiardi, non esitano a distorcere la verità per eludere le proprie responsabilità e raggiungere i loro obiettivi. D'altra parte, spesso hanno la straordinaria capacità di decifrare le emozioni degli altri e ovviamente la utilizzano a loro favore.

Possono inventare malattie false per evitare di andare a scuola e non esitano ad usare l'amore dei genitori o il loro senso di colpa se possono ottenere qualche beneficio. Possono ricorrere a storie molto elaborate che fanno leva sulle emozioni, e non esitano a ricorrere al ricatto e alle minacce quando le bugie non funzionano più.

I bambini manipolatori sfruttano i dubbi e le ansie dei genitori per ottenere ciò che vogliono. Possono ricorrere a strategie sottili, come ispirare pietà, ma possono anche mostrare il loro lato peggiore e ricorrere alla minaccia se vedono in pericolo i loro piani.

Buone e cattive notizie

I bambini manipolatori hanno la speciale capacità di rilevare le emozioni degli altri, il problema è che la usano a loro favore, a prescindere dai bisogni e desideri delle persone. Tuttavia, se ben incanalata, questa capacità permetterebbe loro di sviluppare un’elevata intelligenza emotiva, che è essenziale per avere successo nella vita.

Ma i genitori devono essere attenti, perché se non mettono fine da subito a questo tipo di comportamento, cadranno nelle mani dei loro figli, trasferendogli il controllo della relazione. Di conseguenza, questi bambini possono diventare molto egocentrici e pretenziosi, e non saranno mai soddisfatti.

Cosa succede al bambino manipolatore?


A differenza dell’ansia, la manipolazione è un comportamento appreso. Questo significa che forse il bambino ha imparato a mentire, imbrogliare e manipolare, da una persona vicina a lui. In altri casi, si è semplicemente reso conto che la manipolazione funziona perché i genitori cedono sempre alle sue richieste.

Tuttavia, alla base di questi comportamenti normalmente vi è un bambino fragile che ha bisogno di riaffermarsi. Il bambino manipolatore non è più maturo, nonostante la complessità delle storie che crea e la capacità di gestire le emozioni altrui, ma, al contrario, è immaturo, perché non è in grado di sopportare le conseguenze delle sue azioni o di difendere le sue opinioni con argomenti ragionevoli, così è costretto ad usare la manipolazione emotiva.

La soluzione? Regole chiare e limiti precisi


Un bambino che utilizza queste strategie non è un bambino felice. Pertanto, è importante che i genitori siano a conoscenza del fatto che regole e limiti non significano una restrizione della libertà del bambino, ma sono necessari perché i bambini sappiano esattamente che cosa ci si aspetta da loro.

Le regole ei limiti possono essere intesi come una sorta di bussola che i bambini usano per guidare il loro comportamento. Quando non ci sono norme o queste sono molto permissive, aumentano le probabilità che i bambini sviluppino comportamenti dirompenti e creino problemi in famiglia. Disciplina e amore non sono contrari, si può disciplinare con amore.
Pubblicato da: Jennifer Delgado

21 settembre 2016

Bugie innocenti: Non permettere che ti tolgano il diritto alla verità

menzogne

A nessuno piace essere ingannato. Tuttavia, secondo un esperimento condotto da psicologi dell'Università del Massachusetts, il 60% delle persone sono capaci di dire in media tre bugie ogni 10 minuti di conversazione con uno sconosciuto. Naturalmente, di norma si tratta di piccole bugie e semplici omissioni della verità, ma il fatto è che molte persone sono anche disposte a dire spesso “bugie innocenti”.

Le bugie innocenti sono inganni apparentemente giustificati perché hanno l'obiettivo di evitare che un'altra persona soffra. Qualcuno decide di nascondere la verità perché un altro non debba affrontare una realtà troppo difficile. Tuttavia, le bugie innocenti non fano bene e spesso hanno secondi fini.

Cinque verità che nascondono le bugie innocenti


1. Implicano un giudizio condiscendente. Una bugia innocente implica sempre che qualcuno ha deciso per noi che non abbiamo le necessarie risorse psicologiche per affrontare la verità. Quando qualcuno decide di nascondere la realtà per il “bene” dell’altro, presuppone che quella persona non è in grado di assumere determinate conseguenze. Pertanto, questi tipi di bugie implicano sempre un giudizio sulle nostre capacità, una valutazione che non è sempre adeguata. In realtà, a molte persone fa più male sapere che qualcuno ha creduto che non fossero all’altezza della verità o che semplicemente non meritavano di conoscerla.

2. Impediscono di decidere consapevolmente. Ricorrere ad una bugia innocente implica togliere a qualcuno la possibilità di decidere, forse anche del suo destino o un evento importante della sua vita. Ovviamente, decidere senza conoscere la realtà non è buono. Quando ci mentono o ci nascondono una parte della realtà, siamo condannati a vivere nell'ignoranza, un'ignoranza che può essere molto dannosa e può produrre conseguenze che non possiamo anticipare. Così, affrontando il problema, cercheremo esclusivamente soluzioni a una parte della realtà, ignorando il resto. Naturalmente, in queste condizioni, la soluzione che troviamo sarà un semplice cerotto che non aiuterà a fermare l'emorragia.

3. Soffocano i sentimenti. Ci sono situazioni che fanno male. Non possiamo negarlo. Ma nessun sentimento è inutile. Durante tutta la vita soffriamo e piangiamo per molte ragioni, tutte quelle sensazioni non cadono nel vuoto, ma fanno parte del nostro bagaglio emotivo, ci trasformano in persone più forti e sensibili, ci permettono di conoscerci meglio e ci aiutano a cambiare il nostro percorso per dirigerci verso un luogo in cui ci troviamo meglio. Infatti, l’aspetto più curioso di molte bugie innocenti è che a volte nascondono una verità che sospettavamo già, quindi in realtà continuiamo a soffrire, vittime del disagio e dell’incertezza.

4. Impediscono di crescere. Le bugie innocenti di solito nascondono un problema. Ma la verità è che si basano in un concetto errato della parola “problema”, la cui radice etimologica in realtà significa “progetto”. In realtà, i problemi non sono di per sé negativi, sono anzi l'occasione per crescere e sviluppare nuovi strumenti psicologici che non avevamo prima. Pertanto, in molti casi nascondere un problema o mentire al rispetto implica negare a qualcuno un'opportunità di cambiamento e di crescita.

5. Ci danneggiano profondamente. Anche se è accompagnata con l'aggettivo “innocente”, continua ad essere pur sempre una bugia. E le bugie possono fare molto più male della realtà che cercano di nascondere, perché la persona si sente profondamente tradita. Come risultato, vi è una perdita di fiducia e la relazione ne risente. In realtà, non c'è nulla di più straziante di una bugia, soprattutto se proviene da persone che amiamo e stimiamo.

Le bugie innocenti servono a proteggere gli altri o noi stessi?


A volte diciamo bugie innocenti per evitare conflitti. In fondo, crediamo che la persona non sia disposta a capire o accettare il nostro punto di vista, quindi preferiamo mentire.

In questi casi, con la bugia innocente non stiamo solo proteggendo l'altro, ma anche noi stessi, ci proteggiamo da una discussione ed evitiamo di danneggiare un rapporto per noi importante. Infatti, in molte situazioni risulta più pratico e veloce ricorrere a una menzogna piuttosto che utilizzare tatto per dire una verità.

Un esperimento condotto presso l'Università di Amsterdam ha rivelato che le persone tendono a mentire quando possono giustificare quella menzogna a se stesse. In questo modo non si produce una dissonanza cognitiva; cioè, possono mentire e, allo stesso tempo, continuare a credere di essere persone oneste. Utilizzare il termine “bugie innocenti” è più o meno uguale.

A questo proposito, un gruppo di psicologi della Harvard University ha scoperto che all'età di 7 anni i bambini sono già in grado di dire bugie, e le dicono quando percepiscono che faranno stare meglio l'altra persona. È interessante notare che questa capacità sorge nella stessa fase in cui appaiono i comportamenti prosociali, il che suggerisce che le bugie innocenti sono anche un meccanismo sociale adattivo.

Tuttavia, la verità è che non dovremmo essere costretti a mentire.

La sincerità non fa male, ciò che fa male è la realtà


La verità è che la sincerità fa male solo alle persone che vivono in un mondo di bugie. La sincerità di per sé non fa male, ciò che fa male è la realtà. E non possiamo cambiare la realtà, solo nasconderla.

Ovviamente, ci sono persone che preferiscono vivere in un mondo di fantasia e falsità per non avere a che fare con la realtà. In questi casi, anche se non condividiamo il loro atteggiamento, dobbiamo rispettarlo. Tuttavia, dobbiamo anche essere consapevoli che è molto pericoloso lasciarci trascinare nel loro mondo.

Mantenere un rapporto con queste persone, qualunque sia il legame emotivo che ci unisce, è molto complicato, perché ci sentiamo continuamente sul filo del rasoio, da un lato vi è la menzogna che non vogliamo dire e dall'altro la verità che non vogliamo sentire. Ovviamente, queste relazioni sono stressanti, oltre che false.

La verità costruisce, la menzogna distrugge


Siamo tutti dotati di diversi strumenti psicologici, alcuni hanno una cassetta degli attrezzi molto ben fornita, altri la devono ancora preparare. Ma se togliamo loro la possibilità di affrontare i problemi della della vita, gli staremo togliendo anche l'opportunità di crescere e svilupparsi.

In ogni caso, la realtà esiste indipendentemente dai nostri desideri e non si adatta alle nostre migliori intenzioni, quindi non abbiamo il diritto di decidere quale parte della realtà raccontare e quale nascondere. Dobbiamo ricordare che, anche se fa male, la verità costruisce sempre mentre la menzogna, quando è scoperta, distrugge.


Fonti:
Warneken, F. & Orlins, E. (2015) Children tell white lies to make others feel better. Br J Dev Psychol; 33(3): 259-270.
Shalvi, S. et. Al. (2012) Honesty Requires Time (and Lack of Justifications). Psychological Science; 23(10): 1264-1270.
Feldman, R. S.; Forrest, J. A. & Happ, B. R. (2002) Self-presentation and verbal deception: Do self-presenters lie more? Basic and Applied Social Psychology; 24(2): 163-170.
Pubblicato da: Jennifer Delgado
 

 

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